martedì 19 giugno 2012

ILARIA COSCIALARGA

Che a volte l'università sia un puttanaio è indubbio, ma in questo caso mi pare di sentir Totò gridare il suo celebre "Ma mi faccia il piacere!".
Italiani, pare che un nuovo dramma sociale affiori sulla superficie della nostra povera nazione: le studentesse-prostitute.

Nostalgici di De André, allacciate le cinture. Sto per linkarvi quella che in sintesi è una "storia vera con nomi di fantasia" nella quale il direttore di una fondazione milanese narra delle confessioni piccanti di una moderna bocca di rosa universitaria, operante all'ombra della Madonnina che tutto vede, dal quadrilatero della moda alle cupole degli atenei passando per infiniti corsi, vicoli e -soprattutto, a quanto pare- viali. Eccovi il tremendo racconto: la storia (brutta) di Ilaria

Parole davvero scioccanti. Infatti: per il piattume della narrazione c'è da rimanere sbalorditi che abbiano trovato spazio su uno dei maggiori media nazionali.
E povera Ilaria (nomedifantasia, ricordiamolo), che se magari non coscialunga come Giovannona, è invece coscialarga perché, come dice, "Qualcuno si deve prendere cura del mio tempo". Fosse la storia ambientata a Roma, scritturerei a questo punto un'apparizione di Ruggero De Ceglie per intonare un delicato "Meravijosa/ Ma come nun t'accorgi/ De quanto sei migno', meravijo'!".

E certo: ora "dobbiamo riflettere". Altrimenti siamo degli insensibili.
Ben bene, quindi:
  • Visto quanto accoglienti sono le università nostrane, oggi sono le studentesse che diventano prostitute o le prostitute che diventano studentesse?
  • Per quanto conciata sia l'Italia, siamo a livello di Paesi terzomondisti dove se non ci si vende non si ha il pane in tavola? No, e deduciamo quindi che Ilaria Nomedifantasia non si accontenti della michetta perché amante dello sfilatino.
  • La fanciulla in questione non è costretta, non ha i documenti sequestrati, la famiglia sotto ricatto e un pugno sui denti ad attenderla a fine nottata se non incassa abbastanza. Non è una vittima, ma semplicemente una che ha scelto di massimizzare a colpi di grandi labbra.
Se vogliamo discutere del fenomeno, facciamolo coi dovuti crismi, coi dovuti professionisti del campo psicologico-sociale-giornalistico e, non ultimo, coi protagonisti.
Personalmente credo che se da un lato è vero che si debbano rallentare le condanne morali aprioristiche, dall'altro vi sia l'esigenza di frenare lo sdoganamento di tendenze del genere. Davvero "non si sente niente" a prostituirsi? Che questa cara Ilaria allora sappia d'essere fortunata, visto che per il più delle donne di cui ho letto e seguito interviste dirette non pare proprio essere così. Tranne che per quelle da cene eleganti e gare di burlesque.

Allora che tutte le Ilaria del presente italiano citofonino a tali porte, oppure che se ne vadano in nazioni dove il meretricio è legale ed esercitino fino all'abrasione dei propri tessuti vaginali.
E, per favore, che chi le incrocia durante gli studi si risparmi le letterine da posta del cuore, perché l'unica pena che c'è da provare in questi casi è quella per chi la pena la prova.

1 commento:

  1. Come disse l'immortale Nino Manfredi: "Certe donne hanno il puttanesimo nel sangue".

    Come dico io, che di comunicazione e idiozia m'intendo, oltre che d'orientamento al risultato: meno se ne parla e meglio è per l'umanità.
    La quale umanità merita solamente di estinguersi, ma per la legge di prevalenza del cretino lo farà nella maniera più lenta, dolorosa, patetica e ignobile a disposizione al momento.

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