martedì 21 febbraio 2012

GENERAZIONE "COPIA E INCOLLA"


Se finiamo trattati come imbecilli, a volte un motivo c'è.
Dalla patria dei furboni per antonomasia, non di rado mi giungono storie di stratosferica stupidità come quella che sto per raccontarvi.

Per svariate ragioni io sono ancora in contatto con alcuni miei ex professori, tanto del liceo quanto dell'università. Inoltre, un numero sparuto ma significativo di vecchi amici sono ora insegnanti e ricercatori. Ciò fa sì che io abbia ancora un piede dentro il settore dell'istruzione, almeno "moralmente" parlando.
Dalle fucine della mia ex università, oggi mi è giunta la seguente storia: una studentessa ha consegnato i primi due capitoli della sua tesi di laurea per la correzione e al relatore sono bastati fra i 40 e i 46 secondi per sentire puzza di copia e incolla. Partite le indagini, nel lasso dei 14-20 secondi successivi il docente ha stanato la pubblicazione e certificato il plagio.

Fermi tutti, prendiamoci una pausa: vi informo che, fossimo stati all'estero, per la studentessa sarebbero stati cazzi equini e -a meno che non fosse una ninfomane- avrebbe avuto pochi motivi per gioire.

Ritorniamo sulla scena del delitto: alla studentessa è stata prontamente notificata la scoperta, con ovviamente nessuna possibilità di scusanti. D'altra parte, il plagio è tanto contro l'etica della correttezza accademica quanto una pratica perseguibile legalmente secondo quanto recitano le norme sul diritto d'autore.

Morale della favola: dopo una figura delle peggiori, la studentessa ha scritto scusandosi e addossando il tutto ad "un errore involontario". Ciccia, ma come cazzo fai a dire che non t'eri accorta? Si deve forse finire a pensare che manco te la stai facendo tu la tesi?
Purtroppo, però, nell'università italiana non c'è ancora un regolamento disciplinare che stabilisca le procedure punitive da attuare in casi del genere, quindi anche il relatore s'è trovato con le mani legate e non ha potuto fare altro che proferire una ramanzina. In nazioni come il Regno Unito, invece, si sarebbe profilata la possibilità di espellere tale persona dall'ateneo.

Io da un lato mi chiedo se si possa davvero essere così imbecilli superati i vent'anni: ma davvero tu, signorina, credevi di poterla fare franca con ben 2 capitoli di puro copia e incolla, per giunta provenienti da un'unica opera?
Dall'altro lato mi spiace profondamente che l'università italiana sia ancora sprovveduta in termini di regolamento di fronte ai casi di plagio o tentato tale. E mi spiace non perchè tutto d'un tratto sono diventato il moralizzatore di turno, ma perchè è anche per colpa di studenti del genere se oggi una laurea vale quanto una scoreggia fatta con la mano sotto l'ascella.

Se vogliamo parlare di copiare qualcosa in caso d'esami dalle richieste assurde (come talvolta purtroppo ne capitano, per colpa di docenti assai poco professionali), allora sediamoci ad un tavolo e discutiamone. Però, signori, che nessuno osi dire che su un lavoro come una tesi -dove c'è ampia libertà di scelta di materia, argomento, relatore, modalità di lavoro e tempistiche- un laureando degno di tale nome possa essere giustificato nel tentare manovre di gabbo. Se non siete in grado di finalizzare un compito del genere con la farina del vostro sacco, vuol dire che non siete fatti per laurearvi.
Puro e semplice, e non è un crimine. Solo levatevi di torno, e che certe cose possa conquistarle solo chi realmente se le merita.

2 commenti:

  1. la Facoltà di Scienze Politiche di Forlì utilizza un software specifico che analizza l'elaborato a tutela della garanzia di originalità dello stesso. Il laureando deve altresì autocertificare l'originalità del suo elaborato, pena la possibile contestazione del reato ai sensi del RD 475/1925.

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  2. Ottima cosa, dovrebbe diventare una linea guida nazionale assieme a tutti i logici accorgimenti e, inoltre, a delle sanzioni anche per il TENTATO plagio come nel caso che ho riportato

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