mercoledì 3 aprile 2013

SOTTOPAGATO? OK, ACCETTO

Proprio quando si pensa d'aver toccato il fondo. Invece no.
L'ennesimo bilancio sulla crisi -la quale ormai ci tiene compagnia da 4 anni e, se non altro, ha dato lavoro alle società di statistica- ha rivelato un dato che certifica la pericolosità della strada intrapresa dai giovani italiani.

Fra numeri, percentuali e virgole, il passaggio chiave di questo articolo di Repubblica è:
"Il 64% dei giovani italiani sarebbe propenso ad andare a vivere lontano, il 37% ha inviato il suo CV all'estero ed è pronto a trasferirsi, e ben il 25% è disposto ad essere sottopagato".

Se mentre vivevo quanto narrato in Brillante laureato offresi mi rendevo conto di quanti giovani stessero accettando incarichi per cui erano sovrareferenziati, ora siamo passati allo step successivo, quello in cui non serve nemmeno più scegliere un incarico indegno del proprio pezzo di carta per portare a casa bruscolini: basta fare il proprio lavoro.

Se prima quindi il giovane avvocato accettava di fare il segretario a paga base pur di mettere un piede nello studio legale, ora le proverbiali "due noccioline" le becca pure svolgendo la sua professione in toto.
"Beh, ma almeno ha la soddisfazione di fare un lavoro serio, no?" potranno dire certi. Come no, sicuro, ma con esso arrivano anche le serie responsabilità. Idem per architetti, ingegneri, medici e via dicendo. E nel momento in cui sarà ufficiale che qualsivoglia lavoro dipendente verrà pagato grosso modo uno stipendio base, i casi non potranno che essere due: o ci sarà una lotta infernale per accaparrarsi i posti con meno responsabilità/meno oneri possibili, oppure seguiremo le orme dei cari sistemi comunisti nei quali il sottopagato e il sottostimato si sono sempre rifatti sottobanco.

Se il 25% dei giovani nostrani è disposto a farsi sottopagare, è la matematica a suggerirci che il 75% si dichiari contrario in merito.
Non sono però così sicuro che avere tre quarti di maggioranza basti a vincere il braccio di ferro in atto. Il rischio è che la massa critica riveli un peso specifico maggiore, specie sul lungo periodo.

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