martedì 17 gennaio 2012

UNICA VIA: L'INCIUCIO -parte 2-

Boom. Ed eccoci qui con una bella mina.
Esce un rapporto di Eurostat che dimostra che:

  • quasi 8 italiani su 10 ricorrono a conoscenti (o -chissà perchè- ai sindacati) per cercare lavoro. Peggio di noi solo 3 nomi da lista nera, economie già tracollate o comunque su una cattiva strada: Grecia, Irlanda e Spagna. In Germania invece -che comunque non è la prima della classe, ma senza dubbio un simbolo di maggiore efficienza ed equità- si parla solo di 4 su 10;  
  • l'Italia è penultima in EU (seguita solo da Cipro) in quanto ad utilizzo di "operatori istituzionali" per la ricerca d'impiego: da noi si rivolge a centri d'impiego et similia meno di un terzo della popolazione, a differenza della Germania dove la percentuale sfiora l'83%.
Ritorno quindi a doverlo dire: l'unica via è l'inciucio. In casa nostra quel che più conta è essere "l'amico degli amici", come cantava tempo fa il funkycalabro rapper Turi.

E anche contando di averli, questi amici, quando poi finiscono -o più plausibilmente se non tirano su il telefono- che si fa?
Questo tipo di domanda mi è sorta spontanea trovandomi a riflettere sulla situazione di uno dei miei amici più stretti. Una persona molto intelligente, ed anche obiettiva. A riprova di quest'ultimo aggettivo vi basti sapere che è stato lui stesso a dirmi "Mattia, guarda che io il mio posto di lavoro l'ho trovato perchè i miei capi sono amici di famiglia". Lui, finita l'università, si è lanciato come tutti nella trafila dei colloqui da "signor nessuno", ricavandoci fondamentalmente perdite di tempo (talvolta clamorose, del tipo: "Noi pensavamo di darti un compenso simbolico di 300€/mese") o, alla meglio, comunque prospettive di bruscolini. Non c'è stato quindi molto da esitare quando, su assist del padre, ha avuto occasione di proporsi a questi amici di famiglia. Ad oggi lui ha una collaborazione stabile con loro, ne ricava un mensile molto più che buono e -non ultimo- il suo approdo in azienda è stato un notevole valore aggiunto per i proprietari, che sono felici del suo operato.
Questa è la storia fortunata di un bravo ragazzo del Nord: una persona valida che ha trovato un bell'incarico. Posso biasimarlo per aver sfruttato un contatto di famiglia? No di certo, perchè lui è (come minimo) all'altezza della posizione che ricopre. Lo dimostra il fatto che, pur essendo in partita IVA, è ancora lì dopo un paio d'anni abbondanti, per di più praticamente a tempo pieno.

Cos'è che allora fa storcere il naso a quel rompicoglioni di Mattia Colombo, autore del romanzo gratuito scaricabile on-line Brillante laureato offresi? Una cosa fondamentale: il fatto che una persona di valore abbia trovato un degno posto di lavoro principalmente grazie al buco di culo. E occhio: io non sono contro la Dea Bendata in sé (ce ne fosse un po' più per tutti, staremmo molto meglio), quanto invece contro la dittatura imposta da essa, "ché se questa poco di buono non è dalla nostra sono cazzi amari". Capite la differenza? Credo proprio di sì.
E cosa ne sarebbe stato del mio amico, invece, se in casa non ci fosse stato il contatto giusto? E ancora, che cosa ne sarebbe del mio amico se mutasse il vento e si trovasse costretto a sgomberare la scrivania?
In poche parole, il mio cruccio è il seguente: quanto ancora noi italiani vogliamo accettare un ambiente dove ci si colloca abbondantemente a suon di colpi di fortuna anziché per meriti effettivi? Ed è vero che oggi se non si è capaci di svolgere un lavoro si viene messi alla porta alla svelta, noi giovani; ma è altrettanto vero che senza il primo step non si va da nessuna parte. In questo caso la scintilla che ha fatto partire il motore della carriera di questo mio amico è stato un contatto nella rubrica di casa. Non ci fosse stato, lui non sarebbe dov'è, nonostante delle sue capacità in azienda avrebbero comunque avuto bisogno.
Rendiamoci inoltre conto di una cosa fondamentale: non possiamo definire una situazione del genere come quella di una persona che si è sistemata, perchè una persona può definirsi tale solo quando si è adeguatamente inserita -appunto- in un sistema, il quale deve permetterle di vivere in una situazione stabile. E la stabilità, oggigiorno, non è trovare un impiego che eventualmente rimanga per sempre: la stabilità oggigiorno è l'essere parte di un sistema che, perso/svanito/lasciato un posto di lavoro, permetta di cercarne e trovarne un altro. In poche parole, un sistema che fornisca di pari passo adeguati ammortizzatori sociali e un mercato del lavoro basato su una prassi di reclutamento equa, aperta e priva di dinamiche clientelistiche.

Rigiro il discorso facendo un passettino indietro: come potete leggere nel capitolo "Strategia Islam" del mio romanzo, io a sfruttare qualche contatto di famiglia c'ho provato -come del resto qualsiasi comune mortale- ma una come la Sig.ra Ronchi non ha capito l'utilità di quel che proponevo, mentre invece è stata una mia scelta quella di non cancellare la mia vita personale in favore dell'azienda della Sig.ra Giardi.
Ciò che mi resta indigesto è che, io e la maggior parte dei giovani laureati italiani, dobbiamo sperare d'avere nel paniere di casa il contatto giusto, perchè via di trovare colloqui ce n'è pochina. Poi è ancora più difficile sentire proposte serie e dignitose quando invitati ad essi.

Ed è per questo che, collegandomi al secondo punto di inizio post, non sono per nulla sorpreso che gli italiani si affidino sempre meno ai centri d'impiego o anche al Web per cercare lavoro: i primi sono poco al passo coi tempi, il secondo sta sempre più assumendo le fattezze d'una vasca dei piranha.
Andate in UK e rivolgetevi ad un "job center", oppure consultate i siti Web di lavoro britannici: ben più avanti in entrambi i casi, fino al punto che, per quanto riguarda Internet, non vi è annuncio che non chiarisca sin dal primo momento anche la retribuzione, dal salario per un posto da spazzino fino a quello da 70mila e passa Sterline annue (dicesi 7000 Euro/mese) per un manager in una media impresa.
Approfondiremo in futuro. Per intanto meditiamo su questi problemi, che nella gerarchia del sistema lavoro italiano non stanno a valle né a monte: stanno soprattutto in collina, cioè ai piani dirigenziali delle piccole e medie imprese.

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