giovedì 12 dicembre 2013

L'ARTE DI ESSERE INADATTI

Questo discorso non riguarda i disoccupati.
Tenetevi forte infatti, perché i veri inadatti un posto ce l'hanno.

Esatto. E il segreto del loro successo è che fanno troppa pena per essere estromessi.
Attenzione al punto fondamentale: fare pena. La medesima leva che persino Ligresti utilizzò per commuovere Nagel è arnese diffusissimo e funzionale.

Aziende in crisi, momento di licenziamenti in Italia come in altri Paesi.
E' da lodare chi ai piani dirigenziali si mette una mano sul cuore snobbando la massimizzazione del profitto, su questo non si discute. Soprattutto nelle PMI però, laddove i rapporti dirigenza/dipendenti sono molto più diretti e personali, sono stato testimone di una dinamica agghiacciante: chi fra i primi perde il lavoro è, paradossalmente, spesso nella cerchia dei più validi. Perché "Quello lì è uno bravo (e magari anche giovane, ndr) e di sicuro un altro posto lo trova". Il celebre "quell'altro", invece:
a) o "fuori di qui non troverebbe";
b) e/o "ha famiglia";
c) e/o "è nelle spese";
d) e/o "rischia di dar fuori di testa".

Chiaramente sui punti c) e d) vi è un sapiente lavoro di imbastimento del dramma pubblico da parte del soggetto in causa.
Il punto b) invece rimane assai dibattibile: con tutta la cautela dell'esternazione che sta arrivando, ma devo metter su famiglia per diminuire le mie chance di licenziamento?
Il punto a) è tutto da vedere.

Stringo la mano al datore di lavoro che nel 2013 ancora si pone scrupoli etici, a patto però che il percorso concettuale non si fermi a metà. La carità verso i bisognosi (veri o presunti, ci sarebbe da aprire un capitolo) è solo una faccia della luna. L'altra, la riconoscenza verso chi merita, se si vuole essere etici bisognerebbe evitare di abbandonarla sul lato oscuro del caro satellite, al fine di fermare la frequente ingiustizia contro coloro che, nonostante migliori prestazioni, si ritrovano dispensati.

Senza che si parli di legge della giungla, è un dovere tanto morale quanto economico evitare che si perpetui la spirale del "vittimismo come passepartout". Un cancro sociale che alla lunga condurrà chiunque a far di esso la chiave principale del proprio mazzo.

3 commenti:

  1. Il devastante effetto dell'impostazione basata sul "ma poverino": un paese sempre pronto a perdonare incompetenti e insipienti.

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    1. Sulla gestione degli inadatti, in base alla mia esperienza, credo che guardando l'Europa si possa tracciare una linea di demarcazione fra "gestione mediterranea" e "gestione nordeuropea". Alle basse latitudini vige il "ma poverino" come tu giustamente fai notare, altrove (io ho visto soprattutto in UK) pur essendo ben più garantisti di noi tendono a dividere nettamente adatti/inadatti. Non senza problemi, certo: in UK la gente che vive "on the dole" (assegni sociali) più per nullafacenza che altro è una piaga nazionale e c'è parecchio malcontento. Dove sta però la differenza? Sta nel fatto che, a differenza di quanto accade in tante parti del Sud Europa, esiste ancora un sistema che ricompensa il merito. Stipendi adeguati in base a ruoli/responsabilità e molto spesso anche un sistema di bonus e benefit in base ai risultati sono quello che ancora motiva i lavoratori a dare il meglio, nelle grandi realtà come nelle piccole imprese. Da noi questo manca ampiamente, specie nelle PMI. Un esempio banale: da noi spesso e volentieri la gerarchia aziendale è meramente divisa fra proprietari e dipendenti; nel mondo anglosassone basta invece conoscere una minima il dietro le quinte dello Starbucks all'angolo per avere uno specchio della società intera: ruoli ben divisi e ben definiti, con retribuzione in base a competenze e responsabilità.
      Il sistema perfetto non esiste e l'estero non è l'Eldorado che molti credono, OK...ciò non toglie che si abbia molto da cui apprendere dall'impostazione di quei sistemi per migliorare il nostro

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    2. Qui abbiamo risolto la questione del merito tempo fa: il merito non è esiste. Se esiste è quella cosa che io non ho ma che mi ricordo di nominare se tu non l'hai.

      Siamo sempre avanti...

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