giovedì 26 aprile 2012

PROCESSO AL CORRIERE

Vi avevo chiesto di non essere timidi e mi avete ascoltato.
Letture, commenti, condivisioni, download del libro, messaggi: ottima cosa.
In primo luogo, qualsiasi sia il vostro parere: grazie per il tempo dedicato. In secondo luogo: ora parliamone.

Sarei felice di intavolare una sessione di "Q&A", cioè domande vostre e risposte mie, usando lo spazio commenti di questo post.
Seguitamente ad alcuni commenti letti sul Corriere, vi suggerisco quanto segue per poter formulare un'opinione meglio ponderata sul mio caso:
  • innanzitutto, è bene che come passo iniziale leggiate il romanzo, che ricordo è gratuito in e-book. Richiede del tempo, ma è imprescindibile;
  • per completare il quadro, vi consiglio di familiarizzare con questo blog e gli argomenti trattati;
Esprimere pareri e giudizi sulle mie vicende e sulla mia persona basandosi unicamente sulla lettera scritta al Corriere della Sera equivale a commentare gli scavi in piazza senza cognizione sul progetto e le sue radici. Non vi sto chiedendo di diventare geometri o ingegneri, ma solo di prendere visione del piano di lavoro. Altrimenti si sa, un cantiere sotto casa fa sempre rumore e polvere, punto. Credo che nessuno qui dentro abbia voglia di limitarsi a discorsi da bar, vero?
Inoltre:
  • il libro va letto ed interpretato nella sua globalità e cronologia, essendo un continuum di eventi, riflessioni e stati d'animo. Decontestualizzarne e/o decronologizzarne gli episodi non vi permetterà di formulare opinioni adeguatamente ponderate;
  • la mia storia non è quella di una persona che non trova un lavoro, ma quella di una persona che nella propria nazione non trova un lavoro adeguatamente retribuito e rispettato dal punto di vista professionale, perché si scontra con proverbiali "furbetti" e con l'assenza di una tanto necessaria "cultura del recruiting";
  • non credo sia utile polarizzare ed estremizzare i pareri: siamo qui per portare ognuno il proprio mattone a favore del dialogo, non per scagliarlo da un cavalcavia autostradale.
Detto questo, fatemi vostro: vista la cascata di commenti ricevuti sul Corriere, spero di rendere utile servizio soprattutto a chi ha espresso dubbi.

16 commenti:

  1. Ciao Mattia!

    Ho trovato l'articolo sul tuo libro sul Corriere, e ho approfittato di un po' di momenti di noia al lavoro per leggerlo.

    Devo dire che, sebbene sia scritto in modo divertente, la mia prima reazione è stata un po' critica "non è una storia originale! Banale e trita!".

    Poi pero' mi ha fatto molto riflettere. Trovo la tua storia banale perché é anche la mia, quella dei miei amici, compagni di università e colleghi. Chi non è passato per pessime agenzie, colloqui farsa, rimborsi che non arrivano? Ho vissuto e sentito storie anche piu' tragicomiche di quelle che tu descrivi.
    E quindi mi sono detta: in che razza di Paese viviamo, se la storia di un laureato che non trova lavoro per piu' di un anno è diventata routine? Se ormai siamo cosi' abituati a farci sfruttare da considerarlo banale?

    Io, d'altronde, come te ho scelto di andarmene. Anche io lombarda, anche io ho studiato lingue (ma lingue piu' inutili delle tue e senza nessun esame su materie "che servono" come economia o diritto), anche io me ne sono andata a cercare un lavoro all'estero. Il tragico è stato quando ho tentato di ritornare in Italia: inglese e francese alla perfezione, due anni di esperienza assunta regolarmente in una ong internazionale, e in Italia solo stage e contratti a progetto.

    Credo tuttavia che il vero problema sia l'università italiana: il mio corso di laurea era una vera e propria fabbrica di disoccupati, ma io mi ci sono iscritta lo stesso convinta comunque di voler dedicarmi alla ricerca e lavorare in università. Be, trovare un dottorato (con una striminzita borsa, se possibile), in Italia è forse piu' difficile che un lavoro, e questo è tutto dire..

    Come finisce la mia storia? che ho tentato con l'America, dove evidentemente la mia laurea in Scienze delle Merendine è valorizzata e apprezzata, e presto partiro' per gli Stati Uniti con una borsa di studio di quattro anni per un phd. Senza che io avessi nessun appoggio o conoscenza. Non male per una rifiutata a Milano.

    E tu, sei ancora in Germania? Ti auguro in bocca al lupo per tutto!

    Giulia

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    1. Ciao Giulia,

      se posso osare a chiedertelo: dove esattamente negli Stati Uniti?

      Scusa Mattia se mi intrufolo nella discussione, ho trovato interessante il commento lasciato da Giulia ed ho voluto risponderle.

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    2. Ciao Giulia!
      Mi trovo molto in sintonia con quello che esponi e ti auguro tutto il meglio per la tua esperienza in America.

      Dal mio punto di vista, però, il problema non è l'università, affatto. Il problema è come viene percepito un laureato in Italia. E mi pare che la tua esperienza ti permetta di capire bene questo punto, visto quello che è successo quando sei rimpatriata.

      Per quello che è successo a me in seguito alla fine del romanzo: tantissime avventure, che spero di potermi permettere di sedermi a scrivere. Un po' di pazienza e spero proprio di poter dare alla luce il seguito di BLO. Per intanto, il blog rivela già qualcosa in diversi post ;-)
      Il problema è solo uno: dal 15 agosto prossimo credo rientrerò in Italia...

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    3. Una semplice scadenza di contratto...vediamo che succede poi

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    4. Grazie per avermi risposto Mattia!
      In realtà non mi sono spiegata bene: anche io come te credo che ci sia poca serietà nel considerare la professionalità delle persone ( e si vede appunto quando a un laureato con esperienza viene offerto uno stage non retribuito, senza nessun percorso formativo previsto: questo è sfruttamento, non è un'opportunità).

      Pero' credo che anche l'Università giochi il suo ruolo: io mi sono per esempio inscritta alla mia convita che avrei trovato molto lavoro, con amici e parenti che mi dicevano "se studi lingue che nessuno sa, sarai richiestissima sul mercato". Invece no: la mia professionalità sul mercato italiano non serve, e anche all'estero mi sono dovuta rimettere in gioco in un altro campo. Mi sono laureata alla triennale e alla specialistica in tempo con 110 e lode, ma non ho mai trovato nulla per la mia laurea. Questo è perché l'università non era assolutamente attenta ai bisogni del mercato, e soprattutto io e i miei colleghi "brillanti laureati" venivamo forniti di un pezzo di carta senza avere minime competenze su come lavorare. Con il risultato che, per entrare nel mondo del lavoro, bisogna iniziare da umilianti stage-fotocopia con retribuzione inesistente, molto spesso in campi che non erano il nostro. Probabilmente è cio' che è successo anche a te, ovvero il ritrovarsi con una competenza (mediatore linguistico) che in realtà in Italia non è richiesta dalle aziende.

      Non credo che esista un modello perfetto, ma ho studiato in Francia e ho notato li delle differenze positive rispetto all'Italia: tutti gli studenti fanno degli stage durante il percorso di studi (senza andare fuori corso), e sono normalmente stage trovati dall'università e formativi. Le imprese sono obbligate a pagare un minimo di 400 euro agli stagisti e non possono prendere uno stagista che non sia studente: questo vuol dire che ad un laureato BISOGNA offrire come minimo un contratto a tempo determinato (salario minimo intorno ai 1200 euro, malattia, disoccupazione etc etc). Poi anche li c'è chi fa il furbo, ma almeno esistono regole per tutelare la dignità dei laureati, e la gente esce dall'università sapendo già fare un lavoro.
      E un ultima cosa: in Francia non "regalano" a tutti 30 e lode per ogni esame, come fanno purtroppo in Italia in molte facoltà umanistiche. Ho visto molta gente studiare la metà di me e prendere i miei stessi voti, e ormai oggi tutti escono con 110: questo rende ancora piu' difficile entrare nel mercato del lavoro, perché ormai il voto di laurea non lo guarda piu' nessuno.

      Mi accorgo che mi sono un bel po' dilungata.. be, in bocca al lupo per il rientro!

      Giulia

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    5. Rispondendoti sinceramente, almeno per quanto riguarda la mia facoltà io non ho mai visto dei 30 e lode regalati, come nemmeno sfilze di gente uscire con 110.

      Sul fatto che le lauree debbano essere per forza professionalizzanti, dipende anche quello: leggevo di recente quanti giovani aspiranti avvocati sono a spasso, quindi davvero non c'è piu' una zona sicura.
      Certo che per chi ha un background linguistico, non trovare un lavoro dignitoso in Italia è davvero il colmo, visto il bisogno che c'è.
      E allora di chi è la colpa? Io dico che è dell'industria che sfrutta gli stage, sfrutta i contratti a progetto, sfrutta le partite IVA. Io ritengo che la mia università mi abbia globalmente ben preparato al mondo del lavoro, ma è poi stata l'Italia a non percepire l'importanza di quello che potrebbe essere un mio contributo. Il problema è già all'inizio: tanto io quanto altri miei amici, all'estero abbiamo sempre avuto un buon numero di colloqui; in Italia, invece, bisogna pregare per trovarne uno...e fare un rito propiziatorio per non ritrovarsi in una farsa. A parere mio, già questo la dice lunghissima.

      C'è gente che dice inoltre che chiedere "quanto" già al primo colloquio è un'eresia. A questa gente rispondo: fatevi un giro in UK, dove gli annunci di lavoro chiariscono subito la retribuzione, poi ne riparliamo.
      A volte mi dico che l'Italia ha rincoglionito gli italiani e viceversa seguitamente.
      Sicuramente tu che hai esperienza all'estero saprai ben distinguere

      Ciao :-)

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  2. Ciao emigrante! Osa pure: vado in Colorado! Posto di cui non so praticamente nulla, come gli usa del resto.. tu mi sai dire qualcosa?

    Giulia

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  3. Ciao Giulia,

    scusa ho visto il messaggio solo ora. Io vivo in Texas, sono un po' lontanina dal Colorado. Hai contatti poi la'? La vita negli States e' molto differente da quella italiana, di preciso non so come si vive in Colorado, comunque lo shock culturale c'e' stato nel mio caso. Ci vuole un po' per abituarsi, ma ce la si fa :-)

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  4. Ciao Mattia,

    Ho letto il tuo aritcolo sul corriere (che pero´ non ho commentato. Scusa gli accenti tra l´altro: tastiera straniera), poi per curiosita´ ho letto anche il tuo libro, in 3 giorni durante la pausa pranzo!

    Anche io ho fatto mediazione (non a Milano) e anche io sono brianzola, ma la mia storia e´ molto diversa dalla tua.

    Comunque sia, ho letto il tuo libro per interesse e curiosita´, condividendo alcune cose che scrivevi (e un po´ meno altre. Se questa conversazione proseguira´, saro´felice di elaborare).

    Penso che tu sia stato molto coraggioso a metterti in gioco perche´ era chiaro che ci sarebbe stato chi si identificava con la tua storia, chi la apprezzava ma anche chi, per ragioni piu´ o meno valide, la criticava.

    Per evitare alcune critiche, se fossi stata in te, avrei cercato di essere un po´ piu´ "trasparente", per esempio pubblicando il tuo CV alla fine dell´articolo...

    Per esempio: una delle prime cose che ho pensato e´ stata: "si´, parli 5 lingue, ma come? Hai qualche certificato internazionale? Esperienze all´estero? Anche solo vacanze studio?" Ho anche cercato nel libro se spiegavi un po´ questa cosa, ma non ho trovato niente.Potrai essere d´accordo con me, essere laureati in mediazione non vuol dire necessariamente essere fluenti nella lingua studiata sui libri (con questo non intendo dire che tu non lo sia, intendo dire che avresti potuto argomentare meglio visto che "conosco 5 lingue" lo puo´ dire chiunque, e durante la mia triennale c´era gente che al terzo anno faceva errori come scrivere "some" al posto di "same" e poi scriveva sul curriculum che aveva il C2 come livello).


    O anche, ti definisci "brillante laureato" ma cosa e´ per te un brillante laureato? Uno che si e´ laureato in corso con 110 e lode? Allora scrivilo ;) Oppure uno che durante il corso di laurea ha saputo sfruttare e approfndire le competenze in maniera diversa rispetto ai suoi compagni? Se si´, come? Oppure altro ancora: spiegacelo pero´, cosi´ conosciamo un po´ piu´di te (a livello professionale)

    Capisco che sia l´articolo sia il libro parlavano piu´ dei tuoi vissuti, delle tue emozioni, di come ti rapportavi alla realta´ da neo-laureato ma siccome si trattava anche della tua "storia nel mondo del lavoro" avresti potuto spiegare il tuo profilo professionale un po´ piu´ dettagliatamente, cosi´ ti salvavi da alcune critiche campate in aria!

    Comunque sia, sembri una brava persona che si vuole dare da fare! In bocca al lupo!

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    1. Ciao! Grazie per avermi scritto, ti rispondo sinteticamente

      -"Brillante laureato offresi" è il titolo del libro perché riprende la frase classica degli annunci di ricerca lavoro. Mi sembrava azzeccato. Inoltre, "brillante" è volutamente ironico, visto come in Italia vengono trattati i laureati (al pari della cicca sotto le scarpe). Detto questo, per gli amanti dei numeri, in quasi il 50% dei miei esami universitari il voto è stato 30. Non sono un "feticista del voto" e non ho mai rifiutato un esame, laureandomi con la media del 26,5 e una valutazione finale che reputo buona: 102/110. Bene o male che questo appaia alla gente, dico una cosa: per come ero messo io, meglio laurearsi in corso che dover pagare rette aggiuntive per tentare maniacalmente di raggiungere il 110. Fosse arrivato sarei stato contento, ma con la pressione dei costi e con tutto quello che tiravo avanti fuori dall'università, ho agito come da racconto senza indugio alcuno.

      -Il CV è in continua evoluzione, ecco perché non ho pensato di pubblicarlo. Mi sarebbe oltretutto sembrata un po' una "sboronata", per dirla sincera. Chi vuole (aziende, naturalmente) me lo può chiedere.
      Una cosa a cui tengo molto è la seguente: se dico che parlo 5 lingue correntemente, questo è. Esperienze all'estero ne ho molte: ad oggi ho vissuto e lavorato in un totale di 4 nazioni. Tra parentesi, sto anche studiando una sesta lingua, e credo che il fatto che non lo stia sbandierando testimoni la serietà con cui prendo la questione: finché non sarò ad un buon livello, è come se non esistesse.
      Attualmente sto inoltre macinando esperienza (all'estero, stipendiata piena) nel settore "sales & marketing", proprio per potenziare il mio CV dal punto di vista dell'employability.

      Non mi pare il background di uno sprovveduto, né di uno da "5 lingue e basta" (anche se su questo ci sarebbe da parlare, specie in una nazione dove l'inglese è un dramma pressoché nazionale...e altre lingue ancora peggio).

      Ecco qui, spero di essere stato esauriente.
      Per qualsiasi ulteriore, non hai che da chiedere
      :-)

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    2. No no, ma non mi permettevo assolutamente di dirti che eri un sprovveduto/ di un backgorund da sprovveduto :D

      dico solo che, se avessi aggiunto queste cose allárticolo sul corriere qualche critica di chi parla per dar fiato alla bocca te la saresti risparmiata ;)

      E comunque so benissimo che in italia gia´ avere qualcuno con buone competenze di inglese e´ meraviglioso (l´hai scritto sul libro e condivido: tutti dicono di sapere l´inglese ma saperlo e´ un´áltra cosa). Esempio cretino: la sorella di mio moroso, biotecnologa con inglese scolastico, e´ stata invitata in una fiera internazionale perche´ era quella che sapeva meglio línglese in ditta: figuraccia lei che piu´ che yes, no, "how much?"(senza neanche frase completa, non sapeva dire e figuraccia per la ditta che vorrebbe aprirsi al commercio estero...

      altro esempio: un mio amico di mediazione e´ stato assunto come commerciale estero junior perche´ suo padre era amico del proprietario. E gia´ qui e´tutto dire...l´ulteriore ridicolo e´ che e´ il responsabile del mercato francofono e lui il francese non sa neanche cosa sia...

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    3. inoltre riguardo al cv, ovvio che sono anche fatti tuoi, pero´ chiaro che se pubblichi una lettera su un quotidiano nazionale parlando di lavoro, la gente si possa chiedere se effettivamente sei quello che dici.

      e riguardo a "se dico che parlo 5 lingue correntemente, questo è", nessuno ha motivo di non crederti e sai tu le competenze che hai. Chiaro che, come sai bene, moltissima gente dice di sapere milioni di lingue e poi non sa neppure dire "ciao". Quindi un anonimo lettore del corriere che non sa nulla di te e che magari si e´ precedentemente trovato a contatto con poliglotti dell´última ora, ha tutto il diritto di chiedersi se sara´ o meno vero.

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    4. Certo, capisco cosa intendi, non volevo sembrarti indispettito. Alla prima buona vedrò di farmi filmare per 24 ore, potrebbe essere un'occasione concreta di mostrare come si volge la mia vita, soprattutto sotto il profilo linguistico. Specie attualmente, non c'è giorno dove usi meno di 3 lingue :-)

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  5. letto, bello mi è piaciuto anche per lo stile di scrittura. E soprattutto la parte finale, quella degli addii... mi sono trasferito da poco in Francia dopo la laurea e so bene cosa vuol dire.
    Spero in un bel seguito ;-)

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    1. Grazie Andri, mi fa piacere.
      In quanto al seguito, spero di aver la possibilità di mettermi a scriverlo. Ci terrei parecchio :-)

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