mercoledì 16 novembre 2011

LA STORIA DI OMAR

Dopo aver raccontato di Agnese, la seconda intervista dedicata ai "brillanti laureati" ha come protagonista Omar, meneghino purosangue che dal quartiere Niguarda del capoluogo lombardo ha deciso sul finire del 2010 di fare un salto ad Oriente, riuscendo poi a stabilirvisi. Possiamo definire questa storia come "un'avventura a lieto svolgimento", la quale offre interessanti spunti di riflessione soprattutto quando si scopre che Omar in Italia aveva comunque un lavoro a tempo indeterminato. Vi si sarebbe potuto appollaiare tirando a campare, invece...


Partiamo dal principio: Omar, brillante laureato in...?
Ingegneria Meccanica. Mi sono laureato nel 2006 presso il Politecnico di Milano, poi ho fatto l'esame di stato nel 2010. Nel mentre ho intrapreso un corso di laurea specialistica ma, nonostante abbia persino completato la tesi, ho sospeso il tutto a 5 esami dalla fine. Nella mia posizione ho ritenuto che una specialistica sarebbe potuta anche non servirmi, e se vorrò portarla a termine dubito lo farò in Italia. Quando ripenso al mio percorso universitario, mi dico che è stato un po' come fare il militare: un'esperienza altamente formativa sotto molteplici punti di vista e dove non mi hanno mai regalato nulla.

Ora ti sei trasferito a Singapore. Come si è arrivati a ciò e perché proprio lì?
A novembre 2010 quello che vedevo era uno scenario di crisi finanziaria e di debito nazionale che credo sia ben presente a tutti.
Lavorando a tempo indeterminato come Proposal Engineer in un'azienda, la prospettiva sarebbe stata quella di poter diventare Proposal Manager nel giro di qualche anno, presso la medesima o altrove. Operando nel settore Oil & Gas non posso dire che mancassero lavoro e potenziale, ma nonostante ciò che di buono comunque c'era ho optato per un cambio. Era arrivato il momento di schivare molti rischi prettamente italiani e mettersi in gioco per vedere il mio reale valore, in un paese che dà spazio ai talenti. Io non so se ho talento o meno, ma in ogni caso dopo un anno sono ancora a Singapore e ho un lavoro che mi paga.
Ho scelto Singapore per molti motivi ma i primi tre sono: a) fattore economico: una situazione buona anche se legata al gigante cinese; b) fattore ambientale: posizione geografica strategica e ottimo clima; c) fattore professionale: molteplici possibilità (come anche a Milano ci sono per il mio settore) e meritocrazia (che invece a Milano latita).
Sottolineo che, pur avendo avuto occasione di imparare molto e avendo lavorato con diversi validi colleghi, in Italia come ingegnere avevo uno stipendio da fame in relazione alle mie aspettative. Il mio futuro sarebbe stato quello del giovane funambolo sul filo per far tornare i conti e che deve oltretutto subire lo smacco di trovarsi talvolta al cospetto di dirigenti “piazzati all'italiana”. Inoltre avrei dovuto sopportare una classe politica che reputo ridicola. E' finita che, pur non essendo uno di quelli messi peggio, me ne sono voluto andare. Credo vi sia ancor più da riflettere di fronte a ciò.

Professionalmente parlando, cos'ha un italiano da insegnare a Singapore e cos'ha Singapore da insegnare a un italiano? 
Dal punto di vista strettamente professionale, un italiano, e nello specifico un ingegnere, ha molto da offrire a Singapore in termini di preparazione, creatività, spirito critico e organizzazione. Questo riconosciuto dal fatto che la nostra preparazione è in tutto il mondo ben valutata. Per nostra fortuna gli italiani che meglio ci rappresentano non sono quelli che stanno al parlamento a Roma. A Singapore ci sono moltissimi ricercatori arrivati direttamente dalle migliori università italiane e che ora vengono impiegati in progetti di ricerca locali. Personalmente ne conosco diversi e mi sento di dire che ci rappresentano in maniera eccellente.
Singapore è terra di contrasti: la competizione è elevata e per trovare un lavoro, anche se ce la si mette tutta, spesso è proprio dura. Poi a livello professionale sì è ripagati da un buon stipendio, bassissime tasse e dalla possibilità di fare e vedere cose che in Italia difficilmente s'incontrano. Io qui ho la chance d'imparare un sacco di cose nuove che non avrei assolutamente visto se non avessi fatto questa scelta. Quindi, in generale, Singapore può insegnare molto a chi decide di intraprendere questa strada. Il discorso però è più ampio: io penso che un giovane abbia solo da guadagnare da un'esperienza all'estero, perché una volta rientrato in patria porterà un contributo diverso, certamente variegato e che varrà per sempre.

Per uno del tuo settore, come si cerca lavoro in Italia e come a Singapore?
Sinceramente parlando, il mio sistema è stato pressoché il medesimo utilizzato in Italia. Sono uno molto “aggressivo” in merito e utilizzo moltissimo Internet, basandomi in primo luogo sui social network dedicati al business come LinkedIn, Viadeo, Xing, Experteer eccetera, che tengo sempre aggiornati e ricchi del necessario, curando molto le reti di contatti coi recruiter e gli head-hunter. Chiaramente ho avuto gli occhi ben puntati sui siti che si occupano di reclutamento o più semplicemente della pubblicazione di annunci di lavoro, senza inoltre omettere d'inviare il mio CV alle aziende tramite i rispettivi siti. Tracciando un bilancio c'è un dato che mi balza all'occhio: io ho sempre trovato occupazione senza l'intervento di agenzie, interagendo direttamente con le aziende. Mi chiedo se questo voglia dire qualcosa, ci medito spesso.
Guardando Singapore nello specifico, il mercato del lavoro è molto più brulicante in termini di colloqui: io ne ho avuti più di 20 nei miei primi 6 mesi, poi ho iniziato a lavorare e ho rallentato, ma l’interesse delle agenzie o delle società rimane costante e c’è sempre qualche opportunità sulla piazza o qualche recruiter che settimanalmente mi contatta per sottopormi una posizione vacante.

In tutta sincerità: credi sia un caso raro il tuo o ritieni che l'Asia abbia effettivamente chance da offrire a molti? A chi consiglieresti di seguire le tue orme e a chi no?
Bella domanda, andiamo dritti al punto. Secondo me l’Asia può offrire delle opportunità, la mia scelta non è stata casuale. La chiave è però saper far qualcosa, avere una propria dimensione professionale. Ho visto pizzaioli trovare lavoro in 2 settimane e ho visto persone professionalmente poco inquadrate cercare per mesi senza trovare nulla, ritrovandosi poi costrette a tornare a casa, seppur col premio di consolazione di un'esperienza di vita indimenticabile. Per stabilirsi qui ci vogliono pianificazione, professionalità, un budget iniziale, tanta pazienza e voglia di farcela. E non bisogna avere pretese impossibili: venire qui significa ripartire da zero e dover fare sacrifici prima di vederne i ritorni.
Consiglierei di venire in Asia in primis a tutti quei tecnici scontenti dell’Europa o dall’America; non lo consiglierei invece alle persone poco determinate. E qui non c'entra il titolo, ma il carattere.

Puoi aiutarci a capire meglio quanto mediamente si guadagna e si spende per vivere a Singapore? Lo giudichi un rapporto migliore rispetto all'Italia, per quanto ti riguarda?
Sì, penso che il rapporto guadagni/spese sia effettivamente conveniente. Sinteticamente posso dire che uno nella mia posizione guadagna il doppio che in Italia e le spese possono incidere in queste percentuali sullo stipendio: meno del 25% l’affitto, poi 25% per mangiare e vivere. Si riescono a mettere via dei soldi, al contrario dell’Italia.
L'esempio che porto io è quello di una vita media, con tutto in giusta proporzione ma senza eccedere. E' chiaro che se si comincia con gli stravizi o anche più semplicemente col pretendere di mangiare e bere solo prodotti importati dall'Italia le cose cambiano: una mozzarella costa l'equivalente di 5 Euro e non si trova bottiglia di vino sotto i 10. Le alternative comunque abbondano e si può mangiare bene con altri prodotti. La cosa più sbalorditiva rimane comunque il prezzo delle automobili: per sfavorirne l'utilizzo generale, pensate che una Fiat Punto nuova costa l'equivalente di 67mila Euro!
In quanto poi a tassazione, vi sono molteplici fasce. Per darvi delle cifre vi dico che chi guadagna l'equivalente di circa 60mila Euro/anno ha una tassazione del 5,65%. La copertura sanitaria è a parte ma, come nel mio caso, spesso è pagata dal datore di lavoro.

A livello sociale, invece, cosa apprezzi e cosa no di Singapore?
Di Singapore adoro la forte multiculturalità: pensa che settimana scorsa ho fatto una breve vacanza con amici di qui e su 6 persone ciascuno proveniva da una nazione diversa. Quello che invece non mi piace è la marcata disparità economico-sociale tipica dell'Asia di oggi. Questo fenomeno lo si vede anche a Singapore dove l’economia è più matura, quindi figuriamoci quanto il divario si amplifichi laddove vi sono economie più giovani e in crescita.

Credi che tornerai a vivere in Italia?
Sì, certo, tornerò in Italia a vivere, ma tra minimo 10 anni. Il mio futuro è tutto da costruire anche se alcune idee precise le ho già in mente. Rimarrò qui a Singapore altri 5 anni, a meno di importanti novità. Dopo Singapore ci sarà per me un'altra esperienza estera più vicina, se possibile in posti come Dubai, Abu Dhabi, Qatar o Bahrein, che sarei molto curioso di vedere. Tornerò infine in Italia perché sono italiano e penso che il mio paese abbia ancora moltissimo da darmi. Tra l’altro certe parti della nostra nazione sono fantastiche per vivere! Però è fondamentale che la classe politica sia spazzata via insieme a lobby e privilegi, come pure che inizi ad esserci un cambiamento anche nella mentalità degli italiani. Inoltre, vorrei poter trovare una classe dirigente molto più responsabile.
Sicuramente tornerò pieno di energie e spero di non rimanere deluso. Ad ogni modo, anche se attualmente sono lontano, mi tengo quotidianamente informato sull'Italia e quindi non sarò mai all'oscuro dello stato dei fatti.

E dulcis in fundo, avendo tu letto il mio romanzo ti chiedo questo: il quartiere di Milano da cui provieni, Niguarda, senza essere la porta dell'inferno è comunque una zona marcatamente popolare. Credo quindi tu abbia ben presente la situazione che ho riportato io nel capitolo “A luci spente”. Ecco: cos'è che ti ha spinto ad applicarti fra studio e lavoro, emigrazione inclusa, anziché seguire il modello di un personaggio come “il Greco”?
Assolutamente, Niguarda non è la porta dell’inferno. Però se avessi voluto avrei potuto fare tranquillamente quello che fa “il Greco” nel tuo libro, cioè soldi facili rischiando anche la galera. Come dico spesso, io sono un ingegnere di periferia: una persona dalle molteplici esperienze. Sono però cresciuto con una mentalità di fondo trasmessami dalla famiglia, cioè quella della correttezza e dalla legalità. Gran lavoratori come mio padre, mia madre e mio nonno mi hanno insegnato fin da piccolo che solo "facendomi il mazzo" e seguendo le mie ambizioni avrei potuto ottenere quello che finora ho ottenuto. Quindi è tutta una questione di educazione impartita in famiglia. I soldi facili prima o poi conducono davanti alla giustizia e questo a prescindere dal tuo livello sociale: le malefatte le pagano tutti prima o poi, sebbene -specialmente in Italia- in misura diversa.
Quindi io mi reputo il risultato di studio, lavoro e di un po' di crescita in periferia, che non fa mai male se non si oltrepassano certi limiti. Credo che un'esistenza come la mia porti talvolta a vedere quello che altri non vedono, in tutti i campi. Fino ad arrivare a decidere di emigrare per migliorare sempre più, avendo come ambizione la mobilità sociale, che io perseguo per poter dare una vita migliore a me stesso e a chi mi sta vicino.


Le vicissitudini di Omar a Singapore sono anche raccontate fra goliardia e riflessioni sul suo blog.
A lui va un grande in bocca al lupo e un grazie per averci regalato uno spaccato di vita reale su cosa voglia dire per un giovane laureato aprirsi un sentiero in Asia.
A presto con nuove interviste. E se anche voi avete una storia interessante, non esitate a raccontarla contattandomi qui.
              

3 commenti:

  1. Salve qualcuno mi potrebbe mettere in contatto con omar gentilmente ?! grazie

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  2. Bravo Omar, condivido in pieno!

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