mercoledì 23 maggio 2012

LA MEGLIO GIOVENTU'

Questo sabato, 26 maggio, avrà luogo una mobilitazione organizzata dalla rete Il nostro tempo è adesso a favore dei giovani italiani alle prese col mondo del lavoro attuale.

La necessità di cambiamento si è fatta improrogabile e io mi sento in qualche modo "precursore" di tutta questa agitazione che ora arriva nelle piazze.
Di tanto in tanto mi concedo 5 minuti per ricordare sia di quando vivevo che di quando scrivevo quanto trovate nel mio romanzo Brillante laureato offresi. Scremando al massimo le opinioni altrui -a volte sensate, a volte distaccate dalla realtà peggio che l'Enterprise dalla crosta terrestre- ritengo d'aver sempre agito secondo etica, in un mix di disponibilità al sacrificio ed esigenza d'essere rispettato che credo manchi un po' troppo spesso alla media dei giovani italiani. Esattamente: talvolta vedo ragazzi cosi inclini al sacrificio da sembrare brutte copie di zerbini, mentre talvolta m'imbatto in persone abbattute al punto di non ritenersi degne di diritti.

Un'alternativa (o un complemento, ma io preferisco pensare possa essere la chiave di volta) allo scendere in piazza è quella di combattere ogni giorno nel proprio piccolo. Questo passa anche attraverso gesti semplici, come ad esempio avere il carattere di saper dire no a proposte di lavoro indegne, a offerte di sfruttamento, a calpestamenti della professionalità, a retribuzioni da semaforo.
E permettetemi di dire che, nel limite del possibile, ci vuole più coraggio a combattere in questa maniera che ad esercitare altre forme di protesta.

Il punto è che in questo momento abbiamo bisogno di entrambi i metodi: la pubblica piazza e la privata determinazione quotidiana.
Perché? Perché un grado alla volta, un tassello di codardia al giorno, ci siamo fatti piegare ben oltre i 90, ed ora ci vuole uno sforzo a tutto tondo per non finire a terra piatti.

2 commenti:

  1. Ciao Mattia,
    il tuo discorso non fa una piega: NO a proposte indegne, NO allo sfruttamento, NO alla svendita della propria dignità! Sono d'accordissimo, ho lavorato per 13 anni con una ditta di STROZZINI autorizzati, legalizzati, in tutti quegli anni ho vissuto sulla MIA pelle la condizione di precario maturando tutta quella serie di valori positivi che mi sono mancati in quella esperienza: LEGALITA', RISPETTO, MERITOCRAZIA... potremmo stare qui ore a parlare di questo tema, però purtroppo quando NON si hanno alternative allo sfruttamento, (siamo in italia e in questo paese oggi più che mai il lavoro è una chimera) a paghe da clandestini, all'arroganza, e si ha bisogno di RISORSE per vivere, siamo COSTRETTI ad accettare condizioni ASSURDE solo ed esclusivamente per NECESSITA'. Ai tuoi occhi possiamo anche apparire degli zerbini abbattuti che non sono degni di avere dei diritti ma non è come credi....

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    1. Ciao Michele,

      Lungi da me ergermi a giudice, infatti se noti nel post dico "nei limiti del possibile" proprio perché conosco bene le contingenze che tu menzioni.
      Io personalmente mi sono trovato davanti a situazioni di sfruttamento (come anche riporto nel mio libro) e quando ho tenuto duro l'ho fatto solo per una cosa: la speranza di una prospettiva migliore, di un sacrificio che potesse remunerarmi poi ed essere quindi un investimento. Purtroppo mi sono poi trovato in vicoli ciechi dove lo sfruttamento che subivo era tristemente fine a sé stesso, allora ho cominciato a reagire da un lato in maniera ruvida (come quando nel mio libro parlo dei colloqui farsa alle interinali, eccetera) da un altro in maniera piu' morbida e "strategica", cercando di trovare un'occupazione che a parità di pagamento fosse ad esempio minor fonte di grattacapi, stress e umiliazione per la mia persona. Questa è la stessa logica secondo cui, casomai tornassi a dover lavorare per questioni di necessità al soldo di realtà come la cara "agenzia" che menziono nel libro, lascerei perdere a priori lo sfavillio plasticato del settore fiere & eventi per andarmene tranquillamente a scaldare la sedia di qualche reception. Parità di retribuzione ma: a) una cifra di grattacapi in meno; b) la -seppur magra- soddisfazione di non svendere quelle che sono le mie reali competenze a favore di personaggi incapaci di apprezzarle e retribuirle adeguatamente.
      Se tutti quelli con competenze pari o simili alle mie facessero la stessa cosa un po' piu' spesso, chi di tali competenze al proprio servizio necessita non avrebbe altra alternativa se non quella di retribuire meglio e rispettare di piu'. Invece no, tanti si piegano ad andare a tradurre per 50-60€/giorno e via che ce l'hanno vinta sempre i prepotenti.

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