mercoledì 9 maggio 2012

STORIE DA CINEMA

C'è chi quasi ne nega l'esistenza, come si faceva ai tempi con la mafia, e parallelamente c'è un universo mediatico-culturale che si mobilita in proposito.
Noi che nascevamo negli anni '80 e venivamo grandi fra Girelle Motta prima e balletti di Mauro Repetto poi, pare proprio passeremo alla memoria come una generazione finita in seguito a consumare i propri meravigliosi vent'anni nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Fuori target tanto per Moccia quanto per Fabio Volo, in tempi recenti abbiamo cominciato finalmente a vedere le nostre storie narrate in diversi formati: dai romanzi (fra cui anche il mio) alle rubriche dei quotidiani, fino ad arrivare ora nelle sale cinematografiche con un film che m'incuriosice, intitolato "Workers - Pronti a tutto".

Essendo io fuori dall'Italia, presumo mi ci vorrà un po' prima di poter visionare la pellicola. Se qualcuno andasse al cinema nel mentre, invito a farmi pervenire pareri e riflessioni.
Che se ne parli e se ne narri è certamente un segnale positivo, a condizione che all'argomento venga dato il peso che merita, nonostante qualche terapeutica e sdrammatizzante risata. Perchè ironizzare va bene fino al punto in cui, come i migliori comici, mentre si strappa un sorriso si riesce assieme a far riflettere. Andare oltre però non sarebbe cosa, visto che quel che la nostra generazione vive sulla propria pelle è tutto fuorché una pagliacciata.

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