martedì 31 gennaio 2012

DA LONTANO

Correva l'anno 2005 e usciva uno dei miei dischi preferiti a livello di sound: "...da lontano" di Michel, ticinese oggi meglio noto per l'appartenenza al colletivo Metro*Stars.
Come andarono le cose dopo l'ascolto di quest'album ve lo racconterò in futuro, magari in un apposito flashback nel seguito di Brillante laureato offresi. Ciò che invece voglio porre in evidenza è che, a circa 7 anni di distanza dalla sua pubblicazione, oggi mi ritrovo ad avere qualcosa di particolare in comune con questo piccolo capolavoro dell'underground:

  • anche io ora vi sto scrivendo "...da lontano";
  • anche io batto attualmente bandiera elvetica.
Esattamente lo scorso sabato ho fatto i bagagli e sono partito alla volta della Svizzera francese, dove ora ho un contratto di lavoro fino ad estate inoltrata, anzi, praticamente consumata. I più attenti noteranno che non è la prima volta che su questo blog menziono la patria dell'Emmentaler e di Michelle Hunziker: vi rivelo infatti che sono giunto al terzo anno di collaborazione presso il reparto "International Sales & Marketing" dell'azienda elvetico-americana per cui opero. C'è chi mi ha definito "lavoratore stagionale" ma a me questa dicitura calza un po' stretta, visto che di stagioni quassù ne vedrò scorrere ben 3 delle totali 4, in un arcobaleno d'escursione termica che sfiorerà quasi sicuramente un'ampiezza di 50°C.

La mia esistenza attuale è spaccata in due emisferi simmetrici ed antagonisti al tempo stesso: qui in Svizzera ho una situazione lavorativo-economica soddisfacente ma pago un salato pegno sul fronte personale, uscendone moralmente come una rivisitazione in salsa attuale del Nino Manfredi dello stupendo Pane e cioccolata; in Italia, invece, ho affetti, interessi e passioni ma dal punto di vista professionale sapete tutti a cosa mi sono trovato di fronte grazie a quanto narrato nel mio libro.
Che fare, quindi? Quale emisfero scegliere? Domande che dividono: fra gli amici c'è chi dice che un lavoro in Svizzera non ricapita facilmente e quindi converrebbe che mi ci arpionassi senza "se" e senza "ma", come però c'è pure chi onestamente dichiara che non riuscirebbe a stare nei miei panni, via da casa così senza nessuno. Io, in quello che credo sia comunque il pieno possesso delle mie facoltà mentali, confesso di star deliberatamente tenendo il piede in due scarpe, posticipando quanto più possibile il momento della scelta definitiva. Consapevole che non si possa né solo vivere di lavoro, né tantomeno cibarsi di solo amore, mi ritrovo con gli elementi basilari di un'esistenza decente sparpagliati attorno alle due estremità di una linea lunga circa 400 chilometri, asfalto o rotaie che si misurino. Non è facile, lo dico apertamente. Non è nemmeno l'apocalisse, comunque, dato che c'è chi se la passa molto peggio e io stesso sono transitato per situazioni meno piacevoli.

Considero una fortuna per i tempi che corrono il fatto di non avere preoccupazioni economiche impellenti, di godere della fiducia professionale di coloro per cui lavoro, di avere un contratto regolare, colleghi cordiali e, non ultimo, di essere in un luogo civile e tranquillo. Certe cose non sono più da darsi troppo per scontate.
Perciò, anziché concludere su note di lamento, tiro le somme di questo terzo inizio d'avventura lavorativa con un triplice ringraziamento: ai miei cari in primis, per come mi supportano concretamente e moralmente; in secondo luogo alla persona che tempo addietro mi presentò all'azienda; infine, un grazie lo indirizzo anche a me stesso, principalmente perché mantengo la determinazione di chi sa e fa quel che s'ha da fare.

Sul fatto che un cappuccino qui costi quasi 4 Euro, invece, scasserò le scatole un'altra volta!

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