venerdì 8 febbraio 2013

ITALIANI: IL MEGLIO E IL PEGGIO

Facce che vedi, parole che senti, cose che noti.
Mentre per me si apre un nuovo semestre fatto di trasferte di lavoro, chilometri a migliaia e lingue che cambiano, sono gli incontri a segnarmi.

Specialmente quelli che si ripetono una volta l'anno. Giovani italiani che incontro qua e là, universitari che si apprestano in qualche modo a diventare lavoratori, ora che è agli sgoccioli pure il biennio di laurea magistrale intrapreso anche per cercare d'evitar la crisi. "Studio altri due anni, prendo un altro pezzo di carta e nel frattempo spero le cose migliorino". Strategia di molti, buona ma non perfetta perché la crisi è ancora qui.
Volti intrisi d'umiltà, pareti di cervelli che trasudano impegno. Il tramite sono occhi che lasciano trasparire un timore ai confini con la paura.
Ho uno o forse due paia d'anni in più, ma loro mi guardano come fossi già su un altro pianeta. Invece sono solo nella stanza a fianco. Sto meglio, ma non mi ritengo fuori da certe dinamiche. L'impegno proiettato nel tempo mi ha portato ad avere una camera migliore, ma l'hotel non è diverso.

Dalla parte opposta della società, invece, la nausea per determinati volti e determinate maniere mi resta pressoché invariata. Tralasciando i nomi di politici prestigiatori della dialettica che ormai mi causano conati come due dita in gola (al pari di chi concede loro interminabili spazi pubblicitari, specie in quelli che dovrebbero essere telegiornali), è la parte viziata della gioventù italica che mi dà noia. E non è invidia: avrei poco da dire se certi elementi si fossero fatti da sé. Ma se cosi fosse, dubito sarebbero definibili viziati. Invece, tutti cresciuti all'ombra dei padri o dei nonni, o chissà. E oggi su Facebook li vedi come "amministratore delegato" o "responsabile marketing" dell'aziendina di famiglia. Davvero pochi sanno quel che fanno, e pochissimi sarebbero dove sono a trent'anni o nemmeno, non fosse stato per i legami spianastrada.
Mi piacerebbe che gente del genere avesse un costo fisso anziché uno stipendio e un posto in azienda. Prenditi 2mila Euro al mese e resta a Ibiza tutto l'anno. Che ti si conti come spesa e ciao. Tu più contento e noi pure, dato che qui il tuo posto serve a qualcuno che se lo merita.

Riflessioni di vario stampo prima di salire su un altro treno per macinare 400km.
Siamo il Paese col meglio e il peggio. E dove troppo spesso il peggio ha la meglio sul meglio.

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