giovedì 24 ottobre 2013

COLLOQUI E...PUZZA DI BRUCIATO

Un tassello alla volta, una vicenda alla volta, e mi si va componendo di fronte agli occhi un mosaico inquietante. Senza la prova provata ma sulla base di diversi interessanti indizi, vi sottopongo una mia teoria circa quella che potrebbe essere una nuova forma di pubblicità gratuita. A spese di coloro che cercano lavoro.

Seguitamente ad episodi capitati a persone a me vicine, del tipo "Mi han fatto fare 300km per raggiungere la sede del terzo colloquio e una volta là pareva non sapessero nemmeno chi fossi", sviluppammo la teoria della "necessità di far sgranchire il reparto Risorse Umane". In soldoni: colloqui che avvengono anche senza esigenza di assunzione, al fine d'evitare eccessivi giramenti di pollici al personale in HR.

Si transitò poi per il periodo dove la Rete smascherò la Rete: molteplici blog e community segnalarono la presenza di annunci di lavoro falsi sui maggiori portali, atti principalmente ad incamerare CV con informazioni da rivendere alle società di marketing, ghiottissime di indirizzi postali da poter classificare per livello d'istruzione, background, status familiare, hobby e quant'altro.
Capii la plausibilità di questa voce proprio quando la responsabile di un'agenzia di marketing postale spiattellò sulla scrivania del mio superiore una serie di contatti per cui i prodotti della nostra azienda potevano essere appetibili: divisi per zone, per background, per fascia di reddito, origine ed altro ancora. Alla domanda "Wow, ma come riuscite a fornire questo livello di precisione?", la risposta fu un laconico "Abbiamo i nostri mezzi". E ai fini di mercato -oppure anche solo statistici- poche fonti sono tanto complete e facilmente acquisibili quanto un curriculum.

Giungiamo ad oggi con una possibile nuova frontiera del farsi propaganda: soprattutto sui social network legati al mondo del lavoro, le aziende hanno occasione di mostrare i muscoli in maniera gratuita, invadendo quanti più spazi possibili (meglio se non a pagamento, sia perché costano che perché pagare fa un po' sfighez). Allora quale opzione migliore per darsi l'aria dei benestanti che una serie di (finte) offerte di lavoro?
La dinamica è la seguente: noi, azienda XY, nonostante il periodo di crisi dichiariamo di star ampliando l'organico. Voi, utenti che di questi tempi spulciate assiduamente la sezione Jobs, vi farete di noi un'idea sicuramente migliore rispetto a quella sui nostri competitor, che non compaiono nello spazio Trova lavoro e che nella sezione Carriere della propria pagina dichiarano "Al momento non abbiamo posizioni aperte". D'altra parte il sillogismo più diretto per voi, cari utenti nonché eterni potenziali consumatori, sarà "Guarda l'azienda XY, in un periodo dove il mercato è fermo sta assumendo: vuol dire che gli affari stanno andando bene e conseguentemente che i suoi prodotti sono di qualità".

In un'epoca dove la visibilità e tutto, qualsiasi occasione per proporre il proprio logo viene intesa come lecita. Specie quando anche un annuncio di lavoro non arriva mai senza la descrizione dell'azienda e dei relativi prodotti.
Gli elementi a supporto di questa teoria sono:
  • negli ultimi mesi ho visto un crescendo di aziende fare capolino sui social network professionali con una moltitudine di annunci di posizioni aperte in contemporanea. Intendo: 3-4-5 posizioni differenti pubblicate nello stesso momento da una singola impresa. In un mercato del lavoro ingolfato come quello nostrano, possibile che situazioni del genere superino il caso sporadico?
  • Parallelamente, negli ultimi mesi ho visto un crescendo di aziende (soprattutto grandi e multinazionali) fare capolino sui social network con una serie di aperture identiche in ciascuna delle proprie sedi italiane. Possibile una tale diffusione di esigenze-fotocopia quando non riguardano solo la rete vendite?
  • non ultimo, ho visto una delle più grandi industrie italiane lanciare -sempre tramite social network- annunci per l'invio di candidature per 3 aree operative (Marketing, Vendite e Comunicazione/Pubbliche Relazioni). Annunci senza scadenza e senza posizioni precise da andare ad occupare. Avranno davvero così tanta voglia di fare provviste curriculari?
Sarebbe bello poter pensare che l'economia stia riprendendo e che nuove opportunità stiano germogliando. Chissà che nel più dei casi davvero così non sia.
Oltre però i pessimi segnali che quotidianamente il Paese reale ci trasmette (tagli, cassa integrazione, blocco alle assunzioni, delocalizzazioni...), posso riportare di aver personalmente esposto più di sessanta volte negli ultimi quattro mesi un CV i cui tratti salienti sono 5 lingue straniere e 4 anni nel Sales & Marketing internazionale. Risultati? irrisori; anzi, diciamo pure nulli.
Senza definirmi un uomo chiamato contratto tipo Paolo Bitta, mi risulta assai strano suscitare zero interesse fra i recruiter nostrani. Intendo: nemmeno la voglia di alzare il telefono, proprio nel momento in cui c'è più bisogno di vendere e al contempo la parola "internazionalizzazione" è sulla bocca di tutta l'imprenditoria.

Lungi dal covare paranoiche teorie del complotto circa la mia specifica persona o dal pensare che sia sempre tutto marcio quel che non volge a mio favore, mi rimane però incastrata nelle narici la puzza di bruciato circa qualche possibile giochetto di marketing o di statistica in atto nella Penisola.

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