mercoledì 14 novembre 2012

UN ANNO DI MONTI

Un anno fa veniva lanciato il governo Monti. Che bilancio ne traiamo?
Questa la domanda fatta a 5 esperti sulle colonne del Fatto Quotidiano. Possiamo però considerare completo il quadro senza un'opinione proveniente dalla strada? Facciamo così: l'opinione dell'inesperto la fornisco io.

Per un giovane nella mia posizione, nulla è cambiato. Ricordiamo che sono laureato, under 30, conosco 6 lingue e ho dalla mia anche 4 anni di esperienza all'estero (Germania, UK, Svizzera). Ad oggi, l'Italia è terreno ostico né più, né meno di un anno fa: chance di carriera ai minimi termini, basse retribuzioni, alto rischio sfruttamento/raggiro.

I neolaureati se la passano ancora peggio. Da qui il mio consiglio di completare il proprio percorso di studi con laurea specialistica, master o -eventualmente- dottorato in terra straniera. Rimanere nella penisola significa finire in coda a tutti coloro che, a loro volta, già da anni stanno in coda. I quali, ben o male, hanno già distribuito fette di posteriore a destra e a manca, racimolando un bagaglio d'esperienza che sul CV di un neolaureato non può esserci.

Per un lavoratore dipendente della generazione dei padri, la situazione si è fatta ancora più dura. Le cattive acque in cui il più delle imprese navigano hanno portato a ridimensionamenti e cassa integrazione, quando non addirittura a chiusure definitive soprattutto delle PMI. Fino a qui c'è ben poca colpa del governo attuale: nessuno potrebbe risolvere un trentennio di magagne in dodici mesi. Diversa si fa invece la prospettiva quando la tassazione (su un popolo già ipertassato) mette in ginocchio i contribuenti regolari prima che gli evasori storici.

Le partite IVA e i piccoli/nuovi imprenditori se la vedono grigia. Gli interventi fatti dal governo Monti sul piano legislativo hanno probabilmente bisogno più di una manciata di mesi per mostrare eventuali benefici. Tengono botta i settori legati ai bisogni primari e all'elettronica, la quale vive il suo momento di splendore a causa della tecnologizzazione del quotidiano, fra esigenze e mode.

In mezzo a questo, mi pare regga invece meravigliosamente bene il settore del divertimento, specie se da fine settimana o da festa comandata. Se un bar, un ristorante, una discoteca eccetera sono in passivo, il problema è probabilmente più da ricercarsi in una collocazione poco strategica o in un servizio scadente. Perché, nonostante tutto, di gente che fa baldoria sono ancora piene le strade.Viene da pensare che una tassa sulle consumazioni alcoliche potrebbe sanare più di molto altro.
Ditelo a Mario (non quello del bar del Liga).

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