mercoledì 17 luglio 2013

FALLIMENTARI FIGLI DI PAPA'

"Tieni la famiglia e gli affari completamente separati", cantava l'uomo nella foto.
Lasciamo perdere che si riferisse allo spaccio di droga nei sobborghi di New York: Notorious BIG, imprenditorialmente, aveva ragione.

E' infatti proprio per una commistione di legami di parentela in ambiente di lavoro se parecchie imprese italiane sono sull'orlo del fallimento. In questo caso, come in molti altri.
La crisi qui c'entra poco: ha solo levato dal salotto il tappeto sotto il quale in tempi diversi s'andava scopando la polvere, lasciando ora la montagnetta di detriti ben visibile a centro sala.

Certo, non tutte le aziende a conduzione familiare sono sinonimo di disfatta. Ma molte, troppe dove la dirigenza è meramente composta da padri-figli-nipoti sono tali. E' come se la passione si affievolisse di generazione in generazione, con uno scatto indietro ad ogni passaggio di testimone. A tutto svantaggio di chi per tali realtà lavora, costretto dapprima ad avanzamenti di carriera ridotti al minimo e poi a trovarsi in pole-position nell'infausta rotta verso il "culo per terra" una volta che le casse aziendali piangono sangue.

Casse aziendali, precisiamo. Si sente spesso d'imprese fallire, molto meno d'imprenditori.
Nulla contro i capitali accumulati meritatamente, ma se mentre io scrivo queste righe prima di andare in ufficio le spiagge di Ibiza ospitano un mio caro amico delle superiori oggi dirigente nell'azienda di famiglia (e ieri forte di uscite quali l'indimenticabile "Boh, non lo so a quale facoltà sono iscritto"), forse si sta parlando di un problema reale e non di luoghi comuni.
E pensare che il mio amicone potrebbe avere grano per stare a Ibiza tutto l'anno anziché un mese, se solo al suo posto in azienda la famiglia decidesse di mettere un giovane più preparato e più volenteroso.

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