mercoledì 4 luglio 2012

CASALEGGIO: UN'ANALISI

In veste di utente della Rete ho storicamente apprezzato l'impostazione e la gestione comunicativa dell'universo Beppe Grillo. Era chiaro che dietro ci fosse un lavoro d'equipe tanto ben orchestrato quanto più "user friendly" in apparenza.

Piaccia o non piaccia il Beppe nazionale, poco si può dire contro l'efficacia delle strategie divulgative adottate, le quali hanno saputo fare di Web e piazze due vasi egregiamente comunicanti. Nessun altro attivista o comico o sobillatore o politico o politicante italiano che vogliate estrarre dal mucchio eguaglia al momento la potenza che Grillo esprime a tutto campo.

Contrariamente invece a quanto -forse ingenuamente- pensavo, il dietro le quinte grilliano non è esattamente una versione 2.0 della Compagnia delle Indie, o per lo meno non in primo luogo: che una volta spenti i computer siano un "gruppo di amici sinceri" come negli spot erano Sandalo, Patchouly e Vetyver non è cosa che io sappia o che c'interessi; quel che conta è che, quando all'opera, il versante comunicativo sia gestito dai professionisti della Casaleggio Associati.
Le polemiche recentemente comparse sui maggiori media hanno sommato al fascino comunicativo che subivo la voglia di documentarmi su questa realtà del settore comunicazione, da alcuni vista come una candida presenza al fianco del genovese mentre da altri reputata una specie di armata del male dagli occulti fini.

Quella che vi propongo è la mia opinione personale su ciò di cui a nome Casaleggio Associati mi sono imbattuto in Rete, al di là di quanto riguarda l'articolo Grillo.
Il mio punto di partenza è stato Gaia - The future of politics, 7 minuti e mezzo di video datati ottobre 2008 con:

A) un più che buon inglese, il quale però a mia detta si colloca un gradino sotto a quel che sarebbe appropriato per chi desidera proporsi sulla scena internazionale nella migliore delle maniere, come penso sia lecito supporre voglia un'agenzia di comunicazione e, soprattutto, come credo fermamente sia necessario quando le argomentazioni toccano determinati tasti sul fronte socio-politico. Con uno speaker madrelingua e un revisore di testi più competente (cioè il tipo di figure con cui io mi sono premurato di confrontarmi per quanto sto per spiegare) si sarebbero potute evitare uscite come:
  • "States" (3:37) invece del necessario Countries;
  • "The Net is under control" (3:40) non significa che Internet sia sotto controllo in senso coercitivo, come da sicura intenzione dell'autore. L'espressione usata vuol dire infatti "calmo e ordinato";
  • "Bacteriological weapons" (5:10) anziché chemical o biological weapons;
  • "Rising of the seas of 12 meters" (5:16) al posto di by 12 meters;
  • "Parties are banned" (6:49) così utilizzato strappa un sorriso, lasciando liberi di fraintendere che ad esser bandite siano le feste (!). Ciò per cui è meglio optare in situazioni del genere è un più circostanziato political parties;
  • Alcune stranezze di pronuncia, soprattutto quelle inerenti al suono del "th";
Ciò che a diversi potrebbe sembrare semplice puntiglio finisce invece con l'essere una fondamentale questione d'immagine nonché di qualità divulgativa, quando l'oggetto in questione è un elaborato che fa dell'uso della parola il proprio cardine. 
*Qualora desiderato, rimango disponibile a fornire ai diretti interessati un report più dettagliato sull'uso dell'inglese nel video in questione. I 6 punti di cui sopra sono un estratto di quanto emerso nel confronto con le due figure d'esperienza con cui ho collaborato. 

B) A livello contenutistico, è impossibile per l'utente sapere su quale base poggi il video. E' frutto di uno studio, figlio di sensazioni o semplicemente una prova generale di fantascienza e progettazione grafica? La mancanza di indicazioni fondamentali da parte di professionisti della comunicazione mi lascia alquanto perplesso.

C) Per la diffusione del video è stato usato il canale Youtube aziendale "CasaleggioAssociati", da cui dal 2007 ad oggi sono stati pubblicati circa un'ottantina di video di diversa matrice. Nel caso in questione ho subito notato una stranezza che poi s'è rivelata essere una cifra stilistica della Casaleggio Associati: commenti disabilitati su larga parte del materiale proposto. In un'era dove il cosiddetto "feedback" dell'utente è il perno dell'universo, non comprendo la ragione per cui una realtà esperta in comunicazione opti per trincerarsi dietro un "no comment", specie se su argomenti che grazie all'innescarsi del dibattito potrebbero portare tali video ad incrementare esponenzialmente la propria diffusione. L'unica possibilità d'interazione concessa sono i limitati "mi piace/non mi piace" sotto il contatore delle visite. L'opzione intermedia dei commenti con moderazione è stata scartata. Ancora una volta mi sono ritrovato ad interrogarmi sul perché di tali strategie: paura, scarsa confidenza col mezzo oppure tutt'altro?

Seguitamente a quanto visionato ed analizzato coi mezzi a mia disposizione, dichiaro candidamente che il fascino relativo ai "comunicatori di Grillo" mi è ampiamente scemato: se da un lato il lavoro svolto per il Movimento 5 Stelle & Co è notevole per impostazione e traguardi raggiunti, dall'altro mi pare d'intravedere che senza la freccia dorata emergano le pecche dell'arco. Pecche che si prestano a molteplici interpretazioni, anche non illogicamente sinistre se si prendono per seri i contenuti veicolati da video come Gaia-The future of politics.
Risalire e fare le pulci all'intero lavoro di un'azienda è comunque impossibile, quindi sentitevi liberi di considerare la mia visione come parziale proprio perché "non completa". Ma quanti paia di scarpe c'è bisogno di provare prima che sia lecito farsi un'opinione su una certa marca? Sicuramente non tutti, e forse nemmeno la metà.

14 commenti:

  1. Senza entrare nei dettagli di pronuncia ed errori linguistici, mi colpisce sopra ogni cosa l'opzione "commenti disabilitati" . E' un punto che dice molto sulla visione dell'agenzia in merito ai social media. Evidentemente la loro visione di YT è quella di una TV privata. Controsenso che diventa ancora più evidente grazie al contenuto del video, dove spiegano l'importanza di internet e di come Obama abbia raccolto consensi e fondi per la sua campagna elettorale grazie a internet. Anche i video di Obama avevano i commenti disabilitati? :)

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    1. Ciao Alessio e grazie per il tuo mirato commento. Quoto in pieno il tuo "Controsenso che diventa ancora più evidente grazie al contenuto del video, dove spiegano l'importanza di internet".

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  2. Il ciclocestista4 luglio 2012 15:29

    Alcune interpretazioni che ho trovato in rete, vedono "Gaia" cone manifesto politico di un movimento in fieri (del quale il Movimento 5 Stelle dovrebbe essere il nucleo originario) i cui obiettivi dovrebbero essere l'instaurazione di una sorta di nuovo ordine mondiale caratterizzato da una "democrazia digitale" e l'eliminazione di ogni forma di religiosità dalla terra.
    Ciò anche a mezzo di una Terza guerra mondiale capace di decimare la popolazione vivente.

    Francamente questa è un'interpretazione fin troppo "apocalittica" ma non c'è dubbio che quanto notato giustamente da Mattia al punto B ("E' frutto di uno studio, figlio di sensazioni o semplicemente una prova generale di fantascienza e progettazione grafica? La mancanza di indicazioni fondamentali da parte di professionisti della comunicazione mi lascia alquanto perplesso") possa autorizzare ogni tipo di interpretazione, anche quelle più estreme.

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    1. Grazie per l'intervento. Sarebbe ottimo se gli autori e promotori di questo video potessero rispondere alle svariate domande degli utenti a cui si sono rivolti. Che dici, avremo loro notizie? Io ci spero

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  3. A parte che il loro sito aziendale (linkato in questo bell’articolo, molto interessante e originale nel tema) ha almeno un paio di bug ed altro non è che un buon sito aziendale (di una azienda che lavora nel web) per presentare i propri servizi e vendere prodotti (cfr la sezione ‘editore’), spulciando in rete cosa propongono a livello sociopolitico, direi che 1-scopiazzano il movimento “zeitgeist” (di cui non faccio certo parte ma che trovo interessante sotto molti punti di vista, oltre che molto più ‘informativo’ che questi) 2-le loro proposte (e addirittura fanno quasi delle previsioni!!!) mi sembrano un misto tra matrix, ron hubbard (scrittore tra i classici della fantascienza, fondatore di Scientology: uno che delira, basta leggere cosa propina Scientology sull’ origine dell’ umanità--> ma che ha creato una vera macchina da soldi…chi ha orecchie per intendere…) ed i peggiori ‘previsionisti comunisti’ (i bordighiani, o bordighisti…insomma chi si rifà a bordiga) 3-anche se non mi sono informato se abbiano contatti, ‘referenze’, con gruppi di pressione, o politici, o con chi volete voi, penso (supposizione mia) che siano dei furbacchioni che vogliono fare soldi ……. Ergo, è plausibile che il ‘buon’ Beppe Grillo (o il suo entourage operativo--> chi mi assicura che Grillo non sia un ciuccio in buona fede ma ‘manipolato’ in stile ‘Bossi-dalla-famiglia’??) si sia appoggiato a loro per convenienza…

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    1. Grazie per il tuo approfondito commento, Christian. Pare ci sia proprio l'esigenza che la Casaleggio risponda ai quesiti del Web per non finirne in qualche modo vittima

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  4. Ti diro' la mia: i commenti sono disabilitati per non dover spendere ore ed ore a rispondere, perche' non rispondere e' sempre la cosa sbagliata dal punto di vista dei social media. Per cio' che riguarda il Movimento di Grillo io credo che molto dipenda da LUI, che a mio parere e' (solo) un gran marketer, e non dall'agenzia, seppur questa ovviamente contribuisca dal punto di vista tecnico/organizzativo

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  5. Moderare i commenti è sicuramente un impegno ma è anche parte del gioco, credo però che a loro spaventasse di più l'idea di doverne far "sparire" troppi di commenti e così l'opzione di disabilitare i commenti sarà sembrata una soluzione saggia. In realtà come visto sopra, è una scelta che porta con sé più contro che pro.

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    1. Vi pongo una domanda, a questo punto: secondo voi possiamo considerare Youtube un social network? A mio parere non è necessario che il titolare della pagina risponda, come invece di prassi su Facebook/Twitter.

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    2. ...dipende da come lo si usa!

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    3. Utilizzare o meno la pagina come un social non è una questione di giusto o sbagliato utilizzo dello strumento. La valutazione a mio avviso si colloca in un semplice calcolo di opportunità: aprire ai commenti (anche se negativi) rappresenta un vantaggio, chiudere significa perderlo.

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  6. scusate... ma avete visto che razza di gente gira a commentare su youtube? forse hanno voluto evitare la sfilza di penosi italici commenti...

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    1. Se il discorso fosse questo: perché rivolgersi quindi ad un audience in cui non si confida?

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