mercoledì 19 giugno 2013

EGOMNIA: IL GRANDE ABBAGLIO

Pensavo che la vicenda Egomnia fosse caduta nel silenzio. Invece no.
E' quindi il caso di parlarne, perché attualmente non siamo né di fronte allo Zuckerberg italiano, né al cospetto del sito che migliora la maniera in cui i giovani italiani possono essere valutati dal mondo del lavoro. Anzi.

Per chi ne fosse all'oscuro, Egomnia si propone di "calcolare il valore" di ciascun utente trasformando in cifre le esperienze formative e lavorative.
Per quanto il tutto possa anche avere una bella facciata, consultato il foglio dei parametri che attribuisce i distinti valori alle esperienze, le perplessità che sorgono sono moltissime. Eccone alcune:

GLI STUDI: EFFETTO DOMINO
In primo luogo, trasformare tutto in numeri è fuorviante dal punto di vista del perché si scelga una strada o un'altra. Per esempio, buttati i numeri nel calderone Egomnia rischia di far apparire le persone non in possesso di dottorati come soggetti "formativamente monchi", quando invece il dottorato è un percorso formativo iperspecifico, diverso da tutti gli altri per natura, dinamiche e scopi.
Il grosso rischio di questo sistema valutativo è quello di far ulteriormente innalzare le pretese di richiesta formativa (spesso già assurde) da parte del mondo del lavoro, al di là delle effettive necessità. Una pericolosa nuova tappa concettuale del percorso che ha progressivamente svalutato diplomi, poi lauree triennali e che ora finirebbe col mettere a rischio persino i master. Un effetto domino molto italiano, che ci ha resi vittime di una disperata -e spesso insensata- corsa al prossimo pezzo di carta, solo per il pezzo di carta.

IL LAVORO: ESPERIENZE IN PMI SVALUTATE
Più l'azienda per cui si opera ha dipendenti e più fattura, maggiore sarà il valore che l'utente acquisirà su Egomnia. Questo finisce col favorire le grandi aziende e i relativi dipendenti, lasciando evaporare il valore intrinseco di esperienze professionali in contesti di piccole e medie imprese, che in Italia sono moltissime e permettono spesso di acquisire una multidisciplinarietà (il celebre "multitasking" tanto amato dai recruiter) sensibilmente maggiore rispetto a grandi realtà. Esemplifico con quanto testimoniatomi da un caro amico architetto: meglio lavorare per un piccolo studio dove si ha la chance di progettare a tutto tondo, anziché essere la pedina che per la grande azienda finisce solo a progettare finestre vita natural durante.

Altra questione spinosa sono i ruoli e i rispettivi bonus Egomnia, visto quanto nella PMI l'aspetto ruoli sia spesso poco-nulla definito, mentre nelle grandi realtà vi siano sovente "manager" per ogni singolo reparto. Compresi i "facilities manager", titolo col quale dubito che in una PMI verrebbero inquadrati coloro che di fatto sono i portinai dello stabile.

Inoltre, gli stage nelle PMI ricevono meno punti rispetto a quelli nelle grandi aziende, senza che sia chiarito il perché.

LINGUE & ESTERO: ZERO PUNTI AI MIGLIORI
Per Egomnia è "carta canta". Vita no.
Le vostre competenze linguistiche valgono zero, a meno che non siano certificate con attestati specifici (fra cui non rientrano nemmeno le lauree in lingua et similia). L'assurdo è che, ad esempio, un madrelingua italiano diplomato o laureato (ma senza attestati ufficiali che sanciscano il livello competenziale circa la lingua italiana) resta a zero punti, mentre lo studente straniero reduce dal corso intermedio certificato di lingua italiana varrà di più.
Quando invece si parla di esperienze all'estero, non fate i pazzi come il sottoscritto se volete piacere ad Egomnia: i miei 5 anni di vita e lavoro fra Germania, UK e Svizzera non hanno alcun valore. Un Erasmus di 3 mesi, invece, mi avrebbe fruttato 18 punti.


Sarebbe un grande lusso poter sintetizzare il valore delle persone tramite un algoritmo, ma la vita è -per fortuna o sfortuna- sempre più complessa della nostra migliore matematica. Figuriamoci di questa.
Allo stato attuale, reputo Egomnia un bel sogno che si schianta sul muro dell'atto pratico. Mi auguro che la smania giornalistica del dover cercare a tutti i costi il "fenomeno nostrano" non s'incagli sulla trovata di Matteo Achilli. Perché qui ed ora non c'è né rivoluzione, né evoluzione: solo quel che farebbe comodo a molti fosse tale.

2 commenti:

  1. Ti faccio grandissimi complimenti per l'articolo, splendido e corretto. Egomnia mi sembra sia solo la ricerca di una startup innovativa per far notizia, di concreto c'è poco..

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  2. Grazie mille, felice di essere stato utile.
    Avrei dato spazio alla risposta da parte di Egomnia...se mai fosse arrivata. Restiamo in attesa e vediamo.

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