mercoledì 18 luglio 2012

UN'ALTRA SE NE VA

Non c'è giorno in cui non si parli di noi ventenni laureati. Andare di moda sui media pare comunque contribuire poco ad un miglioramento.

Ho trovato molto interessante quanto esposto dalla mia coetanea Virginia Morelli, che ha raccontato la propria storia a Repubblica. "Desperate graduate" s'è definita, cioè laureata disperata, con quello che sembra anche un sagace riferimento alle note casalinghe di Wisteria Lane. Se comunque le signorotte statunitensi erano sull'orlo di una crisi di nervi per come condirsi il tempo libero, la disperazione dei ventottenni italiani è quella di non riuscire ad uscire dalle acque limacciose della crisi, degli incarichi tampone e del tempo libero monopolizzato dall'invio di sterili CV che non verranno mai considerati (per lo meno degnamente).

Qual è il problema in questo scenario? Che in mano abbiamo la ragione, ma non le redini.
Siamo figli di un sistema divenuto isterico, che cerchiamo di addomesticare iperlaureandoci, un pezzo di carta via l'altro, in una gara fatta prima di titoli che di competenze. Non siamo ahimé molto lontani da chi è vittima del gioco, visto che l'imprenditoria nostrana si comporta in molti casi come un videopoker truccato. Quando qualcuno grida vittoria, io mi chiedo sempre se la pioggia di monete sgorganti da sotto sia superiore al valore delle banconote precedentemente infilate sopra.

E quindi, mentre quella che doveva essere protesta sta sbiadendo a lamentela, ecco che a un'altra persona non resta che far le valigie.
In bocca al lupo Virginia. Che poi la tua vittoria sia una sconfitta per l'Italia è tutt'altro discorso.

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