giovedì 16 maggio 2013

NUMERI DA DISOCCUPAZIONE

Stavolta ci sono numeri e grafici. Avere una dimensione del fenomeno disoccupazione in Europa è quindi cosa più semplice.

L'esaustivo articolo apparso su Linkiesta ci dà un aggiornamento interessante sullo stato dei fatti.
Significativa è in primo luogo la data fornita dallo studio in questione: 2018. Per ancora 5 lunghissimi anni saremo messi circa come lo siamo ora. E quel che mi fa temere maggiormente, come già accennato in precedenti post a tema, è il crollo della "retorica dell'anno prossimo": ormai nessuno crede più che basti scollinare oltre il S. Silvestro venturo per avere nuove prospettive.

In secondo luogo, mi permetto un commento sul 6,2% corrispondente al tasso di disoccupazione giovanile della Svizzera, il più basso in Europa. Ed "in Europa" non significa "in EU", prima osservazione. Inoltre, conoscendo io molto bene quel che accade nella Confederazione (dato il mio ormai quarto anno di permanenza lavorativa in zona Ginevra) posso certificare quanto relax vi sia da parte dei giovani nell'utilizzare disoccupazione e relativi sussidi per surfare i periodi di stallo professionale personale. Nella maggior parte dei casi che vedo, la disoccupazione non è altro che un'anticamera fra due opportunità: quella passata e quella di un futuro molto prossimo. 

Quando poi si tocca il tasto della disoccupazione generale (quindi di tutte le età) in Germania, da ex-residente berlinese non mi resta che chiudere con un pensiero dritto e limpido: tedeschi bisognava nascerci (o britannici, in alternativa).
Altro che lo stallo del Belpaese. Dovrebbero cambiare nome pure al formaggio, perché non suona più granché italiano.

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