martedì 8 ottobre 2013

"APPENA C'HO DUE SOLDI"

Novelli gladiatori, persone con verità assolute o idealisti con criptici concetti da esprimere.
L'importante è mostrarlo, quanto siamo estrosi, originali, forti, profondi. E allora "appena c'ho due soldi, mi faccio un tatuaggio".
Storia di una generazione che andrà a fondo, sì. Ma in Technicolor.

Il virgolettato di cui sopra è giunto ai miei timpani pochi giorni fa, in uno dei luoghi dei pittàti per eccellenza: la palestra. Tra l'altro dal solito panzètta della situazione, perché ricordiamoci che, oggigiorno, il guerriero la lotta prima se la disegna addosso, poi -semmai- la fa.

Quindi, una volta smaltite le quattro spese cicliche mensili (benzina, sigarette, prepagata e Cuba libre) ecco che il fichissimo o la fichissima d'oggi, invece di dirsi "Toh, ho fatto il cazzo che volevo pure stavolta e mi sono avanzati 200 Euro", procede verso il tatuatore più vicino e si fa immortalare sottocute n'altra indimenticabile patacca.
E solo uno non basta, due nemmeno perché i tatuaggi portano sfortuna se in numero pari, quindi arriva il terzo, poi il quarto che precede il quinto, che poi accanto avrà il sesto perché proprio non si poteva fare a meno, poi chiaramente il settimo per questione di numero e via che la saga continua. Insomma, prima ancora di accorgersi che l'esigenza d'inchiostrarsi a muzzo celi qualcosa di patologico si sarà spianato fuori almeno un bel millino e mezzo.
Poi arriverà l'ottavo per -appunto- celebrare la pazzia e di lì a due settimane il nono per evitare ancora una volta di chiudere in pari. E via che gira il Tagadà, al quale un gettone non si nega mai.

Un giorno questa massa di luminari dovrà andare dal dentista. Qui, fortunatamente, a rattoppare ci penserà ancora la mamma. Idem col tagliando della macchina e coi soldini per quel paio di multe rimediate in tangenziale.
Poi si faranno un po' più grandi, si uniranno in un turbine di pigmenti e si prepareranno a sfornare prole. Nella merda come tutti, avranno un lavoro con contratto instabile e non potranno accendersi un mutuo. La casa quindi s'avrà da cercarla in affitto. Ma con che soldi, quando i tattoos dei mesi andati non si potranno certo scorticare e rivendere come capi vintage su eBay? Sticazzi: tutti in fila in comune per gli assegni sociali e l'alloggio popolare, ad infoltire una schiera già corposa di disgraziati, che però non necessariamente saranno "causa del proprio mal".

Facile sarà a quel punto dire che lo Stato ci sbatte sotto a un ponte, che la vita è una merda e che in giro non c'è meritocrazia. Per quanto vero, dubito che un'altra derrata di pittura sottopelle -o qualsiasi tipo di accessorio estetico eretto a priorità- sarà la catapulta verso circostanze migliori. Magari, invece, due-tre centèlli al mese tenuti in tasca sì.

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