giovedì 14 marzo 2013

PAROLA DI DONNA (IN CARRIERA)

Potrà sembrare fuori luogo, ma non lo è. Specie perché, paradossalmente, è nei momenti di crisi che il sentimento per la carriera si fa più forte. Inoltre non è cosa rara che, in circostanze come quelle attuali, il lato oscuro dei tagli al personale presenti un super-impiego per gli occupati. Graziati e mazziati, insomma.

L'invito ad un maggior equilibrio giunto da parte della (ormai ex) top manager statunitense Erin Callan suona quindi come una chiamata al buonsenso. Particolarmente per le donne in carriera, ma non solo: il messaggio è globale, valevole per occupati e disoccupati, giovani e meno giovani, ladies come anche gentlemen.

Il dibattito negli USA pare essersi infiammato, con la stakanovista pentita Callan contro una schiera di stakanoviste dogmatiche. In molti casi pare sia una sfida sull'onda di un "40enni VS 20enni" o che la Callan stia avendo uno scontro dialettico col suo fantasma.
Se da un lato aggrapparsi alla carriera può significare -più che semplice arrivismo- un comprensibile balzo dell'istinto di sopravvivenza in tempi duri, dall'altro un'esistenza fuori equilibrio conduce inevitabilmente di fronte a un muro. E non solo il singolo, ma pure la società quando le scelte di masse di singoli diventano prassi.

Mi spiego: se 70 lavoratori su 100 decidono di rinunciare alla pausa pranzo, ai 30 rimanenti sul lungo periodo non rimarrà che adeguarsi. Raggiunto il 100%, inoltre, sarà difficile tornare indietro.
Da qui a salire. (Ri)Conquistare un diritto è molto più difficile che perderlo.

Ritornando a parlare di singoli individui, il discorso di Erin Callan è la versione altolocata di quel che nei "bassifondi" mi trovo spesso a mettere sul piatto della bilancia io: credo sia meglio avere 1200€/mese e un'esistenza personale anziché una cifra maggiore che pero' annulli l'esistenza extralavorativa.
Perché dico questo? Perché al momento per certi versi rientro nella seconda categoria.

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