giovedì 23 giugno 2011

CARAMELLE NON NE VOGLIO PIU'


Così cantava Mina in faccia alle smielatezze anni '70 di Alberto Lupo.
Quarant'anni dopo si sono cariati i denti anche a me. Ora, a meno che non siano sugar-free, le caramelle che mi arrivano volano dritte nel cestino.


Succede che ieri prima leggo questo articolo con protagonista Napolitano, poi leggo quest'altro che riassume la vicenda di Enrico Rejc.
Tornandomi in mente Mina, stappandomi una gloriosa Cedrata Tassoni non ho potuto fare altro che mettermi a canticchiare "Parole Parole". E che diamine, sempre qui si va a sbattere.

Mi chiedo come mai i discorsi da Presidente della Repubblica assomiglino sempre più a quelli del Papa. Sinceramente io, da un capo dello stato, per dirla alla Palmiero Cangini mi aspetto "fatti, non pugnette". Quelle appunto lasciamoli ai religiosi, che vittime del voto di castità certamente non le disdegnano.
Da una parte rimbombano parole come "solidarietà", "responsabilità", "sviluppo sostenibile"; dall'altra uno dei nostri ragazzi partecipa da un progetto scientifico a dir poco rivoluzionario, poi in Italia non trova spazio.
Questo purtroppo è uno scenario classico, fatto di dinamiche direttamente proporzionali: per ogni discorso altisonante, per ogni pratica onanistica della retorica, c'è una persona di valore a piedi o pesantemente sottovalutata.

Un vecchio detto dice che "nessuno è profeta in patria". Ci siamo interrogati però sui perchè?

Nessun commento:

Posta un commento