mercoledì 12 ottobre 2011

TU VUO' FA LU GIORNALISTA?

Se avete 5 minuti di pausa, vi invito a leggere questo bel pezzo* di Giuseppe Pipitone su cosa attualmente significhi per un giovane voler diventare giornalista.
Questa professione è classicamente nei sogni di molti. Mi ricordo, ad esempio, quanto anche miei ex compagni di classe da sufficienza risicata nei temi erano convinti che quella fosse la loro strada. E lo ripetevano ad ogni santa occasione: "Voglio fare il giornalista, voglio fare il giornalista!".

Chiaro che poi nessuno di questi ha mai preso in mano la penna o cercato una via per iniziare. Come tutti i purosangue erano troppo dotati per sprecarsi sulle marce colonne delle testate locali, oppure avevano uno zio in qualche redazione più altolocata che -dicevano- li avrebbe piazzati al posto giusto, prima o poi.
Infatti, ora che siamo più verso i 30 che i 20, nessuno ha combinato niente.

Per me, invece, ai tempi del liceo c'erano altri pensieri. Smaltiti i sogni da NBA (e rimasti solo quelli da Serie A), pensavo principalmente alla musica e a combinare qualcosa con le lingue. Nemmeno sapevo se avrei fatto l'università. Poi, passo passo per stagioni e stagioni, ad una branca del giornalismo mi ci avvicinai. Fu semplicemente questione di unire i punti e arrivò l'attimo in cui scrissi un'e-mail al caporedattore del mensile di black music che leggevo. Gli sviluppi sono quelli che trovate nel capitolo "Lato B" di Brillante laureato offresi.

Sotto il profilo umano, belle soddisfazioni e belle esperienze. Il fatto che parlassi diverse lingue giocò a mio favore e mi portò ad intervistare molti dei miei artisti preferiti, in giro per l'Europa.
Sotto il profilo economico fu invece un fallimento pressoché totale, ragion per cui dovetti prima lamentarmi a più riprese con la redazione, poi rallentare e alla fine mollare del tutto il colpo. Poco dopo l'editore chiuse e la rivista scomparve, nonostante una breve parentesi presso un'altra scuderia. E questo era il magazine di settore più importante d'Italia.

Quei 2 anni circa mi fecero capire molto, nonostante fosse "solo" giornalismo musicale e certamente non cronaca nazionale o politica. Riassumo qui le mie umili massime:
  • Se qualcuno può sfruttarti, stai certo che lo farà.
  • Soprattutto all'inizio non sono però da disdegnare collaborazioni non retribuite con siti Internet e realtà minori, poiché l'esperienza pregressa è il miglior biglietto da visita per salire al livello superiore. C'è solo da badare ad una cosa: se s'ha da sgobbare gratis è importante farlo per realtà qualitativamente valide, di buona reputazione e con un certo seguito.
  • Una volta approdati dove il soldo gira, per qualche tempo va anche bene lavorar sottopagati, perchè si mette una bella voce sul CV che tornerà utile non solo in campo giornalistico. Un limite plausibile per attendere una svolta sono 12 mesi, mentre se siete convinti che sarete voi a cambiare il mondo -come purtroppo il sottoscritto- vogliate gradirne anche 24.
  • Per un giovane è pressochè impossibile svoltare operando solo per una testata. Bisogna collaborare con quante più possibile, fino ad ottenere almeno un mensile da part-time da tutto il calderone. Nel mentre c'è da stringere la cinghia e trovare una seconda fonte d'entrate che però permetta di continuare a dar di penna (io avevo i miei celebri turni in reception).
  • Ad un certo punto della gavetta arriva un momento rivelatorio: si nota che gli estremisti avanzano molto più che i giornalisti d'indole misurata, e vengono pure pagati prima. Fa niente che dicano cazzate: quel che conta è far casino, agitar la folla anche sulle inezie. Per la serie "basta che se ne parli (di chi prende querele)".
  • Scontati i vostri mesi di schiavitù volontaria, se dopo ripetute avvisaglie al caporedattore il vostro conto in banca non lievita adeguatamente, avete tre possibilità: 1) tramutarvi in estremisti e seguire il flusso (occhio che però c'è parecchia ressa anche lì); 2) mandare tanti saluti e baci; 3) proporvi altrove.
Io, personalmente, tentai la terza. Ma dopo aver fiutato che sarebbe finita uguale oppure aver scritto (su domanda) svariati progetti per i caporedattori di alcune note riviste ed essermi susseguentemente accorto di essere puramente utilizzato come juke-box d'idee gratis, ho optato per la numero 2 ad interim.

E' per questo che non sono in disaccordo con chi sconsiglia ai giovani di intraprendere la strada del giornalismo; al contempo, però, d'informazione sana (qualsiasi sia il settore), di idee non soggette all'una o l'altra lobby ce n'è molto bisogno. Proprio per questo, anche se magari il tutto vale quanto due gocce nel mare, ho scritto Brillante laureato offresi e tengo vivo questo blog. Non ho nessun tesserino, non sto su nessun albo e nemmeno in alcuna redazione al momento, ma forse c'è più contributo sociale da parte di chi si applica al pari mio anziché per mano o bocca di chi scrive parole strumentalizzate in più altolocate tribune.
Preparatevi fra l'altro, perchè molto presto partiranno le mie interviste a diversi "brillanti laureati" e ci saranno altre sorprese, come promesso.

*se avete riscontrato problemi nell'accedere all'articolo di Pipitone, ecco svelato perchè.

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