mercoledì 29 maggio 2013

MIRABOLANTI IDEE NOSTRANE

Per la serie "irraggiungibili pretese", qualche giorno fa il Politecnico di Milano si è beccato il niet del Tar circa uno dei più assurdi progetti mai sentiti in Italia: fare tutto in inglese.

Lo dico io, da linguista: proporre d'effettuare solo in inglese i programmi di laurea specialistica e dottorato è un'idea che vale i 90 minuti d'applausi seguiti all'opinione del ragionier Fantozzi. Perché tale idea pare l'equivalente della Corazzata Potemkin.

Se non ci sono fondi per rendere tutto bilingue, la soluzione non è certo quella di rendere gli studenti italiani stranieri in casa propria. L'opzione dell'università in inglese deve essere un valore aggiunto, non il contrario. Ed il tasto è ancor più delicato quando si parla di atenei e corsi di laurea di stampo tecnico. Mi spiego: fosse stato il mio corso di laurea (Mediazione Linguistica e Culturale) completamente in inglese, avrei accettato. Idem per altri corsi di laurea quali, ad esempio, Scienza del Turismo (che invece in molti casi ha solo un ridicolo "accertamento di lingua inglese" da sostenere). Diverso sarebbe stato invece se la mia università avesse deciso che TUTTO avrebbe dovuto essere fatto in inglese. Pure Medicina? Pure Statistica? Ma perché?

Come troppo spesso accade, in Italia manca la ponderatezza della via di mezzo.
Focalizziamoci ad insegnare bene l'inglese e pretendere che gli studenti si applichino per impararlo a dovere, anziché passare dall'averlo come suppellettile nei percorsi più tecnico-scientifici al pretendere che diventi lingua ufficiale.
Non si cambia l'Italia con uno schiocco di dita. Sveglia.

4 commenti:

  1. Per fortuna (o purtroppo, a seconda dei punti di vista) l'inglese in campo scientifico è diventato ormai una necessità, gli articoli sono pubblicati in inglese e senza si è tagliati fuori. Inoltre al politecnico di milano si studiano materie scientifiche che non necessitano una perfetta conoscenza dell'inglese, e direi che in campo scientifico questioni come una buona pronuncia passano in secondo piano.
    Quasi la totalità delle università tecniche in europa si sono convertite all'inglese da anni, e in questo modo riescono ad attirare migliaia di ottimi studenti da altre parti del mondo (india, cina, grecia... per fare alcuni esempi) che tra qualche anno con molte probabilità porteranno il loro contributo alla nazione che li ha ospitati.
    Dal mio punto di vista di studente del politecnico, che ha avuto modo di studiare anche all'estero, abbiamo perso una buona occasione.

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    1. Grazie per il tuo parere, Francesco. Io invece conosco ottimi studenti laureatisi al Politecnico che hanno sputato sangue e lacrime solo per passare l'accertamento d'inglese. Non credo ci si possa permettere di perdere dei tecnici brillanti per colpa delle scuole frequentate in precedenza, pretendendo un livello d'inglese assurdo tutto d'un colpo.

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  2. Pure io sono un po' perplesso di vedere in Italia un università pubblica totalmente in inglese, ma non sono contrario ad un insegnamento parziale in tale lingua.
    Per esempio l'università di Bolzano, la quale non è statale, ma provinciale (ma comunque è pubblica e quindi finanziata con i soldi pubblici) ha quasi tutti i corsi di laurea in tre lingue:
    Italiano, Tedesco e Inglese.
    In base alla richiesta del consiglio universitario si decidono i corsi da insegnare in una o l'altra lingua. In questo modo tutti corsi di laurea ti impongono di sapere tre lingue (ci sono pure gli accertamenti della lingua per ciascun idioma).

    Ovviamente non fanno le cose a caso. Difatti il corso di informatica è quasi totalmente in inglese e solo le materie basilari come matematica o statistica sono in tedesco o italiano.
    Di solito le materie con un forte carattere internazionale vengono insegnate in inglese e le altre in italiano o tedesco (ricordo che la provincia di Bolzano è bilingue).

    Noto da amici che studiano in questa università che questo fatto di essere plurilingue funziona abbastanza bene. Perciò non sono proprio contrario ad un insegnamento in inglese, ma secondo me è da valutare da caso a caso e mai per interi corsi di laurea.

    Saluti
    Stefano

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    1. Grazie per il commento.
      Certamente quella di Bolzano è una bella situazione, probabilmente anche frutto della natura e dello statuto della regione (che permette inoltre una differente possibilità di spesa in questo ambito). Credo pero' che se in Trentino domani si svegliasse qualcuno a dire "TUTTO in inglese" come al Politecnico di Milano, la cosa sarebbe fonte di problemi per molti italo/germanofoni. No?

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