giovedì 14 luglio 2011

L'ALTRA FACCIA DEL SESSISMO


Indaffarato con la pubblicazione del libro non ho potuto commentare gli strascichi di un caso finito sulla bocca di tutti: un'azienda lombarda che nella crisi ha deciso di licenziare solo donne.


La mia opinione? E' una situazione invalutabile basandosi solo su quel che si legge/sente tramite i media, essendo una vicenda che si presta abbondantemente al facile sensazionalismo poiché tocca il tasto del famigerato "sessismo italiano".
Per ore e ore ho visto parecchie donne gridare allo scandalo su Facebook e idem hanno fatto -in una maniera talmente strumentale da essere vomitevole- alcuni personaggi e personaggini italici che ho sui social network. Tra le due schiere, la seconda mi fa veramente pena: parlo di gente che regolarmente osservo cavalcare determinate ondate opinionistiche col solo scopo di cercare visibilità.

Alla prima schiera invece, alle donne nonché a coloro che sostengono ad oltranza la causa femminista, vorrei rivolgere una domanda: avete letto in Brillante laureato offresi la parte in cui il mio datore di lavoro dice che nonostante le mie competenze non ha nuovi incarichi da darmi perchè sono uomo? Quindi come vi ponete a riguardo di un punto focale della mia crisi lavorativa?

Sono decisamente stufo di questa maniera "parzialmente scremata" di intendere le discriminazioni, perchè mentre tutto il mondo guarda in una direzione c'è qualcuno che tramite le stesse dinamiche viene messo in difficoltà in quella opposta.
Ho verificato a mie spese quanto in Italia vi sia sessismo, ma sono invece scettico quando l'Italia viene additata come una nazione maschilista. E caso vuole che nel libro vi sia un chiaro esempio di quali culture invece abbiano una considerazione della donna talmente bassa da non volerci nemmeno interagire nelle questioni lavorative.   

Se sono poi arrivato a difendere anche il Signorino di fronte ad una presa per i fondelli, figuriamoci se non mi schiererei con una donna vittima di discriminazione.
Ma non vi pare un errore considerare il sessismo come una strada a senso unico anziché doppio?

       

5 commenti:

  1. Il post meriterebbe un commento articolato, che di sicuro non avrò lo spazio di fare. Però un paio di cose le voglio dire, anche perchè sull'articolo in questione mi sono interrogata anch'io.
    Premesso che sono donna, lavoro in un ambiente dove il potere resta uomo (contatemi quanti rettori donna ci sono in Italia), ma dove non posso dire di aver subito discriminazioni sessuali. Premesso anche che la discriminazione sessuale che Mattia lamenta nel libro mi sembra, sempre e comunque, insultante per le donne (da donna, mi darebbe MOLTO fastidio sapere che vengo assunta per ragioni DIVERSE dalle mie competenze - ovvero per la mia più o meno evidente avvenenza, nel caso in questione). Premesso tutto ciò, quando ho letto l'articolo ho pensato quanto segue (ed è un pensiero controcorrente): e se per caso - per caso - la decisione di licenziare solo donne fosse stata concordata, e fosse da ricondursi al fatto che gli uomini in azienda fossero magari gli unici lavoratori in famiglia, mentre le donne portavano a casa il secondo stipendio? Non che io non sappia che il secondo stipendio è spesso essenziale in una famiglia; ma fra uno stipendio solo e nessuno c'è una bella differenza. E se per caso si fosse considerato che le donne sono magari un po' più versatili, se non cercano lavori altamente qualificati? Nel senso che si possono reinventare anche nei servizi - un'operaia licenziata magari può trovare lavoro in una mensa aziendale, cosa più difficile per un uomo. E se qualcuno un pensiero l'avesse dato, alla questione, e avesse cercato di minimizzare i danni?
    Il problema è che io non credo che nessuno abbia fatto considerazioni di questo tipo. Però un approccio sociale al lavoro (al lavoro, non al licenziamento) forse ci vorrebbe. E forse dovremmo ricominciare a pensare ai lavoratori come vero capitale umano e sociale, invece che cose che servono per un po', e poi si possono buttare via.

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  2. Potremmo parlare/ipoteizzare eternamente su quali siano state le vere cause del licenziamento di quelle donne, ecco appunto perchè non ho approfondito. Rimango comunque disgustato da un'agire molto arbitrario dei media.

    Per il resto, tu magari t'indigneresti se scelta per caratteristiche altre rispetto alle tue competenze, ma il più della gente manco ci pensa. Alla fine esiste solo chi si becca il lavoro e chi no, e c'è decisamente peggio che avere solo un bel musetto (ci sono i raccomandati, gli sgambettatori, gli inciucioni...hai voglia, e comunque nascere con una bella faccia non è certo una colpa, mai, come neascere con uan brutta).
    Il problema sta in chi detiene il potere decisionale, e purtroppo qui c'è da rifare una cultura intera. Partiamo dal basso: chi te lo dice che una baby sitter sia meglio di UN baby sitter, specialmente quando si tratta di bambini maschi?
    Però da un lato la matriarcalità italiana fa si che si scelgano le ragazze, dall'altro si darebbe del frocio a grandi lettere ad un ragazzo che facesse queste cose.
    Da qui a salire. E che uomini e donne siano ben diversi per molti aspetti e caratteristiche è chiaro, naturale e pure giusto. Ma c'è una bella differenza da qui al non fornire pari opportunità, questo è il punto

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  3. Concordo. Solo che mi pare che il discorso che fai vada ben oltre la discriminazione e tiri in ballo, in realtà, i ruoli di genere, che sono davvero aspetti culturali profondamente radicati. E il fatto che la discriminazione non venga nemmeno percepita come tale è ovviamente una questione di normalizzazione culturale di un certo ruolo. Detto ciò, se ai ruoli di genere non ci pieghiamo, forse un po' per volta possiamo cambiarli. Voglio dire, quando mi sono iscritta io all'università (oltre vent'anni fa)le ragazze che sceglievano facoltà scientifiche si contavano sulle dita di una mano, al politecnico di Milano, e sono certa che molti uomini non si sarebbero fidati ad assumere una donna ingegnere (sospetta in quanto anomala sia come donna, sia come ingegnere). Adesso le cose sono cambiate. Lo so che tu parli del contingente, ma i cambiamenti culturali non avvengono in maniera rivoluzionaria. Hanno bisogno di tempo. A meno che non ci si trovi nella Cina maoista, e allora da un giorno all'altro cambia tutto, ma insomma, forse non è il metodo migliore. Che si denunci, ci si opponga alla discriminazione, se di discriminazione si tratta. E soprattutto che si diano più opportunità, a prescindere da questioni di discriminazione. Su questo hai assolutamente ragione.

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  4. Senza offesa, ma anche tu, Mattia, stai facendo supposizioni.
    Sembra tu stia sfogando la tua frustrazione per gli episodi di sessismo di cui sei rimasto vittima: altrimenti, dovremmo considerare invalutabili tutti o quasi gli avvenimenti, compreso quando sei stato discriminato in quanto uomo. Pensa, io non lavoro nel mio settore perché sono donna.

    Sappi che ho subito episodi di discriminazione in quanto donna e che ne ho visti subire a uomini (già, perché non può esistere IL babysitter maschio?), e, ove possibile, ho difeso quegli uomini ed ho denunciato i fatti.
    È sbagliato vedere le discriminazioni sempre a senso unico: tutte quante, per sesso, razza, religione, orientamento sessuale, ecc, possono andare in un verso come nell'altro.

    Al primo Anonimo:
    Mi rendo conto che una donna si reinventa più facilmente: può iniziare a guidare camion, scaricare cassette al mercato, ecc. Su su su, dai, ritorna alla realtà. Uomini e donne possono entrambi reinventarsi lavoratori di altri settori.
    E affermare che le donne portano a casa il secondo stipendio, quando vivono in una coppia* non è sbagliato? Cosa siamo, nel medioevo? La donna è inferiore all'uomo, secondo te?
    Resta a casa coi bambini a far da mangiare e pulire la casa per il tuo uomo che si spacca la schiena, per cortesia, e non ingombrare il mercato del lavoro. Licenziate, per il bene di tutti.

    * (la società eteronormativa ti costringe a pensare che le coppie devono per forza essere uomo-donna, vero? Clap anche su questo punto.)

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  5. (Posso chiedere una favore generale come prima cosa? Potreste per favore firmarvi con un nome o uno pseudonimo se non avete un sistema per il log-in compatibile con la piattaforma Blogger? Chiamarvi "Anonimo 1" e "Anonimo 2" eccetera mi sembra davvero sminuente...)

    Ovvio che io in merito a questa vicenda stia supponendo, infatti dicevo "La mia opinione? E' una situazione invalutabile basandosi solo su quel che si legge/sente tramite i media". Ma il mio supporre era in senso inverso rispetto al pensare comune, in modo da aggiungere un'opzione di pensiero alternativa e meno cavalcata nel culmine di sensazionalismo in cui si era quando è uscita quella notizia.

    E il fulcro del mio discorso era appunto quello di sforzarsi di vedere il senso di percorrenza doppio di ogni discriminazione, perchè è lampante che non abbondino coloro che lo fanno.
    Come quelle culture di destra che integrano la musica raggae (consiglio il film "This is England" per una riflessione in merito) dove non si parla d'altro che di Jah e del rastafarianesimo, che paradossalmente è un tipo di cultura che, in sintesi, propaganda la superiorità della razza nera sulle altre.

    Il mio post voleva concentrarsi sulla contraddizione interna ad una cultura che troppo spesso rende "sessismo" sinonimo si "maschilismo" e basta.
    E certo che io porto la mia esperienza alla luce nel libro, appunto per controbilanciare la tendenza della prospettiva classica.
    Mi pareva fosse chiaro

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