mercoledì 18 aprile 2012

MAMMA FIERA

Chi ha letto il mio romanzo sa bene cosa significhi per me la parola "fiera". Un ambiente dove ho lavorato, un ambiente che ho osservato, un ambiente dove ho trovato delle cose e dove purtroppo non ne ho trovate altre.

Proprio in questi giorni, quella di Milano è in fermento per uno dei maggiori eventi dell'anno: il Salone del Mobile, con tanto espositori quanto visitatori che arriveranno da tutto il mondo e il suo contorno di FuoriSalone, feste, eventi in città e via dicendo. Un concentrato di mondo a palpitare in un'unica città, traslando dal diurno presso il polo di Rho Fiera al notturno della celebre e centrale Milano by night.

"Chi volta le spalle a Milano, volta le spalle al pane" è la parafrasi (edulcorata) di uno storico detto meneghino. Se però tale pane è stato buono per decenni, ora siamo oltre il raffermo: con tristezza, siamo alla muffa.
Le notizie che circolano su quel che accade presso Fiera Milano non sono altro che la punta dell'iceberg targato MI. Sotto i piedi della Madonnina dorata c'è una montagna di fango, oggigiorno. E -vorrei far notare agli amici giornalisti- non solo con gli immigrati come parti lese. Disabituiamoci allo stereotipo dell'italiano in Borsalino schiavista dello straniero in abito sdrucito, perché per anni io ho visto giocarsi a Milano e dintorni un'altra partita, molto meno razzista ma molto più classista: padroni contro servi, o -per dirla in inglese con una terminologia che mi suona meglio- have contro have-nots
Esatto: a Milano sei di una sponda se hai, o dell'altra se non hai. "Hai" cosa? Potere, possesso. A volte serve il primo, spesso sazia già il secondo. E non necessariamente servono entrambi, il punto non è chi ha una cosa o l'altra: il punto è che chi ha le mani vuote è fuori, sgobba per gli altri. Discorso chiuso.

Anzi no, discorso ancora aperto: sgobbare per altri aveva fino ad una manciata d'anni fa il più nobile termine di "lavorare per". Oggi invece è sfruttamento, schiavitù pressoché.
E quando si aprono i cancelli di una fiera, si aprono parallelamente anche tante opportunità d'incarichi per i giovani, è vero. Ma se stringiamo il fuoco possiamo vedere una miriade di dettagli inaspettati, di manovrine, di giochetti, di truffette ai danni di una categoria di lavoratori tutelata zero a causa della giovane età e del "volere o volare" su cui si basano i lavori a chiamata, nonostante le eventuali competenze.
Nelle fiere io ho fatto di tutto: back office, interprete, oblitera-badge, steward, monta-smonta non assicurato ed altro ancora. Dal fatturato al nero, dall'Italia all'estero, in Brillante laureato offresi ci sono circa la metà dei miei trascorsi e invece altri troverò modo di raccontarveli, essendo avvenuti successivamente.

Quel che conta è che -nonostante ne abbia passate, viste e sentite di ogni- le storie come la mia o quelle simili non conquistano i grandi titoli perché non suscitano un clamore pari a quelle di altre categorie deboli, ritenute "più deboli di altre", con connotazione Orwelliana. Siamo ventenni, siamo italiani, le nostre famiglie hanno ben o male un tetto sulla testa sotto cui metterci. Siamo reputati cittadini di serie A con storie di serie B. Scarsamente notiziabili quindi, sorry.
E mentre scrivo questo, penso al mio amico Ale che di sicuro non mi legge perché sarà ai tornelli o dislocato in qualche controllo transito. Giornate 07:00/22:00, specie queste giornate. Una volta che c'ero anch'io ebbe un battibecco con Paolo Liguori. Questioni di tesserino, di autorizzazione o meno all'accesso. Una lavata di capo inutile poi, da parte di un direttore.
Ale, Liguori dovrebbe tornare là, offrirti un caffè e farsi raccontare una storia. La tua, quella di un giovane milanese.

2 commenti:

  1. Durante i periodi più "pieni" di manifestazioni capitava di dover fare dalle 07:00 alle 02:00 e alle 07:00 del mattino seguente dovevi essere di nuovo li, ma se per puro caso, come può capitare dopo 19 ore di lavoro, arrivavi un minuto in ritardo ti veniva tolta mezz'ora di lavoro.
    Un mese mi è capitato di fare 330 ore lavorative, non potevi nemmeno andare a bere un caffè al bar xk altrimenti "fiera" si incazza.

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    1. Grazie per la tua preziosa testimonianza, che aggiunge un mattone fondamentale a quello che già illustravo in merito al lato oscuro dell'ambiente fieristico.
      Le fiere sarebbero ottime fucine d'occupazione se venisse eliminata tutta la giostra di sfruttamento che c'è dietro. Facciamo qualcosa ragazzi: parliamone e agiamo

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