giovedì 10 ottobre 2013

PAZZIA IN TRATTORIA

E' un giorno come tanti in un posto come tanti. Zona non sempre tranquilla, ma comunque vivibile.
Ad un certo punto, però, scatta la scintilla.

Mi ritrovo catapultato in una di quelle situazioni in cui il senso civico suggerirebbe di intervenire, mentre il buonsenso di stare al proprio posto.
Negli attimi prima che la scintilla diventi fiamma, da buon figlio di quest'epoca decido di rivolgermi ai social network.

(clicca sull'immagine per ingrandire)

Ora conoscete la situazione.
Mi sono giunti una dozzina di suggerimenti nel giro di breve. Dal "chiama le forze dell'ordine" agli inviti ad intervenire verbalmente, passando per le offerte di supporto e i goliardici suggerimenti di emulare Bud Spencer.
Nel mentre, io valutavo i seguenti problemi:
  • avrei rischiato di alzarmi e trovarmi solo, situazione già sperimentata in questa terra dove vige la regola del "fatti gli affari tuoi";
  • di fronte ad animi così caldi e d'indole facinorosa, avrei rischiato un occhio nero anche solo per il più calmo degli interventi di mediazione verbale;
  • dulcis in fundo, non so come vi siate immaginati questi facinorosi. Vi sorprenderà -forse- sapere che a scaldarsi maggiormente siano state 2 donne. Inoltre, nel complesso, il parterre degli esagitati era "ad etnia mista". Qui mi sono letteralmente ghiacciato: avessi anche solo allontanato con le braccia una donna dalla persona alla cassa oppure sbagliato mezza parola con qualcuno di non-italiano, avrei rischiato di trovarmi il mondo contro. Non solo i "malinterpretanti" ma persino entità terze allertate dagli stessi, come plausibilmente le forze dell'ordine e -non ultimo- la stampa, ghiottissima di storie del genere. "Uomo aggredisce donna per un posto al ristorante" o "Razzismo in Lombardia: cittadino inveisce contro stranieri a pranzo" sarebbero state uscite capaci di macchiarmi a vita. Per quanto io poi potessi avere diritto di replica, o spiegarmi in commissariato, o vincere una causa per diffamazione contro i giornalisti.
Davvero non il caso, specie per una persona come me: oltre ad essere a questo tavolo (con la goccia in testa, persino) tanto con donne quanto con non-italiani, mi sono storicamente prodigato contro la misoginia anche in contesti dove non fa granché figo farlo; assieme, sono colui che negli ultimi 5 anni ha vestito i panni dell'immigrato sotto 3 diverse bandiere (passando peraltro attraverso diversi episodi di discriminazione. Vorrei raccontarvi in particolare di una notte in un presunto civilissimo posto, dove approcciai le autorità locali per un piccolo problema, per finire poi accerchiato e sfottuto da un manipolo di energumeni in uniforme e manganello solo per causa del mio accento. Sarebbe però troppo lunga come storia; vi dico solo che mi ha insegnato a non perpetrare mai la discriminazione che ho subito).

Quindi ricapitoliamo: qui in trattoria c'è gente che si scalda perché non c'è posto, lo staff incasinato che non può fare miracoli, in più un gruppo di clienti accomodati che dà di matto perché "Che c***o di posto è quello dove si manda via la gente?!".
Un posto pieno, semplicemente. Vorrei dirlo ma rischio il linciaggio, fisico e morale.

Ora, come la prendereste se confessassi di essermi inventato tutto per spiegare con una semplificata metafora la mia opinione circa gli sbarchi in Italia?
Vorrei tanto che la mia terra natìa fosse una risorsa per tutti, ma in questo momento non è così. Non lo è nemmeno per me, che ogni 6 mesi sono costretto a trovarmi un'altra tavola, se il cielo mi assiste e il permesso di soggiorno pure. Senza interpellare la politica, starei prendendo in giro dei miei pari se dessi loro il benvenuto per poi abbandonarli alla sola cosa che può fornire questo posto: un magro pranzo di avanzi, sul pavimento.

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