martedì 18 ottobre 2011

FAME (E) CHIMICA


L'inizio di settimana mi ha infilato sotto gli occhi un paio di articoli interessanti.


Sono giorni di censimento in Italia, con tutti i disguidi di compilazione e consegna annessi. Saremo definiti in base a quel che ne uscirà, ma a mio parere il risultato varrà quanto una foto fuori fuoco.
Nel dietro le quinte del censimento, in una città come Torino accade quel che racconta La Stampa: nel reclutare 200 rilevatori esterni che aiutino i dipendenti comunali fissi, è stato indetto un concorso alla cui selezione finale si sono presentati 700 dei 1500 candidati iniziali.
Retribuzione? 4,90 Euro a consegna, cioè per ogni questionario recuperato. Nessuna certezza perciò sui soldi che si porteranno a casa alla fine della trafila, ma c'è chi racconta che rispetto ad altri lavori questo, per lo meno, non sia disumano.

Fra i candidati, La Stampa riporta un alto numero di laureati e ne intervista uno in Ingegneria, uno in Scienza della Comunicazione che definisce carta straccia la propria laurea e una ragazza con laurea specialistica in Servizi Sociali e Politiche Sociali che fino a poco prima guadagnava 300 Euro/mese per svolgere un lavoro coerente col proprio percorso di studi.
Si dica quel che si voglia, ma i casi sono due: o questa gente non meritava di laurearsi, oppure c'è una pesante falla nel sistema Italia. Secondo voi, col libro che ho scritto e quello che ho passato, cosa mi vien più facile credere?

Dal lato opposto della barricata, in questi giorni diversi quotidiani hanno parlato del successo dei laureati in Chimica, come Il Sole 24 Ore in questo articolo.
Buon per i giovani chimici che il settore permetta ad un 95% di loro di non conoscere precariato, come scritto dal giornalista. Certamente parliamo di laureati con competenza molto concreta, ben più incline al fare che al filosofare. Ma a parte il fatto che bisognerebbe scendere nel merito delle retribuzioni medie (si può anche essere statisticamente fuori dal precariato, ma con 900 Euro/mese di stipendio), se consideriamo che la maggior parte dei laureati in chimica vengono poi assunti dalle industrie farmaceutiche si capiscono molte cose. Per chi avesse voglia di guardare un bel film, consiglio The Constant Gardener anziché i Puffi 3D.

Avremmo quindi dovuto tutti fare i chimici? Ma avremmo potuto tutti fare i chimici?
Non credo proprio. Io per primo non ce l'avrei fatta, non sono nato per quello. Non per questo devo vivere nel complesso d'inferiorità. Servono chimici come servono moltissime altre figure, anche se poi le trombe squillano solo in certi casi per merito di determinate curve di mercato.

In un società più civile, un calciatore prenderebbe qualche milione in meno e la ragazza intervistata da La Stampa come minimo 1000 Euro in aggiunta ai miseri 300 mensili che le sono stati passati per assistere bambini a Napoli. In quel caso ci racconteremmo una storia molto diversa sul valore della sua laurea, e articoli inerenti all'importanza di essa capeggerebbero qua e là sulle principali tribune.
Qualcuno sa quindi dirmi qual è la composizione chimica dell'errore?
       

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