giovedì 3 gennaio 2013

LA PARTITA DELLE PARTITE (IVA)

Tra i cambiamenti più attesi per mano del governo Monti c'era soprattutto quanto relativo alla riforma Fornero del mercato del lavoro. Parlando di false partite IVA, però, pare che quasi nulla muterà.

In un articolo molto esaustivo comparso su Il Post si ripercorre l'intera vicenda e si presenta quello che sarà uno scenario a "partenza morbida". Cioè 2014 e con parametri troppo larghi per essere significativi.
Posso genuinamente credere che il timore fosse quello di finire col far pagare alle fasce deboli della popolazione il peso di una riforma reale, a suon di conseguenti licenziamenti. S'è quindi optato per portare avanti un qualcosa di dialetticamente altisonante ma concretamente sterile: un po' come se la legge anti-fumo, anziché proibire il consumo di tabacco nei locali pubblici, avesse imposto solo che le sigarette venissero accorciate di tre millimetri.

Se perciò ora possono tirare un sospiro di sollievo tutti quelli che negli ultimi anni tramite l'uso improprio di partita IVA hanno sbarcato il lunario (e assieme anche i rispettivi datori di lavoro, i quali hanno risparmiato su contributi e compagnia bella), è importante nonostante i tempi di crisi allargare la visuale e vedere quel che a causa del perpetuarsi di una simile situazione si va cronicizzando nel mercato del lavoro nostrano.
Una storia concreta che coinvolge una mia cara amica potrà portare chiarezza: donna, 30 anni, laureata, commercialista iscritta all'albo e assunta a tempo indeterminato presso la sede milanese di una multinazionale. Succede però che da mesi questa persona sia vittima di pressioni continue in merito al licenziarsi di propria sponte e rientrare poi in partita IVA. Medesimo ruolo, ma "libero-professionista".
Peccato che in caso di malattia o maternità sarebbero puramente problemi suoi.

Se quindi stiamo da un lato imboccando la barbarica via di una società anti-madri e anti-malati, dall'altro ci sono una serie di ulteriori diritti che indipendentemente dal nostro sesso o dalle eventuali aspirazioni genitoriali faremmo bene a batterci per non perdere. Un lavoratore in partita IVA non ha ferie se non concordate sottobanco, ma soprattutto in quanto "impresa individuale" non può accedere ai sussidi di disoccupazione in caso di necessità.

Immaginatevi tutto ciò proiettato nel futuro e reso consuetudine.
Sicuri che sia davvero questa la via per favorire il progresso della nostra nazione?

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