martedì 14 febbraio 2012

BERSAGLIO GIOVANI

E' ufficiale, gente: l'unico posto sicuro che i giovani d'oggi hanno conquistato è quello come tiro-a-segno.
Da Padoa Schioppa al premier Monti passando per lo strafigo Martone, ormai nessuno più rinuncia all'ebrezza del premere il grilletto. Quei cazzo di fagiani d'altronde sono troppo lenti, con noi è tutta un'altra esperienza di gioco. E manco si mettono di traverso gli animalisti.

Meno male che ogni tanto però qualcuno ha il coraggio e la decenza di essere la voce fuori dal coro e dar contro ad una classe dirigenziale che dopo il berlusconismo pare la gente abbia uno strano bisogno ossessivo-compulsivo di reputare perfetta, inattaccabile. Roba da psichiatria, insomma.
La voce fuori dal coro a cui accennavo è l'encomiabile Ilvo Diamanti, che ha pubblicato un interessante articolo su La Repubblica in sostanziale difesa dei giovani italiani, con a supportare le sue enunciazioni anche una serie di dati molto interessanti, che demoliscono senza troppe smancerie gli stereotipi dei bamboccioni e degli sfigati cuciti su tutti gli under 30 odierni come Stelle di David agli ebrei in epoca nazista.

Vi invito a leggere l'articolo per intero e mi permetto di citare il seguente, significativo passaggio:
(...)Per questo non è chiaro perché a "liberare" l'Italia dal peso del passato debbano essere proprio loro. I giovani. Quegli "sfigati".
Come se la società e il mercato del lavoro fossero davvero "aperti", regolati dal merito. Non è così. Lo dimostrano molte ricerche. Dalle quali emerge che, secondo 7 italiani su 10, le diseguaglianze sociali dipendono, soprattutto, dalla famiglia e dalle amicizie (Demos per Unipolis, gennaio 2012). D'altronde, lo pensano anche gli imprenditori, cioè, i "datori" di lavoro (Demos per Confindustria, gennaio 2010). I quali, per primi, tendono a riprodursi per via familiare. (Come le "classi dirigenti", d'altronde: professori universitari, giornalisti, politici, liberi professionisti....).
Perché prendersela con i giovani, "questi" giovani? In via di estinzione, dal punto di vista demografico. Perché non hanno futuro: 8 persone su 10 si dicono certe che i giovani non miglioreranno la posizione sociale dei loro genitori. Ancora: il 50% dei giovani (ma di più, tra gli studenti universitari) pensa che sia necessario stipulare un'assicurazione integrativa, perché non disporrà mai di una pensione (Demos per Unipolis, gennaio 2012). (...)


La riflessione mia è la seguente: a furia di badare ognuno al proprio orticello -in primis a discapito di quello del vicino- ci siamo fottuti la Valle degli Orti.
Siamo terra di somma cultura ed intelletti da secoli e secoli, unificati da uno e mezzo e repubblica da 66 anni. Sono bastati però un numero di lustri contabili con le dita di una mano a mandare quasi tutto al macero. Mi permetto arrogantemente di dire che, a questo punto, giovani come me sono l'ultima speranza, non certo la carie della situazione.


(PS: Diamanti, mi dia il suo indirizzo: se Martone ha mandato i fiori alla Santanchè per la solidarietà espressa, io vorrei mandare a Lei per lo meno una scatola di cioccolatini)

2 commenti:

  1. ...il problema dei giovani, lavoro ai giovani, la disoccupazione giovanile.. vi siete mai chiesti quanti disoccupati over 40 ci sono in italia (minuscolo)? Sono più dei disoccupati under 30 (i giovani..) ma nessuno ne parla... Meditate giovani, adesso avete qualche (scarsa) speranza per il vostro futuro ma se perderete il lavoro dopo i 40 sarete finiti

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  2. Parli col figlio di un cassintegrato, quindi mi trovi sensibile all'argomento.
    Il punto secondo me è solo uno: giovani o meno giovani, denti da latte o denti del giudizio, dobbiamo unirci per cambiare l'Italia.

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