venerdì 26 ottobre 2012

SUDARE E SBAGLIARE

Non è solo un fattore estetico. All'ascella pezzata si può ovviare.
La questione è molto più importante e riguarda i carichi di lavoro a cui sono sottoposte moltissime figure professionali all'interno delle aziende.

La crisi ha fornito a chi l'esigenza, a chi l'alibi perfetto per un ulteriore giro di vite, e se da un lato è giusto spremere gli agrumi a disposizione per beneficiare del massimo del succo, molto meno edificante è far finire anche la buccia nella spremuta.
Ancora una volta per la serie "filosofia low-cost", ho avuto occasione di parlare con due amici che presso PMI nostrane ricoprono posizioni di rilievo (un project manager e un architetto). Entrambi mi hanno riportato d'essere all'opera in contesti in cui sarebbe necessario un buon 25% in più di personale al fine di metabolizzare la quantità di lavoro. E questa è la situazione di molti altri.

Occhio a non fraintendermi: la mia non vuol essere "l'apologia della siesta". Però c'è da considerare quanto segue:
  • c'è molta differenza fra l'ottimizzazione delle risorse e il sovrautilizzo delle stesse; 
  • nel secondo caso aumenta esponenzialmente il rischio di effetto boomerang per l'azienda, dato che un lavoratore sovraccarico difficilmente inanellerà mosse senza errori.
Nelle mie esperienze in terra straniera ho notato tali aspetti godere di considerazione molto più estesa. Oltretutto, sottoimpiegare presenta ripercussioni socio-economiche sul lungo periodo. Ciò che pare quasi scontato altrove risulta invece essere lingua per pochi dalle nostre parti, landa in cui la cultura aziendale sembra spesso riflettere quella dei palestrati della domenica: sovraccarichi in panca piana, una mossa e via di strappo al pettorale. Forse il tizio nell'angolo, che carica la metà ma ne pompa 12 agilmente, non è così un cretino.

Nessun commento:

Posta un commento