mercoledì 21 novembre 2012

"TI DAREMO VISIBILITA'!"

Prendo spunto da un articolo di Chiara Maffioletti su Solferino 28 Anni per discutere di uno degli argomenti più delicati per i giovani professionisti, cugino del celebre "Avrai possibilità di fare esperienza": il meno noto ma comunque diffuso "Ti daremo visibilità".

Tale fenomeno coinvolge soprattutto le professioni che intersecano ambiti quali grafica, design, fotografia, videomaking, giornalismo, scrittura e musica. Ma non solo: chiamate in causa sono anche sfere più tecniche, laddove la persona in questione dispone già di un bagaglio d'esperienza ma necessita di farsi conoscere, di diffondere il proprio nome sul territorio.

La visibilità non mette il pane in tavola MA...
potrebbe. Sta a noi darci un limite, decidendo di investire un po' del nostro tempo a costo zero al fine di farci pubblicità. Esempio: un paio di amici miei qualche anno fa pubblicarono un disco, dopo anni d'inattività che avevano pressoché cancellato il loro nome dal settore. Decisero quindi di proporsi gratuitamente per suonare in locali dove le serate dedicate al loro genere avevano un buon seguito. Dopo una manciata di showcase senza il becco di un centesimo, cominciarono ad essere chiamati per partecipare ad altre serate e contestualmente ad essere pagati.

La visibilità non mette il pane in tavola, QUINDI...
non deve sostituire la moneta, sul lungo periodo. Gli esempi che potrei citare sono ben di più che nel paragrafo precedente, quindi parlo al plurale: negli anni ho visto parecchi designer, fotografi e videomaker diventare schiavi dell'opportunità. Loro rappresentano il prolungamento negativo (e più consueto, purtroppo) del percorso che ha portato i miei amici musicisti ad essere pagati ad ogni live, essendo che il rincorrere polpette di visibilità spesso più presunte che reali li ha ridotti a giocatori d'azzardo in balia della clemenza del banco. Che -come da proverbio- vince sempre, facendo bottino del loro sforzo gratuito o sottopagato.

Non bisogna mancare di notare che, inoltre, in tempi di crisi anche grandi realtà sfruttano la disperazione dilagante per ottenere servizi a costo zero. Leggete ad esempio i regolamenti di certi concorsi e capirete come potreste essere raggirati, fra pagamenti per l'iscrizione o -laddove questa è gratuita- condizioni di partecipazione che implicano la cessione di tutti i diritti del materiale in questione.

Rispondendo quindi al quesito lanciato da Maffioletti, io credo che le aziende debbano sì impegnarsi a dare visibilità ai talenti nostrani, ma senza specchietti per le allodole e possibilmente con una ricompensa che sia almeno simbolica. Altrimenti è solo una rapina fatta con classe.
In quanto a noi, giovani italiani in cerca di opportunità, diamoci un limite o per lo meno badiamo bene d'avere un piano B. Le pacche sulle spalle non mettono il pane in tavola.
Mi ricordo di un pezzo dei tardi anni '90 che diceva "Momenti di gloria sul mio diario di bordo...ma la fama non caccia un soldo".  

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