mercoledì 24 aprile 2013

LA STORIA DI ANDREA

Quando ho letto di Andrea e della sua audace proposta sul Corriere, un unico sussulto interiore ha significato più pensieri. Ho quindi pensato di lanciargli una richiesta di contatto. Nelle righe che seguono, il risultato.

"Lavorerò per 3 mesi a 1 euro al giorno per chi mi darà una buona opportunità"
Detto da un 33enne con 2 lauree, un master e un posto statale.
Non ci potevo credere: ho pensato ad una bufala. Poi ho pensato ad un insano gesto. Poi ho avuto il terrore che da un'iniziativa del genere potesse scaturire il nuovo livello delle prassi di prova aziendali.
Poi ho scoperto quanto segue.

Quadriennale, specialistica e MBA: possiamo chiarire dove e spiegare come mai una scelta cosi corposa dal punto di vista formativo?
"Quadriennale a Catania (cdl Relazioni Pubbliche), specialistica a Pescara (Università d'Annunzio, cdl magistrale in Economia e Management), Executive MBA a Lille (con frequenza nei week-end, scuola Edhec).
Mi rendo conto che la scelta può apparire impegnativa, ma io ho vissuto questo cammino con grande naturalezza. Ho cominciato a lavorare subito dopo la laurea, a 24 anni, e per svolgere al meglio la mia professione sentivo di aver bisogno di approfondire le materie economiche. A questo punto avrei potuto studiare da autodidatta, ma credo che avere un obiettivo tangibile sia molto più stimolante. Da qui la scelta di una nuova avventura universitaria. Inizialmente ho affrontato lo studio con un po' di distacco, mi dicevo che con una laurea già in tasca non c'era fretta. Ma poi le materie mi hanno preso parecchio e in due anni ho completato il corso con il massimo dei voti. Devo dire che è stata una bella soddisfazione personale. Ancora la ricerca di stimoli mi ha portato alla scelta dell'Executive MBA, e anche questa è stata un'avventura entusiasmante. Quando affronti gli impegni con passione e dedizione la fatica è davvero un aspetto marginale". 

Classe 1979, quando ancora per molti il diploma era la vetta. Che differenza noti oggi, nel bene e nel male, rispetto ai tuoi coetanei che sono andati a lavorare subito dopo le superiori?
"Il mondo di oggi è estremamente competitivo e riesce a emergere solo chi offre di più. Dal mio punto di vista lo studio è fondamentale e anche se in Italia oggi la laurea non è valorizzata come dovrebbe, bisogna comunque farsi trovare pronti e non scoraggiarsi mai. Tornando alla tua domanda, nella mia esperienza il punto credo sia un altro: molti miei amici laureati svolgono lavori per cui in effetti non sarebbe stato necessario un titolo universitario. E questo è un grosso problema, un segno di forte squilibrio del sistema dell'offerta..."

La tua è una proposta audace: lavorare 3 mesi ad un compenso irrisorio. Non credi si giochi sul filo del rasoio con proposte del genere? Inoltre, non credi che si rischierebbe di dare il via ad una prassi ancor peggiore di quella attualmente in atto?
"Guarda, la mia era più che altro una provocazione. Quello che volevo dire è che in Italia spesso il dibattito non riesce a cogliere il punto delle questioni. Ci innamoriamo di certe idee, spesso di luoghi comuni, e le portiamo avanti acriticamente. Ti faccio un esempio. Recentemente c'è stata una riforma del lavoro molto significativa. È stato un segnale importante e uno degli aspetti più rilevanti riguardava la 'flessibilità'. Più o meno, ricordo che uno degli assunti fondamentali della riforma era: diamo più flessibilità gli imprenditori e questi risponderanno con maggiori offerte di lavoro. Il problema vero è che la flessibilità funziona solo se c'è un sistema dell'offerta altrettanto flessibile, per cui ad esempio chi perde il lavoro riesce facilmente a ricollocarsi e in tempi brevi. Quello che vedo io è una mancanza di offerte di lavoro, anche con la 'flessibilità' che io provocatoriamente proponevo. Ti ripeto, però, si trattava di una provocazione per suscitare una riflessione più profonda".

Controdomanda: come ti poni con me, che invece mi batto affinché la lotta per l'affermazione non avvenga tramite "offerte lancio", bensì tramite un chiaro invito alla nostra generazione circa il non svendersi? 
"Il tuo lavoro è assolutamente apprezzabile. Allo stesso tempo, però, credo sia importante che i neolaureati comprendano che fare una certa gavetta è fondamentale. Questo non vuol dire però lavorare gratis o con uno stipendio da fame. Una delle soluzione al non svendersi è cercare di darsi da fare, a esempio, emigrando. Il mondo di oggi è globale, non esiste più il lavoro in banca sotto casa..."

Dopo l'articolo sul Corriere, qualcuno ha accettato?
"Devo dire di aver avuto una certa dose di consensi. Molte persone mi hanno chiamato, hanno commentato, insomma la provocazione ha fatto centro".

Dove credi sarà il tuo futuro, Italia o no?
"Per il momento vivo e lavoro in Italia, ma non ti nascondo di cominciare ad accusare una certa 'stanchezza'. Il nostro è un Paese immobile, che non sa né attrarre né trattenere i talenti. Ma la cosa che più amaramente rilevo però è un'altra: non esiste una visione sui giovani. Credo che, banalmente, i sacrifici si riescano a sopportare esplicitando un programma di medio termine".

Ho capito meglio Andrea, che ha molto in comune con me nella voglia di cambiare le cose in un paese che getta le risorse al macero.
Al più presto troveremo il tempo di sederci a un tavolo, per capire se con le nostre forze si possa fare qualcosa per migliorare il futuro nostro e dei nostri connazionali fra i 20 e i 30.
Mal che vada, sarà una birra fra due persone con qualche argomento in più che Facebook e il pallone. Forse è già qualcosa.

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