lunedì 14 novembre 2011

NULLA DA FESTEGGIARE

Abbiamo un nuovo premier. Che lusso!
Lo sfavillante Mario Monti ha accettato l'incarico "con riserva" e il popolo bue festeggia la dipartita di Berlusconi.


Ancora una volta ci dimostriamo una nazione superficiale. Per cosa ci stiamo esaltando? Risposta: per un rifacimento di facciata anziché per un mutamento di sostanza.
Concordo anche io sul fatto che, specie nell'ultima annata, Berlusconi abbia ricoperto il nostro Paese di un'inedita vergogna. Si è fregato con le proprie mani, non c'è che dire. Idem per l'alleato principale, la Lega.
E pensare che avevano pure il jolly della crisi mondiale per evitare di essere messi alla gogna circa le sorti dell'economia nostrana. Ma circondarsi di meretrici da una parte, portare in palmo di mano una Trota dall'altra e riversare il tutto nel mainstream politico è stato un modus operandi fatale.

Però, però, però. Veniamo ad oggi e al prossimo futuro, visto anche che c'è chi già vocifera arriveremo al 2013 con questo assetto: se il premier uscente ha sfruttato l'Italia come una escort, ora ho il dubbio che quello entrante si attesti ad esserne più il pappone che il salvatore. D'altra parte sarà lecito essere scettici quando si legge che Mario Monti è -come Papademos in Grecia- l'uomo delle banche, nonché membro della Commissione Trilaterale e del Gruppo Bilderberg, no?
Ho messo link a Wikipedia come punto di partenza equilibrato, dopodiché vi lascio il gusto di cercare in rete più informazioni a riguardo. Io non mi definisco un complottista, ma credo basti aver vissuto un minimo per capire che specialmente quando si parla di affari e politica -in una parola: potere- sono sempre di più le trattative che avvengono sotto al tavolo anziché sopra. Da qui il mio essere San Tommaso dinnanzi a tali messia.
C'è chi mi dice che il governo Berlusconi fosse, oltre che esempio di scandalo, anche emblema di collusione mafiosa. Io rispondo dicendo che ci sono due macrotipi di mafie: una che spinge dal basso verso l'alto -quella che tutti conosciamo- e una che dall'alto si propaga verso il basso, la quale nel più dei casi ci tiene per il bavero senza che si gridi allo scandalo. 

Personalmente ho vissuto questi ultimi mesi con particolare interessamento socio-politico. Indignato lo ero già da prima che il termine diventasse di moda, con la "d" e il plurale alla spagnola. Per intenderci e per specificare anche a chi ha letto il mio romanzo: non ho certo lasciato l'Italia per una delusione amorosa. Mi pare si capisca.
Nel 2008 mi sentivo dare del matto, dell'inadatto, di quello che ha sbagliato gli studi o anzi, di quello che studiando lingue logicamente poi si sarebbe trovato a dover lasciare il proprio Paese. Tre anni dopo ho visto l'Italia ribollire, la gente scendere in piazza per svariate ragioni e molti dei miei coetanei protestare per i medesimi disagi miei. Bene, mi sono detto, qualcosa si muove.

In questo weekend però ho intravisto qualcosa di molto simile a quello che fu "l'effetto Obama" nel 2009: visibilio per il nuovo redentore e per l'addio al vecchio demone. Fatevi un giro negli USA adesso, 2011, e domandate alla gente se il sentimento è ancora quello di prima e perché. Poi ne riparliamo.
A noi italiani cosa rimane, quindi? Rimane di non abbassare la guardia, meno che mai in questo momento se la strategia dall'alto è quella di rifilarci un mezzo sogno di ripresa sottoforma di pillola indorata. Io, come già detto a qualcuno, festeggerò solo quando saremo con due piedi fuori dalla crisi. Perchè nulla se non una rimessa in moto tangibile e una ridefinizione dei valori potrà farmi pensare a migliori prospettive. 
Credo sinceramente che sia nostro dovere rimanere tesi ed inflessibili finché non saranno i fatti a poterci far togliere il paradenti e sorridere ancora.

Al momento siamo nel bel mezzo dell'incontro, e il gong che è giusto suonato non va confuso con quello di fine match. Sempre che vogliate la sostanza, perchè a giudicar da quel che vedo ho il sentore che a molti, specie agli italiani all'estero, basti non doversi più sentire presi in giro per il premier che avevamo fino a una manciata di ore fa.
Io voglio molto di più. Se a voi invece basta questo, non mi resta che epitetarvi con le medesime parole utilizzate dal Cavaliere anni addietro: "Siete turisti della democrazia". Nonché dell'indignazione, aggiungo io.
       

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