lunedì 4 giugno 2012

DEFICIENZA ITALIANA

Quella che vi propongo è la cronaca di un'odissea. La mia.
Datata domenica 3 giugno e con l'area di Milano come setting, il che significa visita del Papa nel capoluogo lombardo e parecchi particolari raccapriccianti.

Premessa: lavorando attualmente nella svizzera francese, in diversi weekend ricopro il ruolo del "pendolare a lunga gittata": rientro il venerdì sera a ridosso delle 23 e riparto la domenica fra il mezzogiorno e il pomeriggio a seconda della disponibilità di biglietti scontati.
Dopo aver sgobbato una settimana, quindi, ho circa 36 ore da passare in Brianza. I motivi dei miei rientri? Principalmente 2: la famiglia e un corso di lingue che mi prende mezza giornata il sabato. Potete ben capire che, con cosi poche ore a disposizione, la parola relax mal si adatta ai miei rientri. Ad ogni modo mi sobbarco le 8 ore di treno a weekend felice d'investire ancora nella mia formazione e di vedere i miei cari.

Basta pero' molto poco per rendermi la vita un inferno, ed è soprattutto (ma non solo) il caso di quest'ultima domenica, dove i normali 20 minuti di tragitto auto da casa mia alla Stazione Centrale di Milano si sono tramutati nella versione trash delle avventure di Indiana Jones. Procediamo per gradi:
  1. Sabato sera spulcio siti Internet ufficiali e ufficiosi e contatto anche il call center viabilità in cerca di delucidazioni sulla zona a traffico limitato istituita pro-Papa. Ne conseguono informazioni discordanti come qui riportato.
  2. A scanso d'equivoci e rassicurato dalla propaganda di potenziamento dei mezzi pubblici, domenica mattina opto per raggiungere Milano Centrale con un treno Trenord in partenza da Seregno alle 11:21, la cui presenza è confermata da miei ripetuti controlli sul relativo sito. Giunto in stazione, la sola biglietteria automatica visibile è fuori servizio e il treno delle 11:21 non è riportato sui tabelloni. Ore 11:16, mi metto in coda all'unico sportello aperto dietro altre 3 persone, tra cui vi è chi ha impellenze tipo "l'abbonamento del mese prossimo". Vado in ebollizione quando un anziano si permette di entrare dalla porta e saltare la fila con plateale cafoneria nonostante le proteste dei presenti. Prima che io riesca a parlare con l'addetto è la mendicante accovacciata alla mia destra ad informarmi che l'11:21 oggi non c'è. Due minuti dopo è il responsabile Trenord allo sportello a scandire telegrafico: "Oggi no. Per il Papa". Io mi sento di colpo come fossimo nel terzo mondo dei servizi.
  3. Comprensibilmente adirato, esco di fretta per risalire in auto con la famiglia. Contemporaneamente mi levo lo sfizio di fare una lavata di capo all'anziano cafone saltafila, intimandogli di non osare intasarci lo spazio di manovra. Per la cronaca, noto la sua auto battere stemma "disabili": un chiaro abuso, vista la vitalità precedentemente espressa nel passare di fronte agli altri. Io non tollero gente del genere.
  4. In barba alle indicazioni raffazzonate nella serata di sabato, con meno di un'ora alla partenza del mio treno decidiamo di tentare la disperata carta dell'automobile sulla superstrada Meda-Milano, dataci la sera prima per inagibile (secondo differenti ragioni) dai canali d'informazione ufficiali. In barba a quanto letto e dettoci, troviamo una superstrada divinamente scorrevole e sulla quale spicca la presenza di mezzi della Protezione Civile in transito verso il capoluogo (anziché verso l'Emilia dei terremotati).
  5. Flash! Chissà se veniamo bene da dietro, mi chiedo a Paderno Dugnano, dove su una superstrada strutturata in tutto e per tutto come un'autostrada vige un limite da provinciale sarda, 70km/h, e spicca un nuovo autovelox. In mezzo a tutto questo casino causato dal Papa, da Trenord e da Milano & comuni limitrofi, probabilmente ora ci subiremo anche una multa per aver sfrecciato alla bellezza di 98km/h in un rettilineo a doppia corsia semi-deserta. Se qualche avvocato o associazione dei consumatori volesse montare un caso, contattatemi.
  6. Raggiungo la Stazione Centrale di Milano a mezzogiorno, in giusto anticipo per prendere il mio treno e tornare a lavorare in Svizzera. E sottolineo "lavorare": la domenica non vi sono per strada soltanto i perdigiorno.
Un giro dell'oca che metà basta, un ributtante groviglio di disinformazione, disagi e beffe di cui sicuramente non sono stato l'unica vittima e dal quale mi sono sbrogliato grazie solo a mio padre in veste d'autista.
Un milione di pellegrini e un capo religioso -come anche qualsivoglia artista, squadra sportiva, fazione politica e relativi supporter al seguito- non possono permettersi di tenere in scacco una città e oltre a scapito degli abitanti e degli usufruenti dei servizi unicamente reperibili in tali aree (ospedali, trasporti, ecc). Questo è ledere i diritti dei cittadini, calpestandoli con la presunzione di una fazione prevaricante sulle altre. Questa è mancanza di organizzazione, di affidabilità, di serietà, di senso civico. Vedete anche voi, quindi, quanta deficienza?

Se per lo meno s'imparasse a comunicare in maniera corretta e coerente, la situazione migliorerebbe. E tastando con mano quanto concretamente c'è da fare, mi stupisco ancora una volta dell'astronomico tasso di disoccupazione nostrano.

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