martedì 6 settembre 2011

PACCHI & PACCOTTIGLIA

A volte si ha da imparare anche dai somari.
Già, quei somari che sin dalle medie bollavano come pazzi quelli che di noi optavano per una vacanza studio. "In vacanza a studiare?! Ma che, io me ne scendo e non faccio un cazzo fino a settembre". E via che scomparivano all'orizzonte, spensierati, Fiat Panda 750 marrone stracarica, con la ventola che urlava "Pietà!" già prima che cambiassero provincia. E qui l'altra provincia è a 500 metri.


Fatto sta che loro non l'avrebbero certo presa in quel posto, come invece purtroppo un manipolo di volenterosi studenti universitari (e non solo) che hanno aderito ad una summer school a Praga organizzata e propagandata da Mario Andrea Valori, dottorando allo Iulm di Milano che, come gli studenti raccontano, era in forza anche come assistente del Prof. Rolando. Uno accreditato, insomma. Nei link di poc'anzi trovate i dettagli della vicenda, che sostanzialmente può essere riassunta nei seguenti punti:
  1. La summer school era una truffa
  2. Un più sottile raggiro era menzionare che sarebbero intervenuti docenti di Cambridge
Se mi chiedete un parere personale sulla vicenda, io dico che così stupidi credo sia difficile esserlo. Valori, s'intende. Penso che questo personaggio abbia voluto giocare a fare il "superpiù" e la faccenda gli sia sfuggita di mano, alla grande. Vedremo gli sviluppi*

Ciò che invece m'interessa portare alla luce è il discorso relativo ai docenti di "Cambridge", i quali anche nella migliore delle ipotesi non sarebbero certo stati della prestigiosa Università di Cambridge che tutti (almeno per nome) conosciamo, bensì del Russel College di Cambridge, che come riporta il Corriere non è riconosciuto dal governo inglese come università.
Che Valori lo dicesse da subito o meno, oppure in che salsa, non è cosa che m'interessa. Il punto è che se da una parte c'è un abile pescatore, dall'altra non mancano i pesci boccaloni e situazioni del genere si verificano quotidianamente.

Lasciate che vi riassuma la mia esperienza con l'ambiente inglese: lo scorso gennaio andai a Londra per vedere coi miei occhi cosa offriva un tale Master in Marketing. Sulla carta era ottimo, presentato come meglio non si poteva, e il plus era la flessibilità che offriva a livello di gestione delle tempistiche (per farla breve, mi avrebbe facilmente permesso di lavorare nel mentre). Praticamente ad una prima occhiata me ne innamorai.
Seguitamente però, nella comparazione con altri Master londinesi e britannici, qualcosa cominciò a scricchiolare: pareri nel Web e una breve indagine con alcune mie conoscenze di stanza a Londra mi fecero venire più che un dubbio. A questo punto, dovendomi già dirigere in UK per altre questioni, pensai bene di prendere appuntamento e andare a rovesciare tutte le mie perplessità sul dovuto tavolo. Il consulente con cui m'interfacciai parò i colpi meglio di quanto m'aspettassi, ma comunque era tutta una recita da customer care. La verità è che, al di là delle competenze effettive che avrei potuto acquisire o meno, quel Master restava ombroso sul riconoscimento a livello accademico (handicap n°1, perchè se investo voglio tutte le porte aperte) e inoltre, visitando il posto e facendo sapientemente cantare il mio gallo, capii che avevano una politica commerciale spinta al massimo (vendi, vendi, vendi: volevano solo i miei soldi, al punto che mi avrebbero pure "scontato" la retta in una maniera che individuai subito come fraudolenta) ma al contempo avevano una popolazione studentesca costituita quasi totalmente da stranieri, asiatici e sudamericani in special modo. Gente del posto pressoché zero, il che è di una certa gravità. Banalizziamo l'esempio: chiunque nella propria città sa dove andare al ristorante e dove no, mentre invece i turisti li si gabba molto più facilmente con una bella posizione centrale e un paio di luci messe giuste. E il centro di Londra, un moderno palazzo e un Sir di Stoc*zzo in veste di presidente onoraio fanno il loro effetto...specialmente sulle brochure spedite agli agenti dall'altra parte del mondo.
Chiaramente rinunciai ad iscrivermi.

Chiunque voglia avere a che fare con le università estere, specialmente britanniche e statunitensi, tenga conto che non funziona come da noi. Relazionandosi con loro è importante badare al ranking (cioè la posizione che occupano nella "classifica" nazionale/continentale/mondiale), a quello che sarà scritto sul diploma e alla reputazione dell'ateneo. In Italia, a Milano per esempio, Statale-Cattolica-Iulm-Bicocca-Bocconi-Politecnico, pur ognuna con le proprie differenze intrinseche, alla fin fine si equivalgono. In UK invece no: laurearsi per esempio alla University of Manchester o alla Manchester Metropolitan University fa un bel po' di differenza, sebbene siano collocate entrambe sulla stessa strada (la centralissima Oxford Road) a 500 metri di distanza e abbiano entrambe strutture degne di nota. E questi sono già due atenei con tutti i crismi, figuriamoci invece quando si parla di enti non riconosciuti come università ma che di fatto si spacciano come tali.
La chiave di lettura principale è una: laddove l'istruzione è un business (vendi, vendi, vendi) c'è sempre motivo per diffidare. Dovete essere studenti, non clienti. Non è poi così difficile capire come vi stiano trattando, non a caso gli atenei migliori hanno criteri di selezione di una certa rigorosità, mentre chi è lì per l'introito vi accoglie a braccia aperte. Occhio ai falsi amici e alla banalità di certi trucchi: per esempio, dire Cambridge o Oxford non significa per forza di cose che il prestigio delle rispettive celebri università irradi di cultura tutto ciò che sorge nei confini di tali località. Sarebbe come pensare che a Firenze tutti sono Dante.

Purtroppo, però, spesso non è facile fiutare una sola. Ci sono occasioni come quella di questi studenti dello Iulm in cui pare nulla possa andare storto, poi invece succede.
L'unica è cercare d'informarsi al meglio, per questo parlarsi serve. Prossimamente, visto che credo sia argomento d'interesse e io sono ferrato in materia, vi parlerò di come poter riconoscere un buon corso d'inglese tanto in Italia quanto all'estero.
Basta sapere un paio di cose. Ma s'ha da saperle, altrimenti si finisce come niente nella bocca del lupo. 

*(06 settembre: aggiungo un link all'ultimo aggiornamento sul caso Mario Andrea Valori - Summer School a Praga)
  
   

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