sabato 8 ottobre 2011

iSad: PENSIERO SU JOBS E I GURU 2.0

Certi giorni vorrei morire.
Sì, esattamente. Un po' perchè abbonda il patetico e un po', à la Jannacci, per "vedere di nascosto l'effetto che fa".
La notizia è sulla bocca di tutti, come ben poche altre di questi tempi, probabilmente in Italia solo il bunga-bunga. E' morto Steve Jobs, il leader di Apple.

iTunes, iPod, iPhone, iPad: i prodotti che incantano la massa. Ma anche computer efficientissimi e pratici come i MacBook Pro, divenuti pressoché indispensabili per tutti coloro che devono concretizzare qualcosa di elaborato...oppure che non vogliono essere meno trendy del prossimo.
Tutto fantastico, tutto hi-tech, tutto con la mela. Wow.

Il 2011 è stato un anno funesto. Per i miei coglioni.
E sì, sarò pure uno stronzo, ma è così. Mi si sono sbriciolati a più riprese e io mi sono rotto. Rotto di rompermeli.
Prima mi son dovuto subire il cordoglio "plus quam calabro" per Amy Winehouse, quella che è morta di overdose dopo aver fatto i milioni con un inno alla tossicodipendenza dal titolo "Rehab", dove vocalizzava "Hanno provato a mandarmi in comunità di recupero, ma io ho detto no-no-no". Tutti che l'ascoltavano a palla, ma forse uno zero virgola zeroqualcosa percento ne capiva il significato. E adesso che credevo di potermi rilassare un attimo, toh che mi si congestiona il calendario perchè pare ci sia da piazzare anche San Jobs. Mi dicono dalla regia che però non posso scegliere dicembre, perchè leverebbe visibilità al bambinello del 25, quello i cui uccellini dal fango purtroppo faticano a competere col fascino dei miracoli da touch-screen d'oggigiorno.

Per carità, chiariamoci: io posso pure credere che Jobs sia stato oltre che un businessman dei migliori anche un uomo favoloso, un padre meraviglioso, un malato di cancro coraggioso e qualsiasi altra cosa positiva sotto il profilo umano terminante in -oso. Come posso pure credere che la Winehouse fosse travagliata, disperata, tormentata e qualsiasi altra cosa giustificante sotto il profilo umano terminante in -ata. A ben vedere non ho nulla contro di loro. Ho molto di più contro di voi.
Voi giornalisti da necrologio incensato, voi utenti bisognosi di idoli marketizzati, voi colleghi che piangete la stessa persona che avreste voluto fottere, voi Obama in videocordoglio invece di levare le pistole dalle mani dei ragazzini delle periferie, che di quelli ne cadono decine e decine al giorno nella "più grande democrazia occidentale". Ma vaffanculo.

E' morto un industriale. E' morta una cantante. Ognuno coi suoi pregi e difetti.
Pace all'anima loro. Punto.

Ci sono anche altre morti su cui dovremmo fermarci a riflettere. Ci sono anche altre vite su cui dovremmo fermarci a riflettere.
E mi sento ribollire di rabbia quando vedo mandrie di pecoroni italiani, la mia stessa gente, mettere il logo su Facebook e fare gli i-Sad (NB: gioco di parole e non errore di battitura. Sempre per quelli che non capivano il testo di Rehab: "sad" vuol dire triste) quando invece dovremmo portare un altro lutto al braccio o nelle foto-profilo, quello per le donne morte sotto le macerie di un laboratorio di Barletta dove lavoravano in nero, a 3,95€ l'ora.
E se credete non sia un esempio ben connesso, andiamo nello specifico restando sul tema originale. Hanno chiamato Jobs un "guru", ma cos'è che decreta tale status? Quale miglioramento spirituale c'era in ciò che lui e la sua azienda veicolano sul mercato? Quale elevazione, quale apertura di un terzo occhio che non fosse una webcam?
Chiamatelo leader, capitano d'impresa, uomo carismatico, imprenditore futurista, innovatore. Sottoscrivo anch'io in pieno, perchè l'azienda che ha messo su sforna prodotti di altissimo livello, è la Ferrari della tecnologia. Ma quando un uomo d'affari, un uomo nel business come prima cosa, viene chiamato guru...non mi resta che pensare che a molti di voi sia stato fatto un lavaggio del cervello di riflesso.

Nei reali bisogni primari di quest'era non vi sono apparecchi tecnologici e applicazioni. Quelli sono un supporto nel migliore dei casi o un vanitoso trastullo nei peggiori. Qui c'è invece bisogno disperato di un rinnovamento etico-morale-procedurale, come anche c'è bisogno concreto di medici che ricuciano le vittime dello schifo che succede per il mondo, oppure di insegnanti che educhino meglio le nuove generazioni, oppure ancora di politici che si applichino per la cosa pubblica anzichè per la "cosa nostra pubblica". 

Invece si piange chi si piange, fa i titoli chi fa i titoli. Gli altri non pervenuti, perchè avevano troppo da fare per avere qualcosa da vendere.
Ma se tutto torna, torna anche il perchè vi prostrate di fronte a un logo come quello della mela. Che, se notate, è morsicata e simboleggia quindi il peccato.
Sì, il peccato che in tanti siate così ciechi.
     

8 commenti:

  1. Vengo dal post di Antonio Menna... è là che ho trovato il tuo commento e il link a questo tuo post.
    Il tuo post "dissacrante" e controcorrente mi è piaciuto.
    Unica stonatura è proprio il richiamo alle morti dell'incidente di Barletta.
    Quelle morti, sono, al pari di quella di Job, una grande messa in scena mediatica.
    Infatti esse non sono morte perchè lavoravano in nero, o perchè in mancanza di condizioni di sicurezza, sono morte perchè qualcuno ha fatto crollare l'abitazione in cui lavoravano.
    Non ci sono norme di sicurezza che possano prevenire il crollo di un edificio al quale è stato demolita una struttura portante.
    Ovviamente ai giornalisti interessa molto di più il sensazionalismo e quindi il moralismo peloso ed ogni altra cosa che smuova i sentimenti e ecciti gli animi terminante in -ismo.
    Cinque persone morto sotto il crollo di una palazzina sono una notizia, ma cinque morti sul lavoro sono una notizia ancor maggiore, e cinque morti lavoratori in nero sono una notiziona perchè oltre alla sempre aperta "questione" della sicurezza sul lavoro (questione che si chiuderà solo quando di lavoro non ce ne sarà più, cioè presto, perchè la prevenzione costa e troppa prevenzione uccide... la libertà) si aggiunge anche la questione dello sfruttamento dei lavoratori.
    Vedi? le morti sono quelle, ma si è partiti da un incidente per arrivare ad accendere e riaccendere polemiche su questioni che con quell'incidente nulla hanno a che fare.
    E tutti abboccano...
    tutti, parlando di sfruttamento pensano ai morti di Barletta (non pensano a chi lavora in regola nei call center per 3,5Euro l'ora), parlando di pericolo sul lavoro, pensano ai morti di Barletta e non a chi, per uno stipendio la metà di quello di un poliziotto,si fa le ronde notturne DA SOLO per conto degli Istituti di Vigilanza privati che devono proteggere aziende e commercianti dai criminali dato che la Polizia di Stato non lo fa.
    A Barletta sono morte cinque persone, senza colpa... in un incidente; avrebbero potuto morire come semplici abitanti della palazzina, o su un pullman in un incidente d'auto e, data la notizia, il giorno dopo non se ne sarebbe più parlato.
    Invece, sono morte nel posto dove stavano lavorando... e tanto è bastato per innazzarle al rango di martiri.
    Ciao.
    Auguri.
    Alessio

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  2. Caro Alessio,

    Grazie mille per il bel commento. Sono anche felice che ti sia piaciuto quel che ho scritto.
    Ti disò: condivido quanto tu metti in evidenza e personalmente anche se fosse stato un crollo (per qualsiasi motivo, strutturale, di noncuranza eccetera) avrei comunque preferito gli italiani si concetrassero su quello rispetto alla scomparsa di persone-icone.
    Chiaro che la scomparsa del multimilionario capo di Apple contrapposta a dei lavoratori pagati una miseria (per una serie di macrocircostanze, non "perchè quello per cui sgobbavano era un bastardo"...magari fosse tutto così semplice) apre uno scenario mentale che dà misura di quanto ampio sia il divario sia fra le due situazioni Jobs/Barletta che fra la cruda realtà e il sentimento popolare italiano.

    Se a Barletta non fossero morti dei lavoratori ma magari unicamente dei residenti, la tragedia avrebbe avuto pari peso. Concordo assolutamente con te. C'è anche da dire che con una notizia ficcata in prima pagina come quella relativa al leader di Apple è più facile trovare parallelismi con le tragedie legate al mondo del lavoro. Fosse Jobs scomparso per una fuga di gas o per un incidente stradale, probabilmente non penseremmo a questo caso di Barletta ma ad altre vicende simili a cui l'Italia poco bada...

    Mi auguro di essermi spiegato.
    Spero di ritrovarti presto su queste mie pagine e, se ti va, t'invito anche a leggere il mio romanzo, gratuitamente scaricabile da questo sito. Vedrai come mai ben capisco parecchie situazioni di disagio di cui tu mi parlavi.
    Un caro saluto

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  3. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  4. Lo leggerò :-)
    Ciao!

    P.S. Ho letto le prime due pagine.Bello stile, mi piace e... il protagonista della storia sembra un soggetto interessante ;-)

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  5. Allora buona lettura! Fammi sapere se le buone premesse vengono mantenute nel corso di tutto il libro, ci tengo!

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  6. Caro Mattia
    (concedimi l'uso del confidenziale "caro" dopo che mi hai fatto partecipe di cotanta parte della tua vita ;-)
    Ho finito oggi di leggere il tuo libro.

    Bello stile, mi piace e... il protagonista della storia è un soggetto interessante :-D

    Ti dirò Mattia,
    io ho 42 anni e fra non molto dovrò lasciare tutto.
    Sono sposato da abbastanza anni ma non ho figli.
    Non li ho voluti per paura di doverli lasciare un giorno...
    o per paura di non riuscire a lasciarli.

    Non ho studiato all'Università, ero convinto che ce l'avrei fatta lo stesso con il mio diploma di Perito in Meccanica Industriale.
    Ho fatto l'impiegato, l'operario, il lavoratore autonomo, il responsabile di produzione.

    Credo di poter dire a buon titolo che mi sono fatto un mazzo tanto.

    Ho provato tanta, tantissima simpatia.
    In fondo mi ci sono rispecchiato molte volte nel Mattia del tuo racconto.

    Mi piacerebbe poterti parlare.

    Se ti va contattami su FB.
    Il link al mio account lo trovi associato ai commenti che ho scritto sull'articolo di Antonio Menna.

    In ogni caso, grazie e tantissimi auguri di buone cose.
    Ciao!
    :-D

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  7. Grazie mille per questo tuo commento, sono contento di sapere che il libro t'è piaciuto. Come dico sempre è "la storia di uno, la storia di molti".
    In bocca al lupo per tutto!

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