martedì 27 marzo 2012

#ANDAREINLIBRERIA

Nella mia costante arretratezza tecnologica, inizialmente all'oscuro di tutto negli ultimi giorni mi sono imbattuto in un TT.
Cos'è un TT? E' un "trending topic" su Twitter, cioè un tema ad alta discussione, solitamente contrassegnato da una parola preceduta dal simbolo #, il famoso "hashtag".
Capita l'antifona, ho con gusto cavalcato l'ondata che si andava creando in proposito ad #andareinlibreria, facendo così scoprire ad un bel numero di twitteriani l'esistenza di Brillante laureato offresi e della sua versione e-book gratuita. Ora, però, continuiamo qui la discussione: ma voi ci andate in libreria?

Su Twitter se n'è parlato per 48 ore in maniera intensissima. Le schiere erano principalmente due: cyber-futuristi dediti all'e-book con download da location remote e romantico-intellettuali con la libreria come luogo di meditazione, elevazione spirituale e -c'è da registrarlo- feticismo da "I love annusare i libri". 

Io, personalmente, nelle librerie ora come ora mi c'imbatto nei ritagli di tempi morti, come in quest'ultimo week-end, dove mi sono trovato con tre quarti d'ora da ammazzare in un'affollata stazione dei treni all'ombra della Madonnina. Ebbi la stessa esigenza un paio di settimane or sono: stessa grande stazione, stessa grande libreria. Anche l'altra volta c'ammazzai una quarantina di minuti larga.
Bene, dopo un lasso di tempo totale corrispondente a quello in cui 22 cretini corrono dietro ad un pallone ogni week-end, ho probabilmente capito perché le librerie sono uno di quei luoghi in cui bazzico poco-nulla. Tenetevi forte: a mio parere le librerie sono morte. Quello che c'è rimasto sono, nel più dei casi, solo "volumerìe": locali con scaffalate di volumi di carta stampata da smerciare, categorizzata sì per settori ma senza etica generale, personalità di fondo, coerenza alcuna.

Una giungla, una bolgia. Tutto e il contrario di tutto, dai rettiliani a "io, Ibra" passando per derrate di romanzi, saggi, tomi. Più o meno buoni, chissà. Solo tutti, semplicemente, tremendamente anonimizzati dietro un ammasso di specchietti per le allodole.
Il peggior luogo per chi voglia approcciare nuove letture.

La pattumiera che alberga in luoghi del genere è impressionante e io, tanto sprovvisto di machete quanto senza fiducia nella pazienza e nella buona fede del commesso medio, sento di fisso la testa che comincia a girare vorticosamente. I primi 10 minuti è tutto affascinante, i seguenti 30 una climax dell'opposto. Prima vorrei comprare tutto, poi la mano al portafoglio la metto per controllare che non me l'abbiano scippato i pickpockets.
Che succede nel mentre? Succede che leggo un po' di qui, leggo un po' di là e poi mi dico: "Bene Mattia, come capiamo cos'è merda e cosa no? Chi è su questi scaffali per divulgare qualità e chi solo per vendere pagine?"

Ed è qui che mi crolla tutto. Da librerie a volumerìe.
Prendo ed esco, perciò. Con sottobraccio nulla se non una certa pace interiore relativa all'assenza del mio libro da tale sorta di scaffali. Non per spocchia da genio incompreso, ma per piena consapevolezza dell'inutilità dell'eventuale mia presenza.
Non ho nulla da vendervi: ho pure annullato il servizio che avevo con la Feltrinelli. Tanto #andareinlibreria è diventato un po' come #andareindiscarica.
E voi, gabbiani, non cercavate il mare?

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