martedì 10 gennaio 2012

CARO "NEMICO" TI SCRIVO

...così mi distraggo un po'. E siccome sei molto lontano (10 ore di fuso orario), più forte "internetterò".

Calmi tutti: questo mio post non sarà una scazzottata dialettica né tantomeno una questione che metto in piazza perchè ora sono famoso, ho scritto un libro e devo fare il figo.
Famoso non lo sono, e se è innegabile che un libro l'ho scritto è parimenti innegabile che vesto le stesse tre maglie a righe da qualche anno e qualcuno sta pure cominciando a canzonarmi. Quindi non c'è via che possa fare il figo.

Quello che è successo è però uno degli episodi più interessanti degli ultimi tempi, per me. Quelle cose che, se si facesse un film, avrebbero due scene consequenziali: "un anno prima" in sovraimpressione e una delle domande più cafone che mi siano mai state rivolte; transizione a nero, "un anno dopo" in sovraimpressione e io che vivo un momento di rivincita.

Dovete sapere che l'anno scorso, in un mio periodo di stand-by prima della ripresa di un incarico lavorativo all'estero, sono rientrato in Italia dove mi sono dedicato a faccende di traduzione per un grosso cliente inglese. Passato un mese e mezzo di fuoco, mi sono successivamente concesso un tot di riposo. Proprio in questa fase di relax è entrato in scena il mio "nemico", che non vedendomi da tempo e desideroso di far conversazione, ha esordito con uno scartavetrante "Uè, ma tu mo' cos'è che fai...vivi d'aria fritta?".

Ci sono volte in cui la cafoneria altrui (perchè vi assicuro, umorismo non era) riesce a spiazzare al punto di permettere nell'immediato solo reazioni mansuete: ho allargato un sorriso, spiegato cosa stessi attualmente facendo e come mai fossi in Italia, così la faccenda si è conclusa. Sulla via di casa ho però cominciato a dare a quella frase il peso che meritava, soprattutto perchè andava a colpire un nervo scoperto: in questi ultimi anni sono consapevole che il fatto che io abbia scelto percorsi di vita "non convenzionali" per la mentalità norditalica -uno su tutti quello dell'aver mollato la terra natìa in cerca di migliori opportunità- mi ha messo in cattiva luce agli occhi di molti, con o senza malizia.
Io ho scelto di rischiare. Alcune mani le ho perse, altre le ho vinte ma lo dico a gran voce: il bicchiere ce l'ho decisamente più che mezzo pieno. Ciononostante, sulla mia figura s'erano create (ne sono consapevole) le ombre dello zingaro, dell'inconcludente e -udite udite- del mantenuto. Sti grandi cazzi, 'uagliò...e se volete conferme sull'inveridicità degli ultimi due, passate a prendetevi un caffè coi miei.

Nel tempo che è seguito all'episodio di cui sopra, la situazione italiana è ulteriormente peggiorata: attualmente la crisi attanaglia, la pressione è palpabile, il lavoro spesso aliena e gratifica poco. Inoltre, per lo meno dalle mie parti, si respira a livello culturale e di stimoli generali un'aria stantìa, viziata. Boccate di noia, insomma.
Ho visto amici prendere e partire, tanti dalla disperazione proprio. Certi giorni mi pare una diaspora.
E "un anno dopo", ecco la scena madre: anche il mio "nemico" scopro che si è messo in stand-by col lavoro ed è volato lontano. Insomma, piccolo o grande che sia, un "qualcosa in più" è andato anche lui a cercarlo fuori di qua.

Quindi, caro il mio "nemico" (che di fatto epiteto tale solo per umorismo, odio non ce n'è), io ti auguro il meglio con quest'avventura che hai intrapreso, dato che proprio il meglio -o anche solo una fettina di esso- t'aiuterà a capire diversi dei miei perché.
E se ci rincontreremo, ovunque e quandunque ciò accada, fammi solo un favore: offrimi una birra, anche piccola, quelle da 33. Facciamoci un brindisi, ma paga tu; io in cambio prometto che metterò una pietra sopra a quella tua frase da coglione.

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