lunedì 31 dicembre 2012

ADDIO, RITA

Rita Levi Montalcini ci ha lasciati.
Una donna che nel suo essere all'antica rimane un simbolo d'emancipazione e dignità capace di trascendere tanto la sciattezza delle berlusconine, quanto quel più sottile surrogato di modernità incarnato da talune glitteranti fashion-femministe.

Due elementi sono importanti da analizzare: un fatto e una sua frase. 

Il padre non avrebbe voluto che s'iscrivesse all'università.
E guardate invece dov'è arrivata. Tralasciando considerazioni primarie già fatte da altri, questo è di riflesso anche un elogio all'università come istituzione. Una donna che il suo tempo avrebbe preferito relegata accanto al focolare si è invece realizzata passando per un ateneo, e da lì proseguendo.

"Ho un'intelligenza mediocre. Il mio merito è l'impegno".
Così pare abbia detto di sé. E questa è una lezione per tutti coloro che aspettano, che mollano a metà o che non tentano. Classe 1909 significa aver vissuto due guerre; esser figli d'ebrei significa aver penato anche nel mezzo.
Alla faccia di diversi fra noi giovani, la cui determinazione non va oltre il sottopelle di un tatuaggio "No pain no gain" o "Memento audere semper" da esibire in palestra.

Nell'intero quadro, l'importanza dello studio riveste un ruolo cardine. E la Montalcini se n'è andata proprio quando più avremmo avuto bisogno si levasse una persona del suo rango a fare una lavata di capo a tutta quell'Italia dell'inciucio e del guadagno in nero, che si permette di trattare come bestiame coloro che con passione si laureano e mettono le proprie conoscenze al servizio della società. 

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