mercoledì 15 giugno 2011

L'ITALIA PEGGIORE


Ma che piacere svegliarsi la mattina, metter su la colazione, dare uno sguardo alle notizie e sapere che è successa una cosa del genere.
"Siete l'Italia peggiore". Quasi, caro ministro, quasi. Chissà, magari aveva il chewing-gum in bocca, o le è partito un provvisorio, o ha avuto il singhiozzo nel mentre. Perchè la frase giusta sarebbe stata "Siete il frutto dell'Italia peggiore".


Ma ci ricordiamo com'è nato il precariato? E' venuto fuori da concetti come "flessibilità" e boutade come "i giovani devono diventare imprenditori di sé stessi".
"Una nuova concezione del lavoro" si sentiva dire, con quell'idea latente dell'"è ora di darsi una svegliata" che in realtà a tutti quelli con un po' di grinta mica spiaceva, visto che per decenni tanto nel pubblico quanto anche nel privato c'erano una manica di fannulloni da far spavento, che si faceva una fatica titanica a mandare fuori dalle scatole.
Più è passato il tempo, però, più la cosa è finita a ricalcare il detto dei mandrilli d'abbordaggio di fronte ad una brutta sorpresa: "Da dietro mi tenti, davanti mi spaventi".

Negli anni in cui io andavo al liceo, dalle mie parti chi non lavorava era guardato come un appestato. Era "un lazarun", uno che non aveva voglia di sbattersi. Ora invece epiteti del genere non volano più, e se ce l'hanno fatta anche i vecchi brianzoli a capire che c'è un problema di occupazione e non di malavoglia, vuol dire allora che la situazione è veramente nera.
Ogni giovane che si diploma o si laurea oggi è già mentalmente pronto a passare per un (imprecisato) periodo di precariato. Anni fa il concetto era "fare gavetta", cioè farsi un mazzo tanto per i primi periodi ma con la consapevolezza che il seme avrebbe dato frutto; ora invece ci si fa sbattere fra il nero, gli stage, i contratti a progetto e gli incarichi temporanei consapevoli che non c'è altra via, come se fosse una penitenza obbligatoria. Il problema è che non è una fase costruttiva. E' una fase piatta, circolare. E' come perdersi in un bosco e tornare dieci volte allo stesso albero. Nel mentre si vaga, si perde tempo, ci si fa grandi e si arriva a ridosso dei 30 anni senza le basi per potersi creare una vita indipendente, mentre i nostri genitori ai loro tempi spingevano già la nostra carrozzina.

Fra i miei amici c'è chi ha fatto stage non retribuiti, chi ha lavorato gratis pur di tenere il posto e chi lavora stabilmente per un'azienda ma sotto le mentite spoglie del "consulente". Anche nella migliore delle ipotesi, cioè la terza, una parola e ci si ritrova fuori dalla porta.
Diversi col posto fisso ce ne sono, ma a parte la casualità del trovarsi in tali posizioni c'è una caratteristica fondamentale che li accomuna: legandosi a quello hanno dovuto lasciar cadere qualsiasi sorta di ambizione.

Ma finiamola di dirci balle: in Italia i soldi girano eccome. Guardatevi una puntata di Lucignolo Bellavita e ricredetevi.
Se fossimo davvero nella merda allora sì che dovremmo tutti stringere i denti ed evitare di protestare. Ma finchè la Costa Smeralda è sold-out ad agosto, qualcuno regala Mini ed appartamenti come fossero caramelle e qualcun altro finisce in Regione a 12 mila Euro/mese dopo varie bocciature alla maturità, c'è solo da capire che non esistono scuse per una nazione spaccata in due a questa maniera. E c'è anche da capire chi rappresenta "l'Italia peggiore".

In questo preciso momento il Parlamento in Grecia è accerchiato da mezzo milione di persone.
A me è stato chiesto perchè invece gli Italiani ancora dormono.

8 commenti:

  1. già... perché dormiamo ancora?
    anche io vedendo quel video (con cui il mio ragazzo mi ha amorevolmente svegliata l'altra mattina) ho avuto un attacco di bile. Brunetta è un pazzo e uno scemo, si sa, ma non so come possano "sfuggire" frasi del genere!
    Io sono una precaria e devo anche sentirmi fortunata perché, a differenza di tutti i miei amici, un lavoro ce l'ho, ed è pure quello per cui ho studiato. Poco importa che vivo con contratti a progetto, che guadagno pochissimo (parliamo di circa 600 euro al mese di media!!) che non posso ammalarmi altrimenti non arrivo a fine mese... vengo guardata come una privilegiata! E dopo lotte di gruppo (mitiche colleghe le mie!) per misere richieste mi sono anche sentita dire "ma che vuoi..... hai solo 28 anni, sei una ragazzina! ma che pretendi! ringrazia che c'hai un lavoro". E direi che non serve commento.
    Chi finisce alla Regione con 12 mila euro al mese nonostante continue bocciature (e aggiungerei "a soli 25 anni!") purtroppo è "figlio di"... in Italia è così che continua ad andare...
    Non ne faccio nemmeno più un problema di mancanza di meritocrazia, noi siamo ancora più lontani: non ci sono le stesse opportunità.
    già, ma perché dormiamo?

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  2. Giovanna, grazie per il tuo commento. Conosco perfettamente le dinamiche di cui parli, ti faccio una grande in bocca al lupo e mi troverai in piazza quando sarà il momento di svegliarsi

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  3. sono d'accordo in parte. tutto quello che hai detto sul fatto di sbattersi e via discorrendo è giustissimo però prima di provare a cercare lavoro bisognerebbe fare un discorso di autocritica: ho i titoli richiesti dal mercato del lavoro oppure no?

    se i titoli richiesti dal mercato non sono una laurea in scienze politiche ma una laurea in scienze dei cocomeri (tanto per dire :D) bisogna adattarsi.

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  4. Certo Vincenzo. Vedrai infatti che il discorso del "che laurea e competenze si hanno in mano" è affrontato chiaramente nel libro (e anche in un precedente post parlavo della mia specifica situazione).

    In merito a questo post, la mia è un osservazione generale. Credo sia innegabile che molto molto spesso anche con una laurea e delle competenze utili lavorativamente parlando si resta a piedi comunque. Appunto perchè ormai il precariato è stato imposto (e accettato da molti) come condizione.

    Grazie per il tuo commento, a presto

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  5. Caro Vincenzo, non capisco bene il senso di ciò che dici. Tutti si adattano di questi tempi MA sta ad ognuno di noi trovare ciò che sa fare meglio.
    Io sono laureata in storia dell'arte, specializzata in arte contemporanea e rispecializzata in didattica museale. Se avessi studiato economia probabilmente non avrei ancora finito...
    Il problema, a mio parere, sta proprio nel fatto che non è giusto che il mercato escluda capacità e intelligenze umanistiche (per esempio) visto che ognuno ha una propria specificità ed è bravo a fare un cosa e meno a farne un'altra. Sarebbe come se a scuola tutti quelli bravi in matematica potessero andare avanti mentre tutti quelli bravi in storia no. Dovrebbe esserci spazio per tutti. Scienze dei cocomeri esclusi ;) Ma soprattutto dovrebbe esserci una università (pubblica!!) capace davvero di immetterci nel "mondo del lavoro" ed essere organizzata in maniera diversa. Guarda caso gli amici finiti alla LUISS (costosa università privata a Roma) stanno tutti (!) bene con contratti veri, lavori veri e stipendi veri!
    RIPETO: pari opportunità è la parola d'ordine.
    Ha ragione Mattia quando dice che il precariato è stato imposto E ACCETTATO DA MOLTI come condizione. contro la quale nessuno si ribella.

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  6. piccolo appunto per mattia: mi sembra piuttosto difficile che un laureato in ingegneria chimica o magari in ingegneria meccanica resti a piedi per più tempo rispetto ad una persona che possiede una laurea in letteratura e filosofia. questo ovviamente imho :D

    giovanna, io sono completamente d'accordo con te sul fatto delle pari opportunità però bisogna rendersi conto di una cosa: questo blog e il libro che sta per essere rilasciato esistono proprio perché in italia parlare di pari opportunità è utopico.

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  7. Vincenzo, in quanto all'appunto rivolto a me di certo non discuto sul fatto che ci siano lauree più professionalizzanti sia intrinsecamente che in base alle attuali dinamiche del mercato del lavoro nostrano. Il "restare a piedi" però è relativo, ed è questo il mio punto, perchè la discriminante non è tanto chi è disoccupato e chi lavora, bensì chi lavora a che condizioni deve farlo (stage gratuiti, ignobili contratti a progetto eccetera).
    Un mio caro amico, proprio un ingegnere, da noi subiva determinate condizioni e ora che è andato all'estero si sente molto più realizzato e appagato di prima. Ed è andato in Asia, dove se vogliono gente da spremere ne trovano a grappoli, non a Zurigo dove uno stipendio base vale 3000 Euro/mese.

    Tra i casi che citavo nel post, invece, era un laureato in architettura a dover lavorare gratis per tenersi il posto.
    Arriverà la fase in cui farò intervenire su questo blog un tot di conoscenti con le loro vicissitudini.
    Purtroppo, banalizzando il discorso, non sono nemmeno più i tempi dove si poteva dire "Studiare letteratura non serve a un cazzo", perchè ora qualsiasi cosa studi al 99% ti schianti addosso a un muro una volta fuori. E anche a chi "va bene", va molto meno bene che ad altri in altre Nazioni. E non per chissà cosa, ma perchè qui si sta aprendo la forbice con la scusa della crisi e la ricchezza si sta concentrando nelle mani di pochi mentre sempre più persone toccano la soglia della povertà.

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  8. arrivo a discussione avanzata, ma vorrei fare un paio di commenti.
    Punto primo, che mi pare essere davvero il fulcro della questione, culturalmente parlando: coloro che sostengono che "se vi laureate in ingegneria trovate lavoro; se vi laureate in materie umanistiche no, ma sono affari vostri" sono esempi tipici di una concezione puramente utilitaristica della conoscenza. In una società esclusivamente utilitaristica, il ragionamento non fa una grinza. Dove poi una concezione dell'esistenza basata su principi esclusivamente di questo tipo ci possa condurre è un altro discorso (e infatti il resto del mondo avanzato sembra mettere in discussione questi assunti; dateci qualche decennio, e lo faremo anche in Italia).
    Secondariamente, a chi dice che l'università deve prepararti al mondo del lavoro etc etc., dove col 'preparare' si intende 'addestrare', vorrei ribadire che l'università non è un centro di addestramento, bensì un'istituzione preposta all'istruzione avanzata che fornisce gli STRUMENTI che possono poi essere applicati alle varie situazioni professionali. Se volete imparare direttamente un mestiere, andate a bottega.
    Quanto alla LUISS, non è detto che l'università prepari meglio perchè è costosa; è che la gente che ci va trova lavoro perchè fa parte di un certo giro; che si è, appunto, fatto anche la propria università.
    Paola

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