lunedì 23 aprile 2012

SUL CORRIERE DELLA SERA


La settimana si apre meteorologicamente uggiosa, ma mediaticamente raggiante per me: la rubrica "Solferino 28 anni" del Corriere della Sera ha accolto e raccontato ai propri lettori la mia storia, che trovate qui.
Ringrazio la gentile Chiara Maffioletti e v'invito a non essere timidi: fateci sapere la vostra opinione!

18 commenti:

  1. Mattia, come posso contattarti?

    Grazie
    Gianni

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    1. Ciao Gianni, guarda nei "Contatti" in cima alla pagina :-)

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  2. Caro Mattia,

    Mi chiamo Stefano, ho i tuoi stessi anni e se non ho capito male mi sono laureato nella tua stessa università e nella tua stessa facoltà (ma corso di laurea diverso, prima SPO e poi EFI).

    Ben prima di finire gli studi mi ero già accorto che l'Italia non avrebbe avuto nulla da offrirmi. Così ho preso baracca e burattini e me ne sono andato. All'inizio non è stato facile, perché a Londra ci vogliono andare tutti e per la stessa posizione applicano migliaia di studenti con background ben più sfavillanti del mio (Oxford, Cambridge e Ivy League in testa). Ma le poche occasioni che sono riuscito ad avere me le sono tenute strette e oggi guadagno uno stipendio considerevole, che mi permette di pagarmi l'affitto in un appartamento di Chelsea e di togliermi tutti gli sfizi che un normale adulto (perché a 28 anni non si è certo ragazzi) con la testa a posto può desiderare.

    Da queste parti non esistono cassa integrazione, articolo 18 o garanzie come quelle che ci sono in Italia. Con un mese di preavviso possono lasciarmi a casa. Ma sai perché non lo fanno? Perché lavoro sodo e il mio lavoro viene riconosciuto, moralmente ed economicamente. Non sono costretto da ridicoli contratti collettivi che trascinano tutti alla mediocrità e il mio datore di lavoro non è ingabbiato dallo spettro del reintegro forzato se dovesse licenziarmi perché non faccio il mio dovere.

    Dimenticavo: qui la gente vive serenamente, fa piani per il futuro e di certo non si strappa le vesti se le cose non vanno come vorrebbe. Perché ognuno è artefice del suo destino, nel bene e nel male.

    Grab life by the balls. Sempre e comunque.

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    1. Ciao Stefano,

      Grazie mille per avermi scritto. Condivido molto quello che dici, e se deciderai di leggere il mio libro capirai che la mia filosofia di base è la medesima, infatti la conclusione non potrebbe chiarificarlo meglio.
      Complimenti per la tua vita a Londra, città elettrizzante senza dubbio anche se, che dici, ci cresceresti mai dei figli? Io sarei un po' titubante in merito, fammi saper la tua

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    2. Grazie dei complimenti. In tutta sincerità i figli per ora sono l'ultimo dei miei pensieri. Essendo cresciuto in un piccolo paese di provincia non ho idea di come sia crescere in una metropoli, ma se dovessi scegliere tra Londra e Milano di sicuro andrei per la prima. Se non altro per l'educazione che si può ricevere a livello universitario, per l'età a cui i miei colleghi si sono laureati (22 anni in media) e per la popolazione studentesca che è fatta di tutt'altra pasta. Penso che quei simpatici pestaggi nei confronti di chi la pensa diversamente o le minacce di morte a Pietro Ichino le abbiamo vissute entrambi sulla pelle nel nostro cortile universitario...

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    3. Certo, capisco cosa intendi. Io ho vissuto in UK fra York e Manchester, quindi conosco bene l'ambiente. Molto più meritocratico ma conseguentemente ben più classista.
      L'Italia ha molto da imparare dal Regno Unito in termini di professionalità, ma anche loro hanno qualcosa da imparare da noi, specie sul versante familiare/sociale.
      Comunque fra Milano e Londra, sceglierei la seconda anche io

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    4. Mah, sul classista ho grossi dubbi. Una società davvero meritocratica è per definizione non classista, perché determinati traguardi non vengono raggiunti per diritto divino ma conquistati.

      Piuttosto, in generale ho la sensazione che qui nei fatti abbiano capito una sacrosanta verità: tutti devono avere le stesse opportunità, ma non tutti hanno le capacità per arrivare lontano. Non siamo tutti uguali, piaccia o non piaccia. Altrimenti si fa come in Italia, dove la mediocrità come obiettivo ha trascinato un paese intero sull'orlo del disastro.

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  3. Ciao Mattia,

    volevo ringraziarti, scoperto ieri pomeriggio sul corriere, ho passato serata e nottata a finire il tuo libro, pointillisme di amare risate inaspettate.

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    1. Grazie a te Matteo, per aver letto e avermi scritto, nonché per questa originalissima definizione!

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  4. Ciao Mattia, ho 47 anni ed ho letto il tuo libro, un paio di domande perchè mi è sembrato che il tuo 'pezzo di carta' sia da te visto come un 'lasciapassare' al mondo del lavoro (infatti il libro inizia proprio da lì ...). Ora : lavoro da 27 anni (ho cambiato 6 posti di lavoro, avrò fatto non so quanti colloqui ...) e ti assicuro che ho trovato più situazioni assurde e grottesche negli 8 mesi di università che negli anni a seguire (compreso il militare !). Ora ti chiedo : gli anni dell'università non ti hanno dato alcuno spunto ? che esista un corso di laurea in 'Mediazione linguistica' secondo te ha un senso ? Non c'era nessun barone / docente con doppio lavoro / incompetente totale nella tua facoltà ? Non pensi che la prima riforma da fare in Italia sia quella della scuola ? (le spese per l'istruzione sono al numero 1 in Italia, sono più del doppio delle pur esagerate spese militari !) PS: Mi piacerebbe leggere la tua ironia a questo proposito
    PPS : ma adesso lavori ? Sei ancora a Berlino ?

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    1. Ciao, grazie per avermi scritto. Ti rispondo passo passo.

      1: "gli anni dell'università non ti hanno dato alcuno spunto ?". Certo, e mi sembra che l'idea dei servizi linguistici di cui parlo nel libro ne sia un esempio;

      2:"Che esista un corso di laurea in 'Mediazione linguistica' secondo te ha un senso?". Certo, dato che è l'evoluzione della laurea in lingue, integrata con conoscenze socio-giuridico-economiche. Credo che l'Italia abbia estremo bisogno di figure del genere, se non altro per riciclarle come "esperti linguistici d'impresa" (con contratti dignitosi, magari).

      3: "Non c'era nessun barone / docente con doppio lavoro / incompetente totale nella tua facoltà ?". Ero li a fare lo studente, non il poliziotto delle trame occulte, quindi ti posso dire che so di per certo che ho avuto alcuni professori criticabili, ma parimenti altri validi.

      4: "Non pensi che la prima riforma da fare in Italia sia quella della scuola ? (le spese per l'istruzione sono al numero 1 in Italia, sono più del doppio delle pur esagerate spese militari !)". Il settore istruzione credo abbia semmai bisogno di maggiori fondi, chiaramente da amministrare saggiamente....altrimenti dalle scuole escono bestie per contrastare le quali poi è necessario implementare le spese militari ;-)

      Sul PPS: come avrai letto, con le mani in mano non sono mai stato, quindi sicuro che lavoro. Per l'altra parte della risposta ti invito ad avere un po' di pazienza per il momento: racconterò tutto nel prossimo libro, se avrò la fortuna di potermi mettere a scriverlo. Nel mentre, spulciando il blog troverai qualche accenno.

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    2. Caro mattia,
      sono un docente.
      Complimenti e coraggio, anche se le mie idee su alcuni punti possono essere diverse.
      Anche io amo l'Inghilterra, come ha scritto qualcuno, ma mi piacerebbe si potesse vivere bene, con la stessa educazione ed onestà anche da noi.

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    3. Grazie mille. Anche io maturo sempre più la medesima aspirazione. L'Inghilterra ha molto da insegnarci, ma il top potremmo raggiungerlo importando il loro meglio conservando al contempo il lato più positivo dell'italianita.
      Mi auguro che questo mix virtuoso possa prendere vita, faremmo un balzo in avanti da record.

      PS: se le idee sono diverse, basta che ci sia la voglia e ne possiamo discutere. Di sicuro saranno occasione d'arricchimento :-)

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    4. Ciao Mattia,

      ho finito ora di leggere la versione elettronica del tuo libro (in due giorni! Mi duole l'arcata sopraccigliare ahahaha!). Mi rendo conto che so davvero poco di te e delle tue vicissitudini. C'e' sicuramente molto altro ancora che non so, ma quel che so per certo e' che hai un dono per la scrittura che non possiedono in molti. Io mi concentro sempre sulla parte emotiva di qualsiasi libro io legga, foss'anche un saggio sulla seconda guerra mondiale e leggendo la tua storia vedo un ragazzo sognatore, tenace e caparbio. Io non sto certo a sindacare il perche' un lavoro per te in Italia non e' saltato fuori, come molti hanno commentato sul sito del Corriere della Sera, pero' non metto in dubbio tu sia una persona speciale, e sono sicura che qualcosa per te saltera' fuori prima o poi. Quel prima o poi, lo so, lascia l'amaro in bocca, ma con la situazione attuale italiana non mi aspetto niente di piu' di un prima o poi, e non perche' metto in dubbio le tue capacita', ma semplicemente perche' e' cosi e' basta. L'Italia della classe media non esiste piu' e le poche opportunita' che ci sono, se le prendono quelli che hanno raccomandazioni. Bello eh?

      Ma infondo io che ne so? Vivo da 6 anni e mezzo negli Stati Uniti e la mia non e' stata una corsa in discesa per inseguire la carriera, ma bensi' per inseguire l'amore. Ma ora ho un lavoro decente, una famiglia e qualche esame dato al Junior College. Io, che vengo da una situazione famigliare difficile, a cui ho dovuto adattarmi a tutto, anche al non finire le superiori ed andare a lavorare in fabbrica, adesso ho una mezza carriera (ma si, chiamiamola cosi!) e la prospettiva di continuare a crescere, e magari di riuscire a finire il mio corso di laurea interrotto tre anni fa. Fossi restata in Italia, starei ancora lavorando in quella ditta di plastica ad intossicarmi i polmoni ed a farmi calpestare l'orgoglio come fosse uno zerbino. E' triste realizzare che, purtroppo, spesso l'estero e' l'unica soluzione. Ma nutro sempre la speranza che le cose miglioreranno, e la situazione cambiera'.. in meglio. Ti auguro tanta fortuna, Mattia.

      PS: perdonami il papiro, sono prolissa lo so..

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    5. Ciao! Grazie mille per quanto hai scritto...e non osare scusarti, hai fatto bene a scrivere quanto ti andava :-)

      Apprezzo la tua non scontata sensibilità nell'approcciare la mia causa, come più ancora apprezzo quel che mi racconti in merito ai tuoi trascorsi. Hai fatto certamente bene a fare quel che hai fatto, specialmente inseguendo come prima cosa l'amore anziché la pecunia, seppur sempre coi piedi per terra. Credo che siamo della stessa parrocchia, su questo.

      Ti faccio un grandissimo in bocca al lupo per tutto. E se è nei tuoi desideri prendere quella laurea, ti auguro di risucirci.
      Se ti andrà d'aggiornarmi, il mio blog è qui e i miei contatti idem.
      Un abbraccio

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    6. Grazie a te Mattia per aver dato spazio alle mie modeste considerazioni. Il programma di prendere la laurea c'e' e c'e' sempre stato fin dalle superiori.. e' stato il destino non molto clemente che ha fatto si che questo non accadesse in tempi brevi. Purtroppo (o per fortuna? dipende da come la si vede) saro' una di quelle che si laureera' con largo posticipo e ad una certa eta' :-P ma ora, oltre che un lavoro full-time, ho anche un bimbo di 3 anni da seguire che ha bisogno di quel poco di tempo che mi rimane. Ma non mollo. Il problema comunque degli Stati Uniti (perche' di problemi ce ne sono anche qui, anche economici) e' che ormai l'universita' per se stessa e' diventata un business, anche le statali costano un occhio, e ti ritrovi poi a dover ripagare una media di 30 mila dollaroni di prestito effettuato per pagarti l'universita'.. cosi io vado piano, faccio quel che posso con il tempo che ho ed il denaro a disposizione, poi chi vivra' vedra'. Fortunatamente, sono riuscita ad inserirmi nel mondo del lavoro anche senza un pezzo di carta.. non che succeda tutti i giorni pero' :-)

      Mi rendo conto che sto sforando davvero, tra un po' ti racconto vita, morte e miracoli! Mi fermo va!

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    7. Comprendo benissimo che con un bimbo da crescere non sia certo facile pensare ad un investimento da università statunitense. Da questo punto di vista l'Italia è certamente più economicamente democratica, anche se ciò vuol dire che l'università stessa non decolli perché povera di fondi.
      Se sei già ben inserita nel mondo del lavoro, fatti due conti su quanto concretamente una laurea potrebbe migliorare la tua posizione sociale. In una nazione come gli USA, con più mobilità lavorativa, c'è sicuramente da dire che un pezzo di carta apre più porte che in Italia, anche oltre la soglia dei 30 anni. Se senti odore d'investimento, ha senso farlo: è come per un'azienda "aggiornare il macchinario", se mi permetti la metafora; se invece è più per sfizio personale, allora sono certo che preferirai prima pensare a tuo figlio e poi, se avanzano tempo e soldi, al resto. Nel mentre, l'esperienza sul campo ti porterà comunque ad avere un buon numero di occasioni.
      E certo, da una parte o dall'altra il sudore della fronte è il lubrificante basilare per far girare gli ingranaggi.

      Di nuovo in bocca al lupo!

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    8. Concordo con te sulla questione universitaria. L'universita' italiana ha bisogno di rinnovazione, ed il modello statunitense potrebbe essere preso come spunto, spulciando pero' bene i lati positivi di questo. Il fatto pero' che sia molto piu' economica lascia spazio all'educazione anche a chi, finanziariamente, non se lo puo' permettere.
      Il tuo ragionamento ha perfettamente senso, Mattia. Farei un'investimento alla carriera subito, se non avessi famiglia qui, perche' comunque non avrei niente da perdere, e l'investimento nell'educazione puo' essere visto anche come qualcosa di piu' di un arricchimento economico: un arricchimento culturale. Trattandosi pero' di una situazione diversa, ci vado cauta, perche' appunto, non voglio togliere del tempo a mio figlio che gia' sta all'asilo nido tutto il giorno per 5 giorni alla settimana fin da quando aveva 3 mesi.

      Ti ringrazio tantissimo per le tue parole, e' bello comunque sapere che c'e' qualcuno che capisce, nonostante la situazione personale differente. Fuorviando un po', poi, ci sarebbe da scrivere un'intera paginata sulle universita' americane, che per quanto innovative e rivoluzionarie, hanno anche molti lati negativi e, qualitativamente, secondo il mio modestissimo parere, non preparano culturalmente bene come le universita' italiane.

      Grazie ancora e complimentissimi per il tuo libro.. aspetto con ansia di leggere il secondo :-)

      Un abbraccio

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