lunedì 5 dicembre 2011

COME SCEGLIERE L'UNIVERSITA'?


"Passa 'o tiempo" diceva Pino Daniele. "E che fa" lo discutiamo qui in merito ad orientamento universitario, cioè il come scegliere il corso di laurea più adatto alle proprie aspirazioni e caratteristiche.

Interessante è questo articolo comparso sul Corriere della Sera, probabilmente a tratti un po' demagogico ma nel complesso molto vero, soprattutto nella conclusione: tocca innanzitutto alle scuole superiori effettuare un buon percorso di orientamento all'univeristà durante il quinto anno. Io, fossi il ministro dell'istruzione, istituirei 1 ora alla settimana a tal proposito da settembre a dicembre, momento delle preiscrizioni per diversi corsi di laurea o comunque momento in cui è necessaria la chiarezza mentale per gli studenti.

La malgestione di questo primo step si riversa poi nella testa degli studenti che magari, come il sottoscritto ai tempi, non hanno nessuno in famiglia che abbia avuto esperienze universitarie e possa quindi essere d'aiuto. Personalmente io mi consultai con compagni di classe che avevano maggiore cognizione grazie a fratelli/sorelle universitari, restando comunque deciso sul voler proseguire sulla strada delle lingue straniere. Infatti da studente di Liceo Linguistico terminai optando per il corso universitario di Mediazione Linguistica e Culturale. I motivi furono i seguenti:
  • Era coerente col percorso di studi già intrapreso
  • Era un'opzione che appariva molto più al passo coi tempi rispetto a Lingue e Letterature Straniere
  • Ex compagni di liceo che stavano già al primo o al secondo anno mi diedero pareri positivi in merito. Parallelamente, diversi miei compagni di classe furono indirizzati verso tale scelta da loro fonti.
Per me che procedevo a tastoni, questi furono aspetti fondamentali. E l'ultimo non significa "seguire il branco", quanto più dare importanza anche ai responsi diretti anziché solo al nero su bianco di siti e brochure -dove tutto è sempre magnifico e luccicante- o alle credenze popolari del tipo "Alla Statale se non sei comunista non vai avanti", le quali aleggiavano non poco nel sottobosco della finta gente di mondo della mia zona.
Mi sento di aggiungere due osservazioni:
  1. Se non avessi proceduto secondo i punti di cui sopra, probabilmente mi sarei iscritto a Lingue e Letterature Straniere, Scienza della Comunicazione o -opzione tutt'altro che remota- avrei evitato l'università e sarei andato immediatamente a cercar lavoro. Meglio o peggio? Tenete conto che ho finito le superiori nel 2003, 4-5 anni prima dell'attuale crisi e una manciata di mesi prima che scoppiasse la bomba della precarietà.  
  2. Se avessi avuto qualcuno in famiglia con esperienza universitaria pregressa, sicuramente avrei potuto prendere in considerazione più opzioni in fase valutativa. Grossi punti di domanda per me furono Giurisprudenza in primis e marginalmente Psicologia, che cassai rapidamente per le macroincognite di cui non riuscivo a venire a capo in tempo utile.
Facendo un passo indietro, i dubbi che uno studente matura prima di scegliere l'università si addensano poi nei vari open-day degli atenei. Chi per l'università ci lavora mi ha riportato che:
  • I ragazzi del liceo arrivano nel più dei casi totalmente disinformati su cosa sia l'università e come funzioni. Sanno solo che di questi tempi pare sia meglio andarci anziché no.
  • Le famiglie in diversi casi al seguito sono ancora peggio, più disinformate e pure più supponenti. "Ma per mio figlio non voglio mica una laurea breve" è una frase tipica, e chiunque conosca l'università nei suoi tratti basilari sa a quale epocale castroneria corrisponda una tale sparata. Agli altri consiglio di leggere la parte finale del secondo capitolo di Brillante laureato offresi, che oltretutto come romanzo può essere anche considerato in diversi punti una valida guida all'orientamento universitario, dentro e fuori dall'ateneo.
Se la preparazione su cosa sia e come funzioni il sistema universitario è di vitale importanza, l'altro 50% è collegato ad una profonda valutazione di sé stessi e delle proprie aspirazioni. C'è una bella differenza fra puntare in alto e sparare in alto, e se il primo aspetto è un qualcosa di lecito, chi scade nel secondo si scava automaticamente la fossa. Io ho visto compagni di liceo usciti dalla maturità con un calcio nel sedere optare poi per corsi universitari troppo fuori dalla loro portata; inoltre, nel primo periodo di università ho visto compagni di corso effettuare scelte curriculari oltremodo complicate solo per darsi un tono. Pressoché tutti hanno fallito, trasfigurazioni universitarie di quel tipo di persone che boccheggiano al test di Cooper e poi s'iscrivono alla maratona di New York.

Per chiunque abbia necessità, confermo la mia disponibilità nel rispondere a domande tramite questo blog secondo il mio punto di vista personale. Fatevi sotto!
Concludendo questo post, vi do un'imbeccata: le università italiane sono in molti casi decisamente buone per la vostra formazione, specie se si parla dei primi 3 anni. Ma fatevi frullare in testa anche l'idea di andare all'estero, tenendo conto sia che vi consiglio caldamente di scegliere un Paese di cui già parlate la lingua, sia che prima della fine dell'inverno dovete avere le idee chiare per inserirvi nelle graduatorie.
        

3 commenti:

  1. Caro Mattia,
    ho trovato il tuo blog per puro caso qualche mese fa, mentre cercavo notizie sulla situazione delle università in Italia. Ho letto il tuo libro, "Brillante laureato offresi" e mi è piaciuto molto, specialmente per il modo in cui racconta sinceramente non solo la tua, ma credo l'esperienza di molti giovani che vanno all'università o che comunque ne sono usciti da poco.
    Ho deciso di commentare questo post, perché sento che "mi tocca" in modo particolare (e credo sia così anche per altri giovani). Concordo pienamente, infatti, con ciò che tu affermi all'inizio di questo post: anche secondo me dovrebbero esserci, durante l'ultimo anno di liceo soprattutto (ma anche all'ultimo anno delle medie), delle ore per gli studenti dedicate appositamente a spiegar loro come funziona l'università (e, perché no, magari a spiegargli anche cosa debbono aspettarsi una volta fuori dall'università)!
    Io ho fatto un liceo un po' particolare, il cosiddetto "Classico Europeo". Benché questo liceo mi abbia aperto le porte ad altri paesi stranieri, devo confessare che solo due tra tutti i professori che avevo hanno parlato di università: il primo era il professore di filosofia, che si occupava di registrare e comunicare alle università quanti studenti sarebbero andati ai loro open days (e, poverino, faceva tutto questo durante le sue ore di lezione, che gli servivano per andare avanti col programma); il secondo era il professore di geografia, che era straniero (nel mio liceo la geografia si faceva in inglese ed era obbligatoria per tutti e cinque gli anni) ed insegnava l'inglese all'università della mia città e qualche volta, durante la pausa pranzo, mi parlava dei suoi studenti e delle lezioni che preparava per loro. Queste erano le uniche volte che sentivo parlare di università al liceo e non si può dire che fossero "esaustive", o che mi spiegassero bene come funzionasse l'università. Ricordo ancora, con un po' di amarezza, la mia prof di Greco e Latino, che per tutto il quinto anno ci ha "stressati" per gli esami di Stato e, quando qualcuno mancava alle sue lezioni perché era andato ad un open day (e non per saltare le lezioni, ma per puro interesse per una università), lei scuoteva leggermente il capo e diceva, "Prima di pensare all'università, pensate a cercare di arrivarci all'università..." Per carità, aveva anche ragione, perché la nostra seconda prova consisteva in due versioni e lo sanno tutti che bisogna passare gli esami di Stato per andare all'università... però alla fine hanno promosso anche quelli che non studiavano né Greco, né Latino dal primo anno di liceo (ovviamente li hanno fatti uscire col solito "calcio nel didietro") e io, che mi ero sempre impegnata ed ero uscita dal liceo con l'80, alla fine mi sono ritrovata spiazzata davanti all'università.
    (Continua)

    RispondiElimina
  2. (Parte 2)
    Non avevo (e tutt'ora non ho ancora) un'idea chiara e precisa su come funzioni esattamente. So che è fatta di crediti, debiti, esami, test d'ingresso e test di "autovalutazione" che se poi non vengono passati diventano debiti, o peggio, non ti permettono di accedere al secondo anno, rischiando di mandarti fuori corso (e, ad essere sinceri, non so neanche bene come si finisce fuori corso, è un altro punto di domanda per me). Una mia amica è andata all'università per un po' di tempo, ma neanche lei capiva bene come funzionava il tutto; ovviamente poi ha mollato. Per quanto riguarda me, io ho frequentato un paio di lezioni aperte al pubblico e poi ho deciso che non mi piaceva.
    Inutile dire che io non frequento un'università italiana, dato che non so come funziona. Ho mandato la domanda all'estero l'anno scorso (più precisamente in UK) e sono stata presa dall'università che volevo, che si trova in Scozia. All'estero sono chiari sui corsi e su come funziona l'università. Sono molto organizzati e informano gli studenti su tutto quello che devono sapere molto prima di venire all'università, perché poi ovviamente devono scegliere dove vogliono studiare prima della fine di maggio. Io mi trovo benissimo e sono contentissima della mia scelta; ora non frequenterei nessuna università italiana per nulla al mondo. Mi chiedo però cosa sarebbe successo se al liceo mi avessero messo in guardia su cosa mi attendeva una volta fuori; o quali sarebbero state le scelte dei miei compagni, la maggior parte dei quali frequenta l'università in Italia e alcuni non sono nemmeno soddisfatti della loro scelta.
    Ora è meglio se la smetto di scrivere. Mi sono dilungata abbastanza mentre scrivevo questo commento, però sentivo il bisogno di scriverlo.
    Continuerò a leggere questo blog e a far conoscere ad altra gente questo libro, che secondo me offre degli spunti molto interessanti su cui pensare per chiunque vuole iniziare, frequenta o sia fuori dall'università.
    Buona giornata.

    RispondiElimina
  3. Federica, grazie mille per questo commento. credo proprio che lo evolverò in un post vero e proprio in cui approfondirò soprattutto su un punto che hai sollevato. Tieni d'occhio il blog :-)

    RispondiElimina