martedì 25 marzo 2014

IL CUORE DI UN LAVORATORE ITALIANO

Un incidente ferroviario, un viaggio lungo il doppio e..un capotreno.
Cronaca di una domenica con disgrazia sfiorata. Laddove cade il mito dell'italiano fannullone.

E' domenica 23 marzo quando, come spesso accade, sono in Stazione Centrale a Milano in attesa dell'Eurocity Venezia-Ginevra. Un treno sempre stracarico, soprattutto di "pendolari a lunga gittata" come il sottoscritto, che prenotano i biglietti un paio di mesi prima per averli in offerta e nell'arco di un weekend macinano a/r quasi un migliaio di chilometri al solo scopo di riabbracciare i propri cari, la propria vita affettiva distante da quella lavorativa.

Succede che, a questo giro, il 19:25 da Milano entra in stazione con oltre 120 minuti di ritardo. Ore piccole assicurate, avendone davanti quasi 4 per arrivare a destinazione.
A Milano Centrale gli avvisi di ritardo parlano di persona investita sui binari poco fuori città. Suicidio, penso fra me e me, con quel misto di dispiacere per chi arriva ad un gesto del genere e risentimento per l'egoismo della medesima persona, in quel suo ultimo gesto che, mi chiedo sempre se per sfregio, creerà problemi (anche da non sottovalutare) a tantissime persone che non viaggiano per gioco.
Si parte, alla fine, e nel muoversi attraverso il traffico ferroviario alterato il ritardo si accumula ulteriormente. Ad un certo punto passa il capotreno.

Qualcuno si permette una battuta sul ritardo che lo fa infuriare.
"Senta, veda di non fare lo spiritoso, che qui oggi s'è sfiorata la disgrazia. Lo sa cos'è successo? E' caduto un palo sul treno e poteva rimanerci qualcuno. Oltretutto, sappia che se non era per me ci si fermava a Milano e stop; invece mi sembrava giusto farvi arrivare a destinazione, nonostante questo per me significhi dover lavorare da solo".

Laddove i più sono concentrati sul ritardo come disservizio, io trovo l'eroe della giornata. Uno che avrebbe potuto fermarsi -sbattendosene, anche visto che in Italia far straordinari spesso non vale la fatica- ma che invece per spirito di servizio ha deciso di proseguire, nonostante il doppio del lavoro e delle responsabilità. Che con circa 450 passeggeri, se le mie stime sono esatte, non è poca roba.

Questo suo senso del dovere ad alcuni avrà evitato ulteriori noie, ad altri veri e propri guai. Non c'è nulla di scontato quando si parla di chi fa la spola per motivi di lavoro, specie in tempi di crisi.
A nome mio e di quelli che avranno avuto il mio stesso pensiero: grazie.

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