venerdì 6 gennaio 2012

COME SCEGLIERE L'UNIVERSITA' -parte 3-

Mi è recentemente giusto un commento molto interessante da parte di una lettrice, Federica, inerentemente a quella che potremmo ribattezzare la "guida PRATICA all'orientamento universitario" firmata Brillante laureato offresi.

I precedenti post sono facilmente reperibili tanto con la funzione "labels" quanto col motore di ricerca interno di questo blog, nonché con i suggerimenti di Linkwithin...quando Linkwithin è di luna buona. Per questo appuntamento, invece, copio ed incollo di seguito quel che Federica mi ha scritto, dichiarandomi sostanzialmente d'accordo con lei ma desideroso di spendere due parole in più su quella che è ormai la diatriba "Italia VS estero" anche in campo universitario, sotto un profilo che a mia detta aggiunge un tassello di consapevolezza a quello che già era emerso per bocca di Lara nel mio romanzo.  


Caro Mattia,
ho trovato il tuo blog per puro caso qualche mese fa, mentre cercavo notizie sulla situazione delle università in Italia. Ho letto il tuo libro, "Brillante laureato offresi" e mi è piaciuto molto, specialmente per il modo in cui racconta sinceramente non solo la tua, ma credo l'esperienza di molti giovani che vanno all'università o che comunque ne sono usciti da poco.
Ho deciso di commentare questo post, perché sento che "mi tocca" in modo particolare (e credo sia così anche per altri giovani). Concordo pienamente, infatti, con ciò che tu affermi all'inizio di questo post: anche secondo me dovrebbero esserci, durante l'ultimo anno di liceo soprattutto (ma anche all'ultimo anno delle medie), delle ore per gli studenti dedicate appositamente a spiegar loro come funziona l'università (e, perché no, magari a spiegargli anche cosa debbono aspettarsi una volta fuori dall'università)!


Io ho fatto un liceo un po' particolare, il cosiddetto "Classico Europeo". Benché questo liceo mi abbia aperto le porte ad altri paesi stranieri, devo confessare che solo due tra tutti i professori che avevo hanno parlato di università: il primo era il professore di filosofia, che si occupava di registrare e comunicare alle università quanti studenti sarebbero andati ai loro open days (e, poverino, faceva tutto questo durante le sue ore di lezione, che gli servivano per andare avanti col programma); il secondo era il professore di geografia, che era straniero (nel mio liceo la geografia si faceva in inglese ed era obbligatoria per tutti e cinque gli anni) ed insegnava l'inglese all'università della mia città e qualche volta, durante la pausa pranzo, mi parlava dei suoi studenti e delle lezioni che preparava per loro. Queste erano le uniche volte che sentivo parlare di università al liceo e non si può dire che fossero "esaustive", o che mi spiegassero bene come funzionasse l'università. Ricordo ancora, con un po' di amarezza, la mia prof di Greco e Latino, che per tutto il quinto anno ci ha "stressati" per gli esami di Stato e, quando qualcuno mancava alle sue lezioni perché era andato ad un open day (e non per saltare le lezioni, ma per puro interesse per una università), lei scuoteva leggermente il capo e diceva, "Prima di pensare all'università, pensate a cercare di arrivarci all'università..." Per carità, aveva anche ragione, perché la nostra seconda prova consisteva in due versioni e lo sanno tutti che bisogna passare gli esami di Stato per andare all'università... però alla fine hanno promosso anche quelli che non studiavano né Greco, né Latino dal primo anno di liceo (ovviamente li hanno fatti uscire col solito "calcio nel didietro") e io, che mi ero sempre impegnata ed ero uscita dal liceo con l'80, alla fine mi sono ritrovata spiazzata davanti all'università.


Non avevo (e tutt'ora non ho ancora) un'idea chiara e precisa su come funzioni esattamente. So che è fatta di crediti, debiti, esami, test d'ingresso e test di "autovalutazione" che se poi non vengono passati diventano debiti, o peggio, non ti permettono di accedere al secondo anno, rischiando di mandarti fuori corso (e, ad essere sinceri, non so neanche bene come si finisce fuori corso, è un altro punto di domanda per me). Una mia amica è andata all'università per un po' di tempo, ma neanche lei capiva bene come funzionava il tutto; ovviamente poi ha mollato. Per quanto riguarda me, io ho frequentato un paio di lezioni aperte al pubblico e poi ho deciso che non mi piaceva.
Inutile dire che io non frequento un'università italiana, dato che non so come funziona. Ho mandato la domanda all'estero l'anno scorso (più precisamente in UK) e sono stata presa dall'università che volevo, che si trova in Scozia. All'estero sono chiari sui corsi e su come funziona l'università. Sono molto organizzati e informano gli studenti su tutto quello che devono sapere molto prima di venire all'università, perché poi ovviamente devono scegliere dove vogliono studiare prima della fine di maggio. Io mi trovo benissimo e sono contentissima della mia scelta; ora non frequenterei nessuna università italiana per nulla al mondo. Mi chiedo però cosa sarebbe successo se al liceo mi avessero messo in guardia su cosa mi attendeva una volta fuori; o quali sarebbero state le scelte dei miei compagni, la maggior parte dei quali frequenta l'università in Italia e alcuni non sono nemmeno soddisfatti della loro scelta.
Ora è meglio se la smetto di scrivere. Mi sono dilungata abbastanza mentre scrivevo questo commento, però sentivo il bisogno di scriverlo.
Continuerò a leggere questo blog e a far conoscere ad altra gente questo libro, che secondo me offre degli spunti molto interessanti su cui pensare per chiunque vuole iniziare, frequenta o sia fuori dall'università.
Buona giornata.


In primis, ringrazio sentitamente Federica per quello che ha scritto. Sono sempre felice quando s'innesca dibattito (e anche quando ricevo complimenti, diciamolo!).
Per gli studenti universitari italiani che leggono, è evidente che a Federica sia davvero poco chiaro come funziona il nostro sistema, che è basato su crediti e propedeuticità di determinati esami e non su debiti ed altro. Questo comunque non inficia il vero "plus" che lei ha donato a questa discussione, vale a dire l'esperienza di un'italiana che studia all'estero e si trova bene.
Nel corso del mio romanzo si parla dell'esperienza di Lara nella Svizzera francese, mentre con Federica abbiamo occasione di approfondire in merito al Regno Unito, una nazione ed un sistema universitario che -per una serie di questioni personali- io conosco molto bene.
Se Federica studia dove penso, cioè all'Università di Edimburgo, posso ben capire i motivi alla base della sua felicità: stiamo infatti parlando di una delle università al top in UK e persino fra le migliori al mondo.
Cos'è che però, di utile e concreto, vi voglio spiegare io? Precisamente quanto segue:
  1. L'università nel Regno Unito (come anche negli USA) è più facile che in Italia;
  2. Fino ad un determinato punto, didatticamente è migliore l'Italia.
Lo so, vi ho lasciato stupefatti. Ora scendo nei dettagli.

In quanto al n°1, articolerei in base a 3 macrofattori:
a) In UK si fanno quasi solo ed esclusivamente esami scritti, diversi dei quali (in base alla facoltà) sono i cosiddetti "essay", cioè dei saggi da mediamente 2500 parole che lo studente prepara a casa e poi consegna o, in alcuni casi, espone davanti al docente e al resto dei compagni di corso;
b) dura meno, e sotto due profili: la particolarità anglosassone è che il Master's Degree (cioè la nostra Laurea Magistrale) dura 1 anno anziché 2 come da noi; inoltre, anche il calendario dell'anno accademico in sé è più breve di quello italiano;
c) attenzione a questo aspetto, un'indubbia virtù: l'università in UK è sia più selettiva in entrata, sia più ricca che in Italia e quindi, tramite risorse maggiori e meglio allocate, può fornire agli studenti tanto un ambiente migliore per l'apprendimento, quanto tutta una gamma di utilissimi servizi di supporto...roba che nel Belpaese, purtroppo, nemmeno ci si sogna.

Passando al n°2, invece, ci tengo a dare merito all'Italia quando c'è da darlo: il "determinato punto" di cui parlavo sono i primi 3 anni di università, la "laurea di primo livello", che in UK si chiama "Bachelor's Degree". Crediateci signori, siamo migliori noi.
Talvolta le spine nel fianco si rivelano poi punti di forza, nella fattispecie:
a) il fatto che in Italia si facciano tanti esami orali è un eccelso evento formativo. Per la vita intera;
b) un corso di laurea di primo livello in italia -così come anche in generale le scuole superiori- pone lo studente di fronte ad un ventaglio di materie più ampio rispetto alla prassi anglosassone. E credetemi, ho visto coi miei occhi quanto questo dia in seguito i suoi frutti. Per la vita intera.

Lascio che ognuno di voi metta sulla propria bilancia questi aspetti e valuti con la propria testa la strada da percorrere.
Se vi state però chiedendo "Mattia, ma tu col senno di poi cosa avresti fatto?", vi rispondo in un battito di ciglio: dopo il triennio in Italia, subito un Master's Degree in UK. Un italiano con sale in zucca che approda all'estero in quel momento può seriamente spaccare il culo a tutti.
   

6 commenti:

  1. Ciao tia sono Olmo, sono perfettamente d'accordo con il tuo punto di vista. Gli esami orali nell'università Italiana sono fondamentali e sono sicuro che ti preparino in qualche modo anche per il futuro, ma un italiano con sale in zucca ma soprattutto con le palle e che come te non ha paura di portare avanti i propri progetti se và a studiare all'estero poi i culi li spacca veramente! :)

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  2. Ciao Olmo! Grazie mille, mi fa piacere quel che dici. So che tu sei molto consapevole fra l'altro delle differenze fra Italia e estero avendo fatto l'anno di liceo in USA. Fai tesoro di quella esperienza e gioca bene le tue carte, un ragazzo sveglio come te può avere grandi opportunità se sceglie con saggezza in che maniera investire nella propria formazione.
    Ci sentiamo presto! Potrei aver bisogno di un tuo "assist" nel caso andasse in porto una certa cosa con questo sito ;-)
    Ciao!

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  3. Caro Mattia, ti scrive un docente universitario. Innanzitutto complimenti per quello che fai. Anche io sono tra coloro che ti hanno trovato per caso in rete. Ora sono fra i tuoi lettori e credo lo sarò per molto, viste le ottime premesse.

    In merito a questo post, mi sento solo di fare un appunto. Il sistema in crediti è EUROPEO (e i crediti ci sono quindi anche in UK, Federica). E' proprio sulla base dei essi che si può, per esempio, fare l'Erasmus.

    In Italia la declaratoria dei corsi è obbligatoriamente online da ben prima di quando ci si iscrive. Idem per i programmi, se nn dell'anno in corso, degli anni precedenti (e le cose non si discostano macroscopicamente). Devo dire che, almeno dove insegno io a Milano, le informazioni ci sono, e abbiamo pure i tutor che rispondono direttamente algi studenti, e adesso un numero sempre maggiore di open day (io l'ho fatto anche virtuale, rispondendo a studenti online per tutta la giornata dedicata ad esso).

    Sulla preparazione, hai ragione tu. Io però (che ho fatto un Master in UK e ulteriori studi) difenderei l'essay, perchè i nostri studenti non imparano a scrivere bene. Un metodo "via di mezzo" sarebbe secndo me ideale. Ma sai qual è il problema dell'essay? Gli studenti italiani COPIEREBBERO A MAN BASSA. Manca etica. E' per quello che anch'io non me la sento (e invece mi piacerebbe, alla magistrale, fare un voto 50% essay critico, e 50% preparazione globale).

    Per concludere, una nota: io difendo a spada tratta la preparazione che l'università nostrana fornisce, proprio come dici tu. Io, dopo aver completato il primo percorso (vecchio ordinamento, sebbene io abbia 41 anni quindi sia giovane come docente. Non arrivo dall'epoca dei dinosauri), in UK ho ampiamente vissuto di rendita grazie a quanto già appreso. Che, comunque, ho avuto la chance di mettere in pratica lassù.

    La soluzione che proponi tu a fine post mi sembra decisamente interessante: triennio qui e poi esperienza all'estero. Se mia figlia fosse oggi in età universitaria le consiglierei lo stesso.

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  4. Grazie mille, professore. I complimenti fanno semrpe piacere, ma più di tutto apprezzo il tempo che ha dedicato a discutere l'argomento di questo post.
    Buona lettura per i post futuri, quindi. Se vorrà commentare o magari coinvolgere altri suoi colleghi nei dibattiti, io ne sarò lieto.

    (Ah, tra parentesi se le va mi faccia sapere dove insegna a Milano, io sono un ex-studente della Statale. Me lo comunichi pure in privato, se non le va di esporsi pubblicamente. Potrei ben capirne le ragioni professionali)

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  5. Sono d'accordo con l'autore e con l'anonimo rispetto al fatto che il primo ciclo universitario in Italia è tuttora più impegnativo e di miglior livello rispetto al Regno Unito e agli USA.

    Non me la sentirei affatto però di dare la colpa alla mancanza di esami orali. In Italia, almeno negli studi umanistici e nelle scienze sociali, l'esame orale è pressoché l'unica modalità di verifica, e questo ha due svantaggi macroscopici. Primo, come sottolinea l'anonimo, i nostri studenti non si esercitano nella scrittura accademica prima della tesi, il che è un danno, perché il sapere accademico si manifesta essenzialmente nella forma di saggi/articoli specialistici, ed è bene che gli studenti imparino a leggerli e anche a scriverli. Secondo, gli orali, se hanno il vantaggio della loro "apertura" (si verifica un po' di tutto) hanno lo svantaggio, a parità di preparazione, di premiare gli eloquenti e gli estroversi e penalizzare seriamente i timidi. Una lezione per la vita, direte voi? Sì, se si vuole, ma resta il fatto che non sono queste doti che un esame deve verificare.

    Un unico appunto all'anonimo. Prendersela con lo "spirito italico" in fatto di disonestà accademica è ingeneroso. All'estero è ben noto che gli studenti tendono a copiare a man bassa nei saggi, e anche quando non copiano mancano delle più elementari norme deontologiche della citazione. Le mille occasioni offerte da internet fanno l'uomo ladro, per così dire, e non solo da noi. Non a caso le università angloamericane sono costrette a fare continui richiami alla correttezza e a dare un'informazione (a tratti pedante) su cosa costituisca plagio e cosa no etc.

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    1. Grazie Es per l'interessante commento. In merito a plagi italiani ho approfondito nel recente post "Generazione copia e incolla", sarei felice se mi dicessi la tua :-)

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