venerdì 27 dicembre 2013

CINTURE NERE DA SALOTTO

Benvenuti alla sagra dell'ovvietà.
Un'ovvietà talmente tale che c'è bisogno di discuterne, conseguentemente alla presenza di chi ne disquisisce.

In mezzo ad una valanga di dati e datini, il Corriere riporta il magnanimo rincuorarci di Almalaurea circa il fatto che, comunque, una volta che si va a vedere chi fa cosa e per quale compenso, i laureati stanno meglio dei diplomati.
Ma che davero?

E' balzato in mente a qualcuno che sia solo l'effetto domino del fatto che, come appunto si enuncia già dal titolo, il valore delle lauree è diminuito?
Viene da dire che l'articolo andrebbe letto al contrario. La mia opinione, però, è che la crisi abbia solo diminuito il valore degli stipendi. Il valore delle lauree (cioè il riconoscimento che ne consegue a livello sociale e professionale) è diminuito a causa della loro "volgarizzazione". Va da sé che quando un qualcosa diviene patrimonio di molti, ne diminuisca il valore in termini di unicità/esclusività. E quando parlo di "volgarizzazione" ne faccio un discorso intellettivo, non sociale. Mi spiego: la democratizzazione dell'accesso agli studi sulla base della posizione sociale è stata una grande conquista, ma la democratizzazione dell'ottenimento delle lauree è stata una grande sconfitta nel momento in cui, per svariati corsi di laurea, il successo non è divenuto appannaggio delle menti più dotate del Paese, bensì un fattore sempre più sbilanciato verso la pedissequa applicazione di un metodo mnemonico in una determinata prospettiva temporale.

La medesima cosa successa col Karate, disciplina dove la cintura nera non certifica il valore combattivo del praticante, poiché è possibile raggiungere tale grado anche senza mai aver combattuto, solo imparando con una minima di decenza tutta una serie di esercizi di forma (chiamati "katà"). Il risultato? Una moltitudine di quelle che io definisco "cinture nere da salotto" e la grande perdita di appeal di una delle più storiche arti marziali.
Anche l'università nostrana partorisce troppe cinture nere da salotto, destinate a mostrarsi inconsistenti al primo vero combattimento. E quando su cento cinture nere anche solo un terzo sono di questo tipo, si passa a prendere sottogamba a priori anche le altre. Ecco spiegato perché in Italia un CV con la "cintura nera di Karate" oggi conti pressoché zero. Figuriamoci quelle di colori più chiari, cioè diplomi, post-diplomi e certificati vari: tutti trasparenti in un colpo.

La strada verso il miglioramento dovrebbe comportare, a mia umilissima detta, criteri di accesso all'università (o meglio ancora di positiva uscita dalla stessa) intellettivamente molto più restrittivi. Sulla linea di quel che Medicina è tanto in entrata quanto in uscita, per intenderci.
Può benissimo darsi che se così fosse stato a mio tempo, io non sarei mai giunto a scrivere Brillante laureato offresi. Magari sarei rimasto solo un brillante diplomato, chissà, ma certamente quel diploma di scuola superiore avrebbe avuto più valore di quanto ne possiede oggi, dove è percepito a prescindere come una cintura marrone che non si nega a nessuno.

3 commenti:

  1. Occhio, ché qui ti menano! :D Sono in tanti a pensare che l'espressione "diritto allo studio" della Costituzione comporti l'obbligo per l'Università di dare una laurea a chiunque la chieda. Forse fu un'espressione infelice quella dei costituenti? O forse infelice è la Repubblica che l'ha dovuta applicare: e l'ha applicata alla solita italica maniera.

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    1. Rimpiango i tempi in cui, almeno dalle mie parti, le aziende badavano alla sostanza. Molti miei amici che hanno fatto ragioneria (anni di nascita fino al 1982) 20 giorni dopo la maturità avevano già trovato il posto di lavoro a seguito di molteplici offerte delle aziende locali, che di propria sponte contattavano le scuole superiori. Quella era l'Italia che produceva.
      Ora invece, per fare il medesimo lavoro, si attenderebbe che i medesimi soggetti si laureassero in Economia e Commercio. Senza né che serva per l'incarico, né che chi recluta abbia chiara in mente la differenza fra un diplomato e un laureato.

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  2. Condivido totalmente il tuo post... pensando che pero´, allo stesso tempo, l´Italia e´ uno dei paesi UE con la percentuale di laureati piu´ bassa. A me sembra un po´ un paradosso ;)

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