giovedì 29 marzo 2012

PANORAMA RISTRETTO

Per puro caso mi sono imbattuto nella copertina del numero di Panorama uscito qualche giorno fa.
Tempi addietro trattavasi di un settimanale che leggevo volentieri, poi da quando ho cominciato a vivere all'estero mi sono trovato gioco forza a lasciarlo perdere, visto che on-line non se ne trovano che briciole. Se gli editori questo vogliono, d'altronde, questo sia.

Il "panorama ristretto" è quindi in primo luogo il mio, ma giustificabilmente in relazione a quel che il settimanale propone nonostante si sia nell'era di Internet.
Ragione o meno, colpa mia o colpa di chissà chi, pur superficiale che sia la mia opinione non avendo potuto leggere l'articolo intero, vi dico che avverto un certo nervoso. Ecco perché:


Come potete leggere dalla presentazione, "Mirto Monaco ha 22 anni e fa l’operaio arrampicatore. Vittorio Sangiorgio ha 29 anni e si occupa di verde tecnologico. Roberta Calvanese ha 30 anni e ha riadattato i bus per i turisti. Natale Giunta, 32 anni, fa lo chef imprenditore. Vincenzo Netti, 34 anni, è un contadino green".
Le mie considerazioni sono le seguenti:
  • La copertina, ad uno come me, brucia dentro: ma chi è che, con un minimo di sale in zucca, sta aspettando gli accordi fra governo e sindacati per tentare di battere la crisi? Tutti quelli come me si rompono la testa giornalmente per cercare di avere una migliore visuale sul da farsi, aprirsi un varco, trovare una svolta. Davvero ci volete sbattere in faccia 5 persone in questa maniera, come se tutti noi altri avessimo il culo sul divano in attesa dello Spirito Santo?
  • Seconda cosa: non è certo Panorama a esordire con un argomento del genere. "Se il lavoro non c'è, inventatelo" è un vecchio ritornello di questa crisi, in bocca ai politici senza altre risposte da dare ai giovani e rimpallato dai media di tanto in tanto. Quando poi ci s'imbatte nella realtà, le dinamiche sono molto più complesse e, come dicevo in post precedenti, non sempre una buona idea è un'idea ben accolta dal mercato.
  • Sono felice che i 5 "enfant prodige" di cui sopra abbiano trovato una propria dimensione. Ma scusate: fra i lavori elencati non vi pare ce ne siano almeno 3 che non rappresentino tutta 'sta novità? Contadino green lo era già (sotto il nome non anglicizzato di cuntadin) mio bis-nonno, di chef-imprenditori ce ne sono vagonate e di operai che s'arrampicano mi pare proprio abbondino luoghi, in barba specialmente alle leggi sulla sicurezza. E' appropriato usare il verbo "inventare" in questi casi?
  • In quanto a riconvertire bus e occuparsi di verde tecnologico: i miei migliori auguri ai ragazzi, ma a che punto sono col lato imprenditoriale della loro idea? Lanciare un progetto è sufficiente a dire che "si fa" la tal cosa? Secondo me sarebbe più saggio parlarne fra 5 anni, perché un punto di partenza non è automaticamente un punto d'arrivo. Chi ha letto il mio libro può ben capire a cosa mi riferisca.
Rimanendo aperto alle opinioni di chiunque -dai protagonisti di queste storie a chi ha Panorama in mano, passando per i giornalisti del settimanale stesso- e non volendo arrogarmi qualsivoglia ruolo di giudice ultimo, mi si lasci comunque la libertà di conservare scetticismo. Perché troppo spesso mi sono imbattuto in un qualcosa di molto subdolo: più la crisi s'è inasprita, più ho visto edicole e librerie riempirsi di copertine su storie di svolta, su come conquistare il lavoro perfetto, su quale sia la ricetta della felicità in tempi duri. E, gettandomi fra diverse di quelle pagine in cerca della ragione per cui a me le cose non vanno, per cui da cento semi viene su mezzo germoglio, per cui io sono sbagliato, mi pare d'aver capito un paio di cose: l'editoria ha bisogno di vendere e la gente in crisi è preda facile. Basta una bella etichetta sull'acqua calda e il gioco è fatto. Se poi si riesce anche a spacciare la casualità per la norma, la mano buona per la consuetudine del poker, ancora meglio.

Accoglierò con immenso gaudio illuminanti smentite. Per intanto rimango col dubbio che il panorama ristretto, forse, non sia il mio.

8 commenti:

  1. condivido il tuo punto di vista, specialmente sul primo punto!
    (un'altra laureata in offerta)

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  2. mi fai ricordare un'amara discussione avuta con un dipendente statale che oggi ha circa 56 anni. Quando gli presentavo le mie preoccupazioni sul lavoro (lui fa il bidello e non è laureato), dicendo che ormai la laurea vale quel che vale e che trovare lavoro è veramente difficile, mi ha risposto: "ma di che cavolo ti stai lamentando? Hai scelto tu di fare l'università! Se uno vuole lavorare il lavoro lo trova, te lo devo trovare io il lavoro?".

    Non è solo una differenza generazionale ma anche di cervelli. Il problema è che in Italia non li sanno distinguere, i cervelli, ma vanno ancora a "punti".

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  3. Grazie per i vostri commenti. Mi auguro ulteriori persone si aggiungeranno alla discussione.

    Valentina, capisco bene la situazione che riporti. Classiche argomentazioni di chi non ha nulla da dire e/o vive distaccato dalla realtà, specie quella dei giovani d'oggi. Che rabbia.

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  4. anche io ho trovato quella copertina stupida ed offensiva ...
    vabbè si sa chi è il padrone... e cmq nn tutti siamo nati per fare gli imprenditori ... e che ne facciamo di quelli nn sono capaci di diventare imprenditori ... e poi se facessimo tutti gli imprenditori ... chi farebbe l'operario... qualcuno prima di pubblicare certe copertine sceme dovrebbe prima pensare...

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  5. una volta, tanti anni fa, quando il direttore era Lamberto Sechi, Panorama era uno dei settimanali più seri d'Italia. E ciò disturbava il nano malfattore che iniziò a corrompere a destra e a manca per liberarsi di una voce autorevole e indipendente. Ora è solo uno squallido fogliaccio degno dei settimanali di gossip che gli fanno da contorno... Perciò, un consiglio, non commentate immondizia...

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  6. Concordo totalmente col tuo ultimo punto: ci stanno propinando il sogno americano. Tu studia, impegnati, lavora, cerca, trova, perdi, cerca ancora e trova nuovamente... che alla fine il tuo appartamentino da 40 metri quadri lo otterrai. Ed una smart/ka nel garage (se a disposizione). Ed il tuo lavoro di soddisfazione, in una grande azienda dagli arredi moderni e l'aria condizionata a palla.. lavoro che consisterà nel stare al computer a far non-si-sa-bene-cosa, ma con tante belle pause caffè. Ed il tuo stipendio da magari 1200? Quanto basta per far le ferie una volta l'anno e potersi comprare l'ultima novità tecnologica in vendita, assolutamente inutile ma mooolto cool.
    Il sogno americano ci propinano.

    (dimenticavo: e tanta TiViii per non annoiarsi mai, Homer docet).

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  7. Siamo in tanti a sentirci "sbagliati", non solo tu Mattia, siamo in tanti a chiederci se abbiamo sbagliato a laurearci, se abbiamo scelto il percorso di studio sbagliato, in quale punto del percorso abbiamo fatto l'errore...siamo messi tutti i così! E mi convinco sempre di più che siamo solo una generazione perduta, stiamo a processarci per nulla, non siamo noi l'errore. Gli errori li hanno fatti per trentanni di fila chi ci ha preceduto, avere un classe dirigenziale mediocre porta a questo. E poi condivido quando scrivi che queste storie sulla crisi e di chi ce l'ha fatta fanno vendere, ne spuntano ovunque, la gente legge perché non sa dove sbattere la testa.
    http://gattolibero.wordpress.com/

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  8. "Stiamo a processarci per nulla". Condivido in pieno il tuo pensiero

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