venerdì 28 ottobre 2011

DAVVERO IN CRISI?


Certe volte me lo chiedo: ma siamo davvero in crisi?
Da un lato mi dico di sì, perchè quotidianamente incontro gente con la frustrazione negli occhi e l'amarezza nelle parole. La maggior parte di queste persone ha in testa una sola cosa: emigrare, anche verso Paesi che fino a qualche anno fa consideravamo lande selvagge, terre di poveri cristi come Brasile e Russia. "Io ci provo, tanto peggio di qui non può andare" è la frase classica che mi s'incunea nei timpani. Ho perso il conto delle volte che ultimamente l'ho sentita pronunciare da giovani di ogni estrazione, laureati come operai.


Però poi, dall'altro lato, succede che il termometro della spesa sotto l'ascella degli italiani mi grida che va tutto bene. E quando tento di controbattere, lui mi assale con:
  • Cretino, ma non vedi quante e-mail t'arrivano con scritto in calce "Inviato da iPad"?
  • Cretino, ma non vedi quando esci quanti son lì a consumarsi i polpastrelli sugli smartphone?
  • Cretino, ma non vedi che tutti i cristiani che conosci sono andati in vacanza quest'anno?
  • E cretino d'un cretino, ma non vedi che si menano pur di spendere?
Io tento di contrattaccare dicendo che conosco gente che sì si dà alla "bella vita", ma poi è in casa che banchetta a pane e cipolla...però è una risposta che ormai non regge più. Il termometro ha sempre l'ultima parola e chiude i giochi quando mi dice che, se davvero fossimo in crisi, vedremmo il popolo assalire una Coop o una Esselunga anziché un diamine di Trony. Io gioco l'ultima carta dicendo "Beh, ma il vero problema è che la ricchezza è mal distribuita", se non che questo mi sbatte in faccia una foto (v. sopra) e mi tocca constatare che a far gli autoscontro umani per accaparrarsi gli ultimi ritrovati tecnologici c'erano quelli del popolino e non industriali in Borsalino e mantenute in pelliccia.

Accidenti.
Medito, rimedito e poi salto su con un "Beh, ma se fossero ricchi mica andrebbero a fare a botte il giorno delle offerte. Andrebbero in momenti più calmi e pagherebbero il prezzo pieno. Vedi che c'è crisi?"
A questo punto, però, mi vengono scaraventate in faccia una serie di istantanee dal centro delle maggiori città italiane in un sabato pomeriggio: loghi addosso, griffe sui sacchetti in mano, ingressi scaglionati nei negozi dei maggiori brand. Solo meno monetine nei cappelli dei clochard.
Vaffanculo, forse devo proprio ricredermi.
 

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