venerdì 18 maggio 2012

COLLOQUI: 10 COSE DA NON DIRE


Seguitamente ad un interessante articolo apparso su La Repubblica, fornisco qui di seguito le mie risposte alle 10 cose da non dire ad un colloquio di lavoro, spaziando dalla comune logica alla mia esperienza internazionale.

  1. "Scusate il ritardo": premesso che mi pare ovvio nessuno ambisca ad arrivare tardi nella vita -a parte gli eiaculatori precoci- scusate ma cosa facciamo se per qualche sfiga sul percorso arriviamo 20 minuti dopo? Non diciamo niente da veri cafoni o evitiamo persino di presentarci? Non diciamo eresie: scusatevi per il ritardo una volta sul posto, ma ricordatevi che sulla via per un colloquio è sempre bene avere il recapito dell'azienda o del recruiter in questione, in modo da avvisare in caso di problemi durante il tragitto.
  2. "Quante sono le ferie annuali e quanti i giorni di malattia concessi?": a parte che coi tempi che corrono si pensa prima ai soldi che alle ferie, non credo che una domanda del genere sia impossibile da porre. In UK (patria di questo decalogo) poi nella maggior parte dei casi nemmeno è necessario domandarlo, dato che gli annunci di lavoro degni di tale nome riportano -oltre alla fascia di retribuzione- anche il numero di giorni di ferie annuali. Nel caso comunque tali informazioni non vi siano chiare, credo che siano eventualmente domande da evitare unicamente al primo colloquio. Dal secondo in poi credo sia una domanda lecita nel frangente opportuno. Se il colloquio è per l'Italia, allora posso ben credere che qualcuno storca il naso, complice la mentalità retro-schiavista-bottegaia che impera; in UK e in altri Paesi credo si potrebbe finire col ricevere pure le scuse del datore di lavoro per non averlo notificato antecedentemente. Personalmente, io all'estero ho ricevuto per lo meno le informazioni relative ai giorni di ferie senza nemmeno dover sforzarmi di richiederle.
  3. "Prendo solo questa chiamata": esiste davvero un genio che farebbe questo?!
  4. Alla domanda "Dove ti vedi tra cinque anni?" mai rispondere "A lavorare presso di voi": sia perché sappiamo non succederà, sia perché si sa che vorremmo essere tutti alle Bahamas.
  5. "Il mio precedente datore di lavoro mi ha distrutto": è sempre bene tenere per sé qualsiasi riferimento a relazioni (omo)sessuali.
  6. "Fate racchette da tennis? Pensavo che facevate mazze da cricket": se non altro usate il congiuntivo "faceste". Sinceramente parlando e scontatezze a parte, so che questa è una questione principalmente anglosassone per i maniaci da colloquio. Per tutti i comuni mortali o i non affetti da disturbo ossessivo-compulsivo, un'accurata occhiata al sito internet e una semplice ricerca Google andranno più che bene.
  7. "Maledizione": e derivati. Ci mancherebbe.
  8. "Ero molto bravo coi Firewall dei checkpoint": concordo, andateci piano col gergo. Dipende tutto dalla persona con cui parlate e perché, però.
  9. "Devo proprio indossare quella divisa?": domanda soprattutto non indicata per aspiranti Carabinieri.
  10. Alla domanda, "Qual è la cosa migliore che si aspetta da questo ruolo?" mai rispondere con una di queste cose: la busta paga, i benefit, la pausa pranzo, i miei collaboratori o le vacanze. E chiaramente nemmeno con fare da mattacchioni. Siate creativi e spargete un tot di strategico incenso.
Buon colloquio a tutti. Sale in zucca e strategia.

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