mercoledì 17 ottobre 2012

2004: ODISSEA NEL PRECARIATO

Correva l'anno 2003. Di lì a poco sarebbe cambiato tutto.
Io che non lo sapevo, gioii per il mio rocambolesco ingresso in università. Gli ostacoli sul percorso che attribuii alla malignità degli avversi numi, però, ad un'analisi odierna assumono i connotati di probabili manovre a fin di bene del mio angelo custode.

Avrei potuto forse essere salvo, uno scampato per un pelo: fuori dal liceo, dentro nel lavoro. Meno cose in testa, ma una posizione stabile in qualche azienda locale. Chissà se avrei vissuto meglio.
Misi invece le forze ultraterrene fuori gioco e tirai avanti per la mia. Sulla strada verso il titolo di dottore, passai per il 2004 e vidi un sostanziale cambiamento. Un mio caro amico fu tra le prime vittime del nuovo sistema, da Repubblica così sintetizzato:

Datagiovani ha rilevato che l'Italia rispetto a tutti i principali Paesi europei partiva nel 2001 da una incidenza di contratti a termine molto più bassa: 9,6% nel complesso, contro il 12,4% della Ue a 27 e della Germania, il 14,9% della Francia e il 32% della Spagna. Nella fascia 15-24 anni eravamo ampiamente sotto la media dell'Unione: il 23,3% contro il 35,9%. Poi nel 2004 il giro di boa. Con l'entrata in vigore della legge Biagi, il numero dei contratti a termine è cresciuto in modo vertiginoso, fino ad arrivare al 50% dei contratti nel 2011. Un aumento di quasi il 27%. Giovani, poveri e senza certezza.

Mentre in TV echeggiava la parabola dell'essere imprenditori di sé stessi, vedevo il mio amico risucchiato nella girandola delle interinali, in mesi al cardiopalma in cui pressoché settimanalmente cambiava incarico, dal facchinaggio alle promozioni telefoniche nei centri commerciali. E nei giorni liberi niente riposo: una mano in casa o ulteriori colloqui da sostenere presso le agenzie.

Nessuno capiva bene quale strada stessimo imboccando. Io, preso fra corsi di lingue, sistemi giuridici comparati, antropologia, economia aziendale e via dicendo, bollai le sue trafile come il destino di chi aveva scelto di non fare l'università. Ingenuamente, altezzosamente, oppure solo sfortunatamente inconsapevole di quanto m'avrebbe atteso.

Nessun commento:

Posta un commento