mercoledì 5 giugno 2013

"UNIVERSITA' SOLO PER L'ELITE"

Parola di Umberto Eco. O almeno pare.
Potrebbe essere un fraintendimento, oppure un'omissione della specificazione a rimorchio, chissà. Vale comunque la pena parlarne.

L'articolo che ha portato la notizia sotto i miei occhi è targato Linkiesta.
Le mie risposte ad Eco possono essere le seguenti:

-QUALE ÉLITE?
Se parliamo di élite in termini economici e/o di classe sociale, non ci siamo. Se invece l'élite è in termini intellettivo-cognitivi, sono d'accordo. Si facciano test d'ingresso, tanto di conoscenza quanto psicoattitudinali e possano entrare in università solo coloro che oltrepassano una certa soglia di risultati. Insomma: le migliori menti.

-UNIVERSITÀ O ALTRO?
Per me tutto potrebbe anche rimanere com'è, o quasi. A patto che la laurea (e non l'università, attenzione) diventasse questione di élite. In parole povere: il problema vero non è tanto chi entra in università, ma chi da essa esce col pezzo di carta sottobraccio. Se vogliamo dare una chance a tutti o quasi in entrata, che per lo meno si pongano paletti molto più rigorosi in uscita. Anzi, si pongano colonne d'Ercole in uscita. Questo favorirebbe una prima scrematura di gente che o si fermerebbe al diploma o andrebbe a scegliere corsi post-diploma professionalizzanti anziché sentieri accademici; in secondo luogo, si avrebbe comunque un buon numero di aspiranti laureati a foraggiare il sistema a suon di rette, il che non fa mai male alle casse; infine, con un livello più alto di richiesta rispetto a quello attuale, solo i migliori potrebbero fregiarsi del titolo di dottori, anziché ormai la stragrande maggioranza di chi tenta la sorte.

Mi piacerebbe a questo punto sapere da Umberto Eco sia cosa intendeva col suo discorso, sia cosa ne pensa di quanto illustrato.

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